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Bullismo e cyberbullismo, webinar dell’IC Petrassi di Vigna Clara

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Galvanica Bruni

Diminuisce l’età media dei ragazzi connessi online e aumentano i casi di cyber-bullismo, soprattutto a Roma. Per prevenire e contrastare queste forme di violenza, l’IC Goffredo Petrassi di Vigna Clara ha organizzato il webinar “NETIQUETTE, cosa e come scrivono i ragazzi in rete“.

La capitale è tristemente in cima alla classifica delle città con più casi di bullismo e cyber-bullismo: un ragazzo su due ne è stato vittima.

Secondo i dati emersi dall’analisi condotta dall’Osservatorio regionale e promossa dalla Regione Lazio, più della metà degli adolescenti ha subito episodi di violenza verbale o fisica, di cui il 41,5% ha meno di 13 anni. Il distanziamento sociale per la pandemia e l’utilizzo dei social hanno amplificato drasticamente il fenomeno.

Il ruolo della scuola

Di contro, grazie alla legge n.71 del 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyber-bullismo” e alla diffusione del “Manifesto della comunicazione non ostile” dell’associazione no-profit Parole O_Stili, le scuole hanno assunto un ruolo importante nella lotta a questo fenomeno e sono sempre più impegnate nell’organizzare attività di sensibilizzazione e sostegno degli studenti e delle famiglie.

A quest’ambito appartiene il webinar “NETIQUETTE, cosa e come scrivono i ragazzi in rete” organizzato dall’Istituto Comprensivo Goffredo Petrassi di Vigna Clara, al quale appartengono le scuole primarie di via Malvano e di via Zandonai e la secondaria di via della Maratona.

La diretta aperta a tutti si tiene oggi, martedì 16 febbraio, dalle 17 alle 18.30 sulla pagina Facebook della scuola. Interverranno la dott.ssa Patrizia Giordano, dirigente scolastico del IC G. Petrassi, l’avvocato Pasquale Russo, assessore alle politiche scolastiche del XV Municipio, e la dott.ssa Nicoletta Vulpetti, formatrice della Fondazione mondo digitale.

Le iniziative dell’IC Petrassi

“Durante il periodo di lockdown è aumentato il tempo che i ragazzi passano sui social, perché è un modo per non stare soli, per incontrare i compagni di scuola e gli amici e anche per apparire, ma sono molti i problemi che possono scaturire, soprattutto quando i momenti di frustrazione si traducono in violenze verbali”, ci spiega la prof.ssa Clara Rossi, referente per il contrasto al bullismo e cyber-bullismo.

“Quando uno di loro appare o fa qualcosa di diverso questo diventa un facilmente bersaglio di prese in giro e insulti e può iniziare a sentirsi lo zimbello della scuola, del quartiere o del centro sportivo. Denunciare, purtroppo, è difficile per molti di loro, perché possono sentirsi imbarazzati per non essere stati in grado di fronteggiare il problema oppure perché hanno paura delle ritorsioni”.

“La nostra scuola crede molto nell’importanza della prevenzione”, ci chiarisce la prof.ssa Claudia Caprile, membro della Commissione scolastica per il contrasto al bullismo e cyber-bullismo. “Ormai i dispositivi vengono messi in mano in età sempre più precoce e la socialità dei ragazzi è vissuta per la gran parte online, perciò bisogna rendere i ragazzi consapevoli dei potenziali percoli, dar loro gli strumenti per capire che quella è la trasposizione della vita reale su altri mezzi e che le offese e i rischi sono gli stessi”.

“Abbiamo lavorato in sinergia – continua la prof.ssa Caprile – per rendere la materia della Cittadinanza e Costituzione e in particolare della Cittadinanza Digitale partecipata e declinata alle varie discipline in modo trasversale, così da offrire agli studenti vari punti di vista su cui riflettere. L’obiettivo è fornire a loro e alle famiglie tutti gli elementi per far capire i segnali e gli strumenti per fronteggiare l’emergenza”.

I giovani che si affacciano al mondo della tecnologia e dei social vanno, quindi, sensibilizzati e aiutati, ma anche responsabilizzati. “La nostra azione deve essere a 360 gradi, li responsabilizziamo per incentivarli a capire. Vanno, infatti, aiutati anche il bullo, che spesso agisce così per un mostrarsi e senza una vera consapevolezza, e il testimone, che rischia di essere partecipe della violenza”, conclude la prof.ssa Rossi.

Giulia Vincenzi

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