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Coronavirus, nuovi orari commercio: stop alle 19 e domenica alle 15

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Galvanica Bruni

Emanata questa sera dalla Regione Lazio l’ordinanza che regolamenta l’apertura degli esercizi commerciali, stabilendo nuovi orari limite per le aperture e le chiusure serali e della domenica che saranno in vigore dal 18 marzo al 5 aprile.

Obbligo per i gestori di contingentare gli accessi della clientela, garantire gli spazi interpersonali e sanificare i luoghi di lavoro. In sintesi, stop ai supermercati H24 e no a lunghi spostamenti per andare a fare acquisti.

Continua a leggere sotto l‘annuncio

Il provvedimento – firmato dal vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, dopo essere stato concertato con gli assessori al Lavoro Claudio Di Berardino e allo Sviluppo  Economico, Commercio e Artigianato Paolo Orneli – è motivato dall’attuale emergenza sanitaria ed è finalizzato a tutelare la salute dei lavoratori del settore del commercio (contenendo il periodo i cui si trovano a lavorare a contatto del pubblico) e a garantire la loro mobilità, in seguito ai provvedimenti di limitazione degli orari del trasporto pubblico.

Il provvedimento, frutto di un tavolo di confronto con le parti sociali, coniuga le tutele dei lavoratori, le esigenze dei cittadini e quelle delle aziende.

L’ordinanza è rivolta a tutti gli esercizi la cui apertura è attualmente autorizzata (ossia quelli elencati nell’allegato 1, del DPCM dell’11 marzo 2020 – vedi in calce), fatte salve le farmacie e parafarmacie sui cui orari non interviene, e invita anche espressamente i cittadini a effettuare spostamenti motivati dall’acquisto di generi di prima necessità più brevi possibile; no, quindi, a lunghi spostamenti per recarsi a fare spese in esercizi commerciali lontani da casa o dal posto di lavoro.

Questi i nuovi orari di apertura al pubblico previsti dal provvedimento:

dal lunedì al sabato: apertura alle ore 8.30 e chiusura obbligatoria di tutti gli esercizi commerciali entro le ore 19.00;

la domenica: chiusura obbligatoria di tutti gli esercizi commerciali entro le ore 15.00.

Il provvedimento ribadisce, inoltre, che i gestori delle attività commerciali aperte devono garantire l’accesso agli esercizi con modalità contingentate e che comunque permettano di evitare assembramenti, in modo che sia garantita la distanza interpersonale di almeno un metro pena, come sanzione, la sospensione dell’attività in caso di violazione.

In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, gli esercizi dovranno essere chiusi. I gestori dovranno inoltre “garantire e incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, adottando protocolli interni di sicurezza e ricorrendo a qualsiasi dispositivo utile a limitare le forme di contagio”.

L’ordinanza è consultabile cliccando qui ed è in vigore dal 18 marzo fino al 5 aprile 2020.

Allegato 1 al DPCM 1 marzo: elenco attività commerciali autorizzate ad aprire alle quali, ad eccezione di farmacie e parafarmacie, ora si applicano i nuovi orari

Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

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10 COMMENTI

  1. Lettera aperta al Presidente della Regione Lazio
    Lungi da me ogni intenzione di incitare alla disobbedienza ai provvedimenti delle autorità. Sono nato ai tempi di “Credere, obbedire, combattere” e credo che questo slogan fascista possa essere rispolverato in questo drammatico momento. Ho una mentalità che mi porta a rispettare tutte le norme di ogni tipo, al rispetto dei patti. Sono fiero di essere italiano perché stiamo dimostrando al mondo che gli italiani, in caso di necessità, sanno rispettare le leggi più degli altri.
    Non sono d’accordo, però ,sul provvedimento firmato dal vice Presidente, che limita gli orari di apertura dei negozi compresi quelli di alimentari. Il provvedimento, si dice nella motivazione, “coniuga tutela dei lavoratori, esigenze dei cittadini, e quelle delle aziende”.
    Cominciando dalla tutela dei lavoratori. Come al solito i sindacati tutelano solo i lavoratori già occupati e non tengono conto che orari prolungati e festivi aumenterebbero l’occupazione in un momento così difficile.
    Esigenze dei cittadini. Quali? Se ora sono costretti a fare lunghe file ai supermercati. Al supermercato di via Flaminia Vecchia ieri, in orario non di punta, ho fatto mezz’ora di fila. Mi è andata bene perché stamattina la fila era ancora più lunga. I provvedimenti, secondo la giurisprudenza , devono essere motivati non genericamente.
    Infine le aziende. Mi risulta che quelle della grande distribuzione non siano affatto favorevoli, mentre le piccole aziende,i negozi di prossimità, peraltro utilissimi, traggono vantaggio da questo provvedimento .Non hanno file all’ingresso perché praticano prezzi più elevati e accessibili
    solo a chi ha possibilità economiche.
    Quindi, caro Zingaretti, mi devi precisare se condividi il provvedimento , ricordo firmato dal tuo Vice. Se non lo condivi pienamente lo devi modificare o abrogare nel tuo ( nel nostro)stesso interesse prima che qualche parte politica cavalchi la protesta che già sta montando sui social. Non aggiungiamo alti disagi ai cittadini già provati da tante limitazioni!
    Confido nel tuo buon senso e nella tua rara virtù di riconoscere “Abbiamo sbagliato”.
    Cordialmente Paolo Fenizi

  2. Per ridurre (od evitare) l’affollamento si riducono gli orari di apertura? La logica dice che invece sarebbe utile allungarli per meglio diluire le presenze… francamente sfugge la ratio di questo provvedimento.

  3. Come volevasi dimostrare! Il mio appello alle autorità (compreso il premier Conte) a ripristinare i vecchi orari per supermercati dopo le restrizioni ,che hanno contentato i sindacati (ma perché non assumere altri cassieri?) e scontentato milioni di consumatori, ha avuto ampia risonanza. Il sito Post dà l’annuncio di una petizione popolare e Il quotidiano “La Verità”, solito per cavalcare le proteste popolari , dedica al problema il titolo principale a caratteri di scatola. Critiche anche su Il Foglio.
    Per seguire le indicazioni di Landini, per certi aspetti sacrosante come la tutela sanitaria dei cassieri, il Governo e certe forze politiche rischiano un clamoroso autogoal. Ricordo però che i sindacati avevano iniziato la battaglia per la limitazione di orario ancora prima dell’epidemia. File così, anche per via del distanziamento non le ho viste neanche durante l’ultima guerra .Aggiungere disagi inutili e controproducenti a quelli che la popolazione già sopporta con spirito eroico, senza rassegnazione ma con la speranza che ce la faremo, è sconcertante.

