Home ATTUALITÀ Marilena Abbatepaolo: “Essere sordi ai tempi del Coronavirus, incubo nell’incubo”

    Marilena Abbatepaolo: “Essere sordi ai tempi del Coronavirus, incubo nell’incubo”

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    Ci rivolgiamo a voi per mettere in risalto un problema che la comunità sorda italiana incontra e incontrerà nella vita quotidiana. Fra non molto si rientrerà alla normalità con l’obbligo dell’uso delle mascherine sia nei luoghi pubblici che privati, comportando un aumento dell’indice di disagio sociale, in quanto per noi rappresentano una considerevole barriera di comunicazione”.

    Inizia così la lettera che il Presidente di Emergenza Sordi APSLuca Rotondi e Marilena AbbatepaoloDirigente Scolastico  dell’Istituto Comprensivo Statale”La Giustiniana” in Via Giuseppe Silla, hanno scritto e inviato al Governo pochi giorni fa per sensibilizzare le Istituzioni sul tema “mascherina trasparente”: un impegno incisivo e concreto a favore delle persone non udenti che preveda la produzione e la distribuzione di dispositivi di sicurezza adeguati e certificati.

    L’appello al Governo

    Quello che la Preside de La Giustiniana e il Presidente di “Emergenza Sordi APS” chiedono, indirizzando l’appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a diversi Ministeri, al Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli e al Commissario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, è la dotazione di mascherine trasparenti certificate che permettano di leggere le labbra, da utilizzare dai non udenti in luoghi pubblici e privati, comprese scuole e università.

    Chiediamo che questa scelta non sia affidata alla bontà del singolo” – come per altro è avvenuto finora – “ma che sia fatta dall’Italia stessa e da voi, nostri rappresentanti.”

    Per i non udenti l’emergenza Coronavirus ha di fatto compromesso una realtà già di per sé molto complessa trascinando le persone sorde in un vero e proprio incubo: l’adozione di mascherine protettive indossate dalla popolazione per ridurre il contagio da Covid-19 impedisce la lettura delle labbra fondamentale come supporto per comprendere quello che l’altro dice.

    Al tempo del Coronavirus anche le semplici azioni quotidiane diventano per i sordi fonte di disagio e stress: fare la spesa, andare dal medico, sbrigare pratiche amministrative in un ufficio pubblico, tutto diventa davvero complicato, come d’altronde Marilena Abbatepaolo, non udente dall’età di sedici anni, aveva raccontato a VignaClaraBlog.it già un mese fa:

    Essere sordi al tempo del Coronavirus

    Essere sordo ai tempi del Coronavirus è un incubo nell’incubo. Noi sordi leggiamo le labbra per aiutarci a sentire. Anche se abbiamo protesi acustiche o impianti cocleari o anche se conosciamo la LIS, la lettura labiale è per noi fondamentale come supporto per comprendere quello che l’altro dice. Di questi tempi una qualunque situazione di vita da gestire con le mascherine diventa per noi un vero e proprio incubo” – aveva spiegato alla nostra redazione Marilena per aiutarci a capire cosa prova un non udente in questi giorni segnati dall’emergenza e da mascherine protettive.

    I non udenti vedono solo mascherine che parlano. Con chi o di che cosa non possono saperlo. Vivere al tempo del Coronavirus per un sordo significa chiedere continuamente al proprio interlocutore di poter abbassare la mascherina per poter leggere le labbra e comprendere l’informazione, azione che aumenta il rischio di contagio e mette a repentaglio la salute di entrambi.

    Quello che Rotondi e la Abbatepaolo chiedono è proprio di non tornare indietro, di proseguire un percorso che, seppur faticoso, ha permesso alle persone sorde di raggiungere degli obiettivi importanti; un processo sociale e di inclusione che non può essere interrotto proprio oggi da una mascherina.

    “Siamo riusciti a superare alcuni ostacoli con grande fatica e tanto lavoro; oggi proviamo nuovamente quel dolore, ci sentiamo esclusi ed emarginati all’interno di una società che vede la nostra disabilità come una zavorra invece che come una risorsa. Questa condizione va contro il principio di uguaglianza sancito e disciplinato dall’ art. 3, con i suoi commi, della Costituzione Italiana e calpesta i nostri diritti di cittadini italiani. Chiediamo, quindi, che siano rispettati.” – ha commentato Rotondi, da sempre impegnato per l’inclusione dei non udenti in ambito emergenziale.

    Nella lettera inviata al Governo [per leggerla cliccare qui] viene richiamato anche l’art.11 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con la Legge n.18 del 2009 che riguarda appunto “Le situazioni di rischio ed emergenze umanitarie” e rivendica il diritto della comunicazione inclusiva con le persone sorde nei vari ambiti, anche con l’uso di mascherine.

    Una battaglia nella battaglia, portata avanti a nome di tutti i non udenti, compresi bambini e ragazzi sordi che oltre a poter leggere il labiale chiedono di essere ascoltati: “La mascherina trasparente è un accessorio il cui costo economico è irrilevante di fronte al notevole impatto psicologico positivo che otterrebbe. Tutti noi disabili e non, nessuno escluso in particolar modo i bambini, riusciremmo a vedere il sorriso dietro una barriera che inconsapevolmente ci allontana l’uno dall’altro.” – si legge nella lettera inviata al Governo e che alleghiamo all’articolo.

    La produzione di mascherine trasparenti

    Fortunatamente, gli appelli che la Preside di Roma Nord aveva fatto nei mesi scorsi non sono stati vani, e molte aziende private, raccolto l’invito, hanno iniziato a fabbricare mascherine trasparenti, in alcuni casi scegliendo di riconvertire la propria produzione.

    Le mascherine trasparenti dovrebbero essere distribuite e utilizzate in tutti gli uffici, gli enti e quanti si occupano di servizi pubblici. Ovviamente anche nelle scuole. L’uso di dispositivi di sicurezza trasparenti agevolerebbe il dialogo empatico tra studenti e docenti. Personalmente credo che questo tipo di mascherina, oltre ad essere un mezzo di integrazione della persona sorda, abbia la forza di restituire a tutti umanità attraverso il riconoscimento del volto e del sorriso dell’altro.”

    “Non sappiamo nulla di certo sui tempi, ma se dovremo portarle a lungo, credo sia giusto conservare umanità. È per questo che, dopo le iniziative private tutte davvero ammirevoli, ora siamo qui a chiedere al Presidente del Consiglio e a quanti possono intervenire che le mascherine trasparenti siano inserite nel protocollo di sicurezza.” – ha chiarito Marilena Abbatepaolo che già un mese fa, quando ancora si parlava soltanto di una futura fase 2 dell’emergenza Coronavirus chiedeva una procedura condivisa di distribuzione di mascherine trasparenti e di non lasciare che tutto fosse affidato alla bontà del singolo individuo.

    Ludovica Panzerotto

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