Home CRONACA Cesano, 101 candeline per nonna Carmela: ecco la sua storia

Cesano, 101 candeline per nonna Carmela: ecco la sua storia

Nonna Carmela, 101 anni portati splendidamente, ci racconta via skype la sua storia...

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Per preparare il cous cous ci vuole molta pazienza e molto tempo, sono passaggi lunghi. Noi lo facevamo a mano, chicco per chicco, mica come ora. Lo condivamo con la carne di agnello e le verdure. La ricetta era un misto tra quella araba e quelle ebraica e poi ci aggiungevo il mio tocco personale …

Il cous cous di Nonna Carmela non si batte, il procedimento è lungo e gli ingredienti sono tanti ma il segreto è tutto lì: nella sua storia, nelle tappe della sua vita, nel lungo viaggio di un’esistenza che da un piccolo paesino dell’entroterra siciliano l’ha portata fino a Giordani, l’attuale An Nasiriyah in Libia, poi a Tripoli, e poi di nuovo in Italia, prima Napoli, poi Milano e poi come ultima tappa Cesano di Roma.

Nonna Carmela ce l’ha raccontata proprio così la sua vita, snocciolando ad uno ad uno i racconti sulla sua famiglia, della sua infanzia, del suo unico e grande amore; ricordando le tappe salienti del suo lungo viaggio, ricordi lontani ma sempre vivi e ben custoditi, proprio come si custodiscono i segreti di una lunga e complessa ricetta di cucina.

Mettiamo insieme i ricordi

Carmela Buscemi, 101 candeline spente appena quattro giorni fa, nasce a Calascibetta, in provincia di Enna, il 2 aprile 1919 da mamma Vincenza e papà Vincenzo.

famiglia di carmelaSeconda di nove fratelli, Carmela, che oggi vive a Cesano con la famiglia di suo figlio, trascorre la giovinezza nel suo piccolo paese natio, situato proprio al centro della Sicilia, e proprio lì, in quel centro abitato dal nome di origine araba che indica il monte su cui si erge, Carmela conosce il grande amore della sua vita, Umberto.

Come nelle più classiche storie d’amore di un tempo anche la loro all’inizio è scandita solamente da gesti affettuosi e sguardi scambiati da dietro una finestra e poi, quando Umberto parte per il militare, da una lunga corrispondenza epistolare.

Ogni due giorni scrivevamo una lettera e la inviavamo. Ci mettevano dai due a sei giorni ad arrivare, erano lunghe, ci raccontavamo tutte le nostre giornate, e quando potevamo aggiungevamo qualche foto” – ci racconta via skype nonna Carmela, facendoci vedere con le mani quanto fossero grandi i fogli scelti per scrivere.

La guerra e un matrimonio da favola

Nel 1939 all’età di vent’anni anche Carmela si allontana dal suo paese d’origine e si trasferisce con la sua famiglia a Giordani, in Libia, e proprio lì solo un anno dopo, ottenuto un congedo militare, Umberto la raggiunge e la sposa.

È stato un bellissimo matrimonio, ha visto le foto? Avevo un meraviglioso abito bianco cucito a mano da una sarta e anche mio marito era molto elegante, aveva anche il papillon.

carmela da giovaneMa Umberto subito dopo riparte, sono gli anni della seconda guerra mondiale, sconta la prigionia e solo dopo dieci lunghissimi anni torna a prendere la sua sposa e si trasferiscono a Tripoli, in “Sciara Giuseppe Giusti 19” dove oltre alla loro casa, costruiscono anche la loro famiglia. Nel giro di poco tempo nascono i loro tre figli, Anna, Enza e Maurizio che a loro volta, più tardi, renderanno Carmela, nonna di tre nipoti.

L’importanza della famiglia

Carmela quegli anni li ricorda molto bene e li racconta con una lucidità da far invidia: seduta sul divano di casa, dove dice di stare benissimo “altrimenti se non sto bene me ne torno a casa mia, tanto una casa io ce l’ho, sa!” coccolata dai nipoti Martina e Danilo, da suo figlio Maurizio e dalla nuora Emanuela “che è l’unica della famiglia che ha imparato la ricetta originale del cous cous e lo sa fare come una volta”, ricorda persino quanto grandi fossero i suoi terrazzi nella casa di Tripoli; ci dà le misure così “ci rendiamo meglio conto”.