  4. @Paolo Fenizi,
    ci corre “l’obbligo” di aggiungere qualche elemento che sembra non essere stato considerato, chi ha esperienze lavorative come dipendente o come operaio sa bene, conosce bene il proprio ruolo all’interno dell’azienda o dell’ufficio ma conosce anche il ruolo degli altri suoi colleghi, una moltitudine di persone che lavorano per produrre o fornire un servizio.
    Come tutti sanno la produzione di un bene o l’erogazione di un servizio in Italia comportano oltre che professionalità riconosciute, tutta una serie di azioni e di interlocutori che operano con la finalità di offrire un prodotto o un servizio nel rispetto contemporaneamente della qualità del prodotto o servizio e nel rispetto delle copiose normative “cosiddetta Burocrazia” specifiche del settore sia produttivo sia per i servizi, basati legati al rispetto dei valori condivisi di tutela del cittadino o anche del consumatore.
    L’ammontare di queste normative comporta costi in termini reali, soldi che da qualche tempo portano l’Italia e l’Occidente tutto, fuori mercato, cioè costo dei beni e dei servizi italiani superiore rispetto a quanto propongono le cosiddette nuove economie.
    Sta di fatto che al fine di garantire la salute pubblica per tutti cioè il diritto alla salute, che sempre in Italia è affidato ad un SSN tra i migliori al Mondo, ad ogni cittadino vanno garantite le migliori cure a disposizione senza distinzione tra figli o figliastri.
    Questa pandemia nella sua gestione mette in seria difficoltà il SSN perché come è stato più volte detto in televisione, il numero dei “posti letto” disponibili è il frutto di statistiche sulla popolazione con percentuali di disponibilità già valutate per situazioni limite.
    Dunque le odiose limitazioni della propria libertà sono oltre che per costituire un fronte contro il contagio ed anche per “salvare” o proteggere il SSN.
    Tutto ciò capita nel pieno di una crisi economica che costa e grava sullo stato perché si sobbarca dal 2007 circa grazie alle battaglie delle organizzazioni sindacali CGL CISL e UIL la cassa integrazione in deroga, estesa per milioni di lavoratori con prospettive tutte da capire.
    A tutto ciò si aggiunge la voce di spesa che tanto fa discutere cioè quella delle pensioni, tale voce costa allo stato perché è la prima voce di spesa e non può essere messa in discussione perché i soldi delle pensioni sono i soldi dei lavoratori e dei pensionati ottenuti nella loro dimensione sempre grazie alla battaglie delle organizzazioni sindacali. In breve, i lavoratori non hanno mai percepito tutta la retribuzione spettante, la parte di retribuzione mai percepita è stata destinata proprio alla previdenza mediante un patto o accordo OOSS/ente previdenziale/stato, sottoscritto comportante a fine carriera la sua rivalutazione dell’ammontare versato, cosiddette pensioni contributive e/o retributive, patto o accordo così come è la sottoscrizione di BOT o CCT acquisto sulla base di rendimenti garantiti, L’italia è fortemente posizionata su quanto fu detto dall’On Roberto Maroni: “Le pensioni non si toccano!”.
    Dunque tutti i disagi richiesti sono poca cosa rispetto a quello che siamo chiamati a difendere.
    Un pò più serio e pesante di quello che sembra e giusto ringraziamento agli operatori del caso.

