Home ATTUALITÀ Fleming e Vigna Clara quartieri ipermotorizzati, ciao mobilità sostenibile?

Fleming e Vigna Clara quartieri ipermotorizzati, ciao mobilità sostenibile?

largo-vigna-stelluti

Dalla nostra lettrice Benedetta Rinaldi Ferri riceviamo e volentieri pubblichiamo una ‘lettera al direttore’ con opinioni e spunti di riflessione su quel che, secondo lei, è una ‘tara storica’ dei quartieri di Vigna Clara e Collina Fleming: il fatto che essi siano strutturalmente pensati e vissuti per l’automobile e si ritrovino in ciò ‘svantaggiati’ nella inevitabile transizione ecologica che pure si dovrà fare.

Il tema è la mobilità sostenibile di cui si sente sempre più bisogno, anche in questi quartieri “ipermotorizzati” e all’apparenza riottosi a traguardarsi oltre le quattro ruote.

“Caro Direttore, ancora qualche anno e la necessità di una transizione verso stili di vita decarbonizzati non ammetterà più contraddittorio. Tra questi v’è la mobilità sostenibile e integrata, la cui urgenza ecologica è avvertita da fasce sempre più ampie della popolazione, soprattutto giovanile.
Parliamo di biciclette, monopattini, e poi di tram, autobus e vagoni metro per ospitarli, capaci di collegarci ai nodi sensibili della città (Prati, Centro Storico e linee metro).

Mi chiedo però come Vigna Clara e Collina Fleming possano avviare un percorso di tal sorta. Trattandosi di quartieri strutturalmente legati all’automobile, il caso potrebbe rivelarsi infatti tra i più complessi della capitale.

Non mi riferisco con ciò alla morfologia collinare, che pure pone qualche problema. Eccezion fatta per l’area attorno a Via Cortina d’Ampezzo, i dislivelli di Vigna Clara e Collina Fleming sono tutto sommato a portata di pedalata (sicuramente quella assistita!): 20 metri da Corso di Francia a Piazza dei Giuochi Delfici, 15 a Piazza Monteleone da Spoleto.

Nemmeno l’insularità delle nostre zone – comprese tra il Tevere, il versante meridionale di Monte Mario, le aree parzialmente edificate intorno a via Flaminia Nuova e l’area dei campi a ovest di Tor di Quinto – consentono di ritenere che l’automobile costituisca un destino inaggirabile: basta attraversare il fiume per trovarsi in un quartiere semi-centrale.

Credo in realtà che l’iper-motorizzazione dei nostri quartieri sia frutto di un’abitudine sociale e di un’inerzia politica. Nati e pensati negli anni del trionfo ideologico dell’utilitaria (1950-1965), Vigna Clara e Collina Fleming  ospitano da sempre una classe sociale capace di accedere a una o più automobili per nucleo familiare e, per quel che qui interessa, desiderosa di possederle e di utilizzarle come il mezzo della propria indipendenza.

Si tratta di un dato di costume affatto banale: caratteristico di una media borghesia benestante negli anni della prima motorizzazione di massa del paese (1950-1970), si ritrova oggi nella densità di SUV, smart e minicar o più semplicemente nella formula diffusa di due automobili per nucleo familiare (esclusi i mezzi a due ruote).

La differenza sta in ciò: se ieri la tendenza alla motorizzazione costituiva una novità priva di controindicazioni, oggi l’esperienza di mobilità selvaggia, aria avvelenata, danno all’ambiente e allo stare insieme, la stessa assenza di un desiderio politico di miglioramento, testimoniano di quanto il problema abbia a che vedere con un’abitudine più che con la necessità imposta dai luoghi.

Questione di status, cultura borghese, educazione? Sarebbe interessante discuterne.
Esistono beninteso tendenze più positive. L’amore per lo sport outdoor, la diffusione sempre più evidente del biking e del running, il successo di locali lontani dalle lamiere – il Tree Bar a viale Tiziano o il Magick sul lungofiume per esempio – sono a loro modo il segno di un desiderio di ricomposizione con l’ambiente urbano. Si tratta tuttavia di attività per il tempo libero e quindi parentesi che, esprimendo una preoccupazione perlopiù individuale, confermano l’assuefazione collettiva a una quotidianità a combustione fossile.