La famiglia di Carmela è sempre stata numerosa e, non appena era possibile, si trovava il momento per stare tutti insieme, seduti intorno ad una tavola apparecchiata o al mare, sulle immense spiagge africane dalla sabbia bianchissima.

la grande famiglia di carmelaMa nel luglio 1970, dopo il colpo di stato di Mu’ammar Gheddafi, la famiglia di Carmela e Umberto è costretta a rientrare in Italia: passa per Napoli, al campo profughi “Canzanella” e poi approda a Roma dove Carmela prende il diploma di quinta elementare e torna a lavorare; ma proprio per lavoro è costretta nuovamente a spostarsi, questa volta a Milano.

Lavoravo alle Poste e facevo avanti e indietro con Roma perchè vivevamo lì. Ho fatto tanti mestieri nella mia vita, c’era bisogno di aiutare la famiglia. Quando eravamo ancora a Calascibetta, da ragazzina, facevo la bambinaia ad una famiglia di un possidente del paese, poi aiutavo mio papà nei campi, facevo la contadina. Ma soprattutto sono stata e sono tutt’ora una grande sarta. Cucivo camicie e pantaloni, e quando ero a Tripoli facevo a mano le divise dei netturbini” – racconta nonna Carmela mostrandoci dalla piccola telecamera del pc una “mandiglia”, la mantella di lana fatta ai ferri.

Una volta a Roma…

Carmela e Umberto con i sacrifici di una vita, costruiscono una piccola casa a Sutri, nel viterbese, “la casetta delle vacanze”, l’orto …

I legami familiari per Carmela sono sempre stati fondamentali, tradizioni tramandate da “padre in figlio” fino ai nipoti e bis nipoti: “Siamo tanti, ho nove fratelli e tantissimi nipoti sparsi per il mondo. Solo a Roma siamo circa una trentina; ci riuniamo sempre nelle grandi occasioni, la mia famiglia e quelle delle mie due sorelle Maria e Teresa, ma se fossimo tutti non basterebbe una casa.”

la grande famiglia Carmela, che di anni ne dimostra almeno venti in meno, ci racconta del suo compleanno appena passato, della crostata che sua nipote Martina le ha preparato per festeggiare, delle giornate passate in casa. A lei, l’emergenza Coronavirus giustamente non sfiora nemmeno, ma certo una giusta preoccupazione ce l’ha, e ce la confida con tutta la tenerezza che una nonna può trasmettere:

“Spero solo che i supermercati restino aperti, perché da mangiare non deve mai mancare; ci va mio nipote a fare la spesa, io resto in casa. E poi i parrucchieri, chissà quando riapriranno …” – ci confida preoccupata nonostante la sua acconciatura perfetta.

I segreti di nonna Carmela

Nonna Carmela non è affatto meravigliata di dover parlare con noi attraverso uno schermo, così prima di salutarci ci racconta ancora qualcosa, curiosi di farci svelare segreti preziosi sulla longevità:

Mi è sempre piaciuto cucinare, il cibo è convivialità, unisce, permette la condivisione; oltre al cous cous le mie ricette migliori sono quelle delle “Cuffitelle”, un dolce tipico del mio paese in Sicilia. preparato con i fichi e la frutta secca, il torrone alle nocciole e le verdure ripiene. Per prepararle si può usare qualunque tipo di verdura, basta metterci la carne dentro, friggerle per bene e poi passarle in forno ….”

È a questo punto però che Carmela ci confida la regola principale per vivere a lungo e in forma come lei …

Per stare bene, bisogna “guardarsi la bocca”, è necessario cioè mangiare bene e bere poco. Massimo un bicchiere di vino a pasto, non di più. E poi non bisogna giocare a carte con i soldi …

Non aggiunge altro nonna Carmela ma è dal suo sguardo vispo e da quell’ultima frase che ci confida quasi sottovoce “Voi la nostra vita non la sapete apprezzare” che abbiamo la certezza che di segreti per vivere una vita come la sua ce ne siano ancora molti, ma che, giustamente, non possano essere svelati.

Ludovica Panzerotto

1 commento

  1. Bellissima storia della sig.ra Carmela mia vicina di casa a Tripoli,una signora di una longevitá immensa, é SEMPRE stata una Donna forte e battagliera.Lunga vita Alla SIGNORA CARMELA GRANDE DONNA.

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