  5. D’accordo con Leosc, in un momento come questo occorre tutelare anche le categorie di lavoratori più esposte che mettono a repentaglio la propria salute con turni di lavoro massacranti e con scarse se non addirittura inesistenti misure di protezione. Se va in tilt anche il settore della distribuzione alimentare siamo finiti. Nelle società civili non esiste la libertà assoluta, in quanto vi sono dei limiti ad essa fissati dal diritto a garanzia dei valori protetti dalla costituzione: la tutela della salute, dei lavoratori e anche dei sindacati possono valere bene mezz’ora di fila al supermercato, non è un dramma! Per quel che riguarda l’accesso ai negozi di generi di prima necessità, in aggiunta alla regola del distanziamento occorrerebbe metterne altre: accesso permesso a una sola persona per nucleo familiare e limite all’acquisto del numero/quantità per singolo articolo per evitare glia accaparramenti. Nel paese dove gli individui sono i più refrattari alle limitazioni della libertà individuali, gli USA, gli scaffali dei supermercati ormai sono vuoti e la gente fa la fila davanti ai negozi di armi!

  6. Cari difensori dei sindacati, siete capitati male. Non so chi siate e per conto di chi parliate. Sappiate che sono laureato in diritto del lavoro, sono stato dirigente in un ente pubblico previdenziale, sono figlio di sindacalista. Il sindacato è, per me, un baluardo dei lavoratori contro lo strapotere dei datori di lavoro ,contro quelli che un tempo si chiamavano”” i padroni”. In una contrattazione il lavoratore è la parte debole e deve essere tutelata dallo Stato. Per questo i sindacati sono riconosciuti dalla Costituzione all’art.39,il cui ultimo comma, quello che prevede la possibilità di stipulare contratti collettivi aventi efficacia praticamente di legge, cioè validi per tutti i lavoratori della categoria. non è mai stato attuato. Eppure tale contrattazione sarebbe stata un’arma potentissima in mano ai sindacati. Sapete perché è inattuato da oltre 70 anni? Perché tali contratti non possono essere stipulati? Perché alla stipula dei contratti i rappresentanti sindacali saranno “in proporzione dei loro iscritti” e CGIL, CISL e UIL non sono sicure di essere in maggioranza. Per dare valore di legge ai contratti collettivi si è ricorsi allo stratagemma di trasferirne il contenuto in provvedimenti legislativi.
    Parliamo del provvedimento dell’allora Ministra Madia che, di fronte all’abuso di distacchi sì e permessi sindacali, ha ritenuto di limitarli?
    Se poi parliamo dei privilegi pensionistici per gli ex dipendenti sindacali entriamo in un terreno minato. Fu lo stesso Presidente dell’INPS , allora , Tito Boeri,a denunciare privilegi ,legittimi perché codificati ma inammissibili perchè a carico di quei lavoratori che dovrebbero essere tutelati dai sindacati.
    Per i dettagli potete consultare la voce “Pensioni dei sindacalisti”.
    Non ce l’ ho col sindacato, istituzione adamantina. Ma per tutti quelli che dall’interno ne tradiscono i nobili ideali. Andiamo a vedere quanti sindacalisti lasciato il sindacato perché attratti da offerte di posti da dirigente di aziende private ( ne conosciuti diversi).
    Non voglio screditare il sindacato per una minoranza di pecore nere. Succede in tutte le istituzioni.
    Tornando all’argomento base, i sindacati confederali già prima dell’epidemia avevano intrapreso la battaglia per la limitazione di orario dei supermercati, ufficialmente per la tutela della sicurezza degli addetti. Non mi risulta che la base sentisse questa esigenza, ì;anzi alcuni arrotondavano lo stipendio con gli straordinari. Perché non fare un referendum?
    I cittadini romani, che hanno dato dimostrazione di senso civico sono ora sobillati anche dalla stampa (v, titolo di apertura de “La Verità”, Libero ecc.) ,siti come Post annunciano raccolta di firme. La sindaca Raggi si è fatta portavoce del malcontento dei suoi cittadini ed ha scritto a Presidente della Regione.
    Ribadisco che il provvedimento potrebbe essere annullato dal TAR per difetto di motivazione.
    MI chiedo cui prodest ? C’ è qualcosa che mi sfugge. In questo modo si sta creando una frattura tra cittadini-consumatori e sindacati.
    Inutile la difesa ad oltranza dell’operato dei sindacati .

    • Non parlo per conto di nessuno Sig Fenizi, impari ad accettare le critiche! Lei sarà anche un esperto di diritto del lavoro ma forse le sfugge che in questo momento stiamo vivendo una situazione del tutto eccezzionale, che sta mietendo vittime tra tutti coloro che stanno cercando di assicurare i servizi essenziali. In un momento come questo queste polemiche sono del tutto inopportune.

      • Caro Sig. Mauro ( ma perché non mette il cognome?) , concordo con lei che no è il momento di fare polemiche. Dobbiamo essere uniti se vogliamo uscire da questa drammatica situazione.
        Io non faccio polemiche sterili racconto solo i fatti e lei mi sta facendo passare per un cinico che non tiene conto delle esigenze dei lavoratori per la tutela della salute. Io ho solo detto e con me sono d’accordo milioni di consumatori che non vogliono fare chilometriche file ai supermercati. Io ho risolto : vado al negozio di prossimità ma pago tutto di più. Lei sarà dalla parte dei lavoratori ed io dalla parte degli anziani, dei pensionati con pensioni minime, che non possono ordinare la spesa online perché non sanno usare il computer e comunque sembra che il servizio di consegna a domicilio sia entrato in crisi.
        Allora le faccio al sindacato una proposta conciliativa. I cassieri vengano riparati con idonei “strumenti di sicurezza”, che li isolino dal pubblico come appositi box facilmente realizzabili e costanti disinfezioni . In cambio si aboliscano le restrizioni di orario. .

        • Perfettamente d’accordo anche con l’istituire corsie preferenziali per gli anziani sia per le consegne a domicilio, che riserverei esclusivamente a loro e ad alcune categorie maggiormente in difficoltà, e anche per l’istituzione di fasce orarie riservate esclusivamente a loro, come già si fa in qualche paese. Per quel che riguarda gli strumenti di sicurezza, purtroppo mancano (io stesso non sono riuscito ad oggi ad avere una sola mascherina, sono introvabili) e finchè non si risolve questo problema bisogna trovare soluzioni che impediscano ai lavoratori di certe filiere di ammalarsi in massa com sta succedendo purtroppo con i medici: quella di acccorciare gli orari potrebbe essere una di questa per permettere una “riserva” di lavoratori pronta a sostituire quelli eventualmente malati, è un’idea come tante. Non sono un sindacalista ma sono preoccupato che possa andare in tilt questo settore e allora sarebