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Ponte Milvio e la rete di Areti

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È l’uovo di Colombo, la soluzione ad ogni situazione critica, la panacea per i mali della nostra città. La rete arancio da cantiere, la più rivoluzionaria e strabiliante invenzione degli ultimi cent’anni.

Una gamma di polimeri che formano, senza nodi, una resistentissima rete con buchi di ogni forma: quadrati, rotondi, ovali, ad ellisse; flessibile e “performante” in grado di essere messa dovunque: pochi metri o chilometri. E può rimanere sul posto mesi, anni, decenni.

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Si apre una voragine? Nessun problema basta recintarla. C’è un marciapiede ammalorato? Viene subito guarito con la rete. Un’azienda di servizi ha un tombino rotto? E che problema c’è? Basta recintarlo, et voilà il gioco è fatto.

E’ quel che accade di questi tempi a Ponte Milvio. Da oltre un mese, facciamo pure un mese e mezzo, al centro della carreggiata, all’altezza del fermata del bus, proprio sotto il semaforo (tre fattori che aggravano la situazione) un tombino ammalorato è in attesa di essere curato. Da chi?

Dalla società Areti SpA, società 100% di Acea, il cui compito a Roma è gestire la rete elettrica servendo oltre 1,6 milioni di punti di consegna. Ma suo anche il compito di mantenere in buon stato i tombini di proprietà che accedono ai cavi.
Peccato che, almeno a Ponte Milvio, non lo faccia.

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