Si obietterà che il trasporto pubblico di Roma Nord non consente l’abbandono dell’auto. Questo é vero solo in parte. Chi scrive é ancora nei venti ma ha fatto in tempo a vedere corse di autobus ragionevolmente frequenti (salvi il 446 e il 223 ovviamente), con una platea di utenti rimasta invariata in numero e qualità rispetto alla condizione disastrosa di oggi.

Sia come sia il tema é vasto e io ho già abusato della sua attenzione. Le avrei voluto dire anche delle iniquità di un siffatto regime, ma sarà per un’altra occasione. Le affido per il momento la mia ipotesi e le mie domande, sperando che possano trovare, se non una consonanza, un riscontro. Nell’attesa, Le porgo i miei migliori auguri e La saluto cordialmente.”
Benedetta Rinaldi Ferri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

10 COMMENTI

  1. Nelle righe della missiva di Benedetta Rinaldi Ferri c’è molto materiale su cui cittadinanza e amministratori dovrebbero riflettere; speriamo di essere in grado, ciascuno nel suo ruolo, a dare un proprio contributo per trasformare usi e costumi dei nostri quartieri verso standard più sostenibili e vivibili.

  2. Si tratta considerazioni che nascono da pie illusioni. In primo luogo Roma è un unicum e non segue le logiche di molte altre città. A Roma non si possono riprogettare i quartieri togliendo spazio alle auto per farne a biciclette e monopattini, non si può scavare e si ha un fattore dell’equazione inesistente altrove: il romano. Con buona pace della lettrice, quindi, Roma è e continuerà ad essere com’è, con piccole variazioni, quando altre città saranno già cambiate. Capisco l’ardore dei vent’anni, la convinzione (errata) che i propri convincimenti possano cambiare le cose, ma la realtà è altra e chi non se ne rende conto è destinato unicamente a soffrire una delusione tanto più forte quanto più inconsapevole è la propria realtà mentale.

    • Non è vero che “a Roma non si può scavare”. E’ solo un po’ più difficile farlo, ma non impossibile. I cantieri della metro C davanti al Colosseo lo dimostrano. La verità è che a Roma “non si vuole scavare”, anche per i motivi molto ben esposti da Benedetta Rinaldi Ferri. Finché considereremo certe idee come “pie illusioni” saremo condannati a vivere non in una capitale europea ma in un suk mediorentale. Per fortuna ci sono persone come Benedetta. Svegliamoci, una buona volta!!

    • Io non capisco questi toni così drastici. Tra la metropolitana di Londra e i gli sterrati di Roma c’è un universo di possibilità. A Berlino – vale a dire: una città senza centro storico e senza disegno, nemmeno particolarmente ricca – mescolano metropolitane, ferrovie sopraelevate e biciclette. E basta superare Ponte Milvio – a un passo dalla pista ciclabile del lungofiume, che a sua volta potrebbe arrivare a cingere il quartiere fino alla Stazione di Vigna Clara – per ritrovare quel resta della Roma dei tram e provare a immaginare cosa si potrebbe ricreare.
      Pretendere che il destino sia già segnato è, nel migliore dei casi, una pigrizia mentale. Nel peggiore, il segno di una volontà di conservazione che non dice il suo nome.

  3. Felicissimo che qualcuno stia continuando a porre il problema della mobilità di quartiere. Vorrei sottolineare che una possibile soluzione già esiste: una ferrovia quasi pronta, ma bloccata da fantomatici personaggi che preferiscono affacciarsi dal balcone di casa e vedere una trincea abbandonata al degrado piuttosto che una struttura funzionale a tutti e sicuramente più sorvegliata. Come ho già detto in altre occasioni, probabilmente sono abituati a vivere nel degrado, perché non vedo altre possibili spiegazioni. Ma noi no.
    Cordialissimi saluti

  4. A Roma le metropolitane non si fanno principalmente per l’incompetenza e la corruzione delle varie amministrazioni che ad oggi si sono succedute. Per quel che riguarda la mobilità di Vigna Clara e Fleming, ci sarebbero due soluzioni a portata di mano: la ferrovia Vigna Clara Ostiense e la ferrovia Roma Nord; per la prima occorre vincere la testardaggine dei quatto gatti che ancora vi si oppongono e l’elettrificazione del secondo binario fino a Valle Aurelia, mentre per la seconda serve un potenziamento e l’istituzione di un servizio navetta con le stazioni Piazza Euclide e Tor di Quinto. A differenza del sospirato prolungamento della metro C, questi mi sembrano due obiettivi alla portata anche di amministrazioni scalcagnate come quelle del Comune di Roma e della Regione Lazio. Per quel che riguarda le biciclette, abbiamo già una pista ciclabile facilmente raggiungibile che ci porta in centro (Lungo Tevere).

  5. dovevano fare il pup il parcheggio sotterraneo a largo di vigna stelluti ed invece i soliti hanno bloccato tutto… la stazione di vigna clara.. idem.. il pont si vigna stelluti a via nitti.. mai pervenuto.. il sottopassaggio di corso francia progetto fantastico..nulla…. alberi sempre meno … immondizia sempre piu… di che parliamo?

  6. In qualsiasi città dal mondo, da Londra a New York, da Parigi alla piccola Bilbao, da Lisbona ci si riesce a muovere agevolemnte, per tutta la città a qualsiasi ora del giorno e della notte. A Roma no. Le metropolitane sono solo centripete e non hanno una funzione ad “anello”intorno al centro, gli autobus (spesso malandati) sono pochi e strapieni ed il servizio taxi è uno dei più cari ed inefficienti che ci siano. Come se pagare l’auto, pagare bollo benzina ed assicurazione fosse uno sport… d’altronde in una città in cui, in presenza di affollamenti festivi, la soluzione è chiudere le stazioni centrali della metropolitana… di che parliamo, di mobilità? le alternative al traffico privato vanno prima offerte, poi (se necessario) imposte.

  7. Concordo con Filippo e Mauro quando dicono che, in tema di mobilità, una delle soluzioni è l’apertura della Stazione di Vigna Clara. E’ notizia di oggi che uno dei dieci progetti da presentare al Governo da parte del Campidoglio per usufruire del Recovery Fund é la chiusura dell’Anello Ferroviario di Roma con uno stanziamento di 547 milioni di Euro. Speriamo che il 2021 sia l’anno della riscossa per l’intera capitale.

    Cristina Tabarrini
    Presidente Comitato Un Anello per Roma

  8. Cara Benedetta, a integrazione della tua analisi preliminare ci metterei anche la possibilità che è stata data, soprattutto nei primi anni 80 del ‘900, di trasformare i garage seminterrati dei condomini in magazzini e locali commerciali, favorendo la speculazione edilizia a scapito del suolo pubblico, cioè di tutti i cittadini. Per quanto riguarda l’oggi, purtroppo le cause principali sono già state dette: Stazione Vigna Clara, Anello Ferroviario, mezzi pubblici scarsi, ponte Vigna Stelluti – Via Nitti, e altro ancora. Vorrei però aggiungere un elemento che ha un forte impatto sull’area Vigna Stelluti – Giochi Delfici ed è la irrazionale regolamentazione della viabilità, resa caotica e contraria all’inquinamento ambientale a seguito di assurdi sensi di marcia e divieti in tutto il quartiere. Con il Prof. Ombuen, noto urbanista, avevamo elaborato una revisione di tutta la segnaletica e quindi del flusso veicolare, revisione che, se adottata, avrebbe portato benefici sia al territorio che alla salute dei cittadini (e al fegato degli automobilisti!). Purtroppo persone a te note non lo hanno mai preso in considerazione. Potrei aggiungere altre considerazioni e suggerimenti; chiudo solo con una domanda: perché ci troviamo con due quartieri che non hanno le strisce blu, ma parcheggi liberi per tutti? Si ha paura di dare fastidio a qualche categoria? Grazie per l’attenzione.
    Marino Missirini
    Residente a Vigna Clara

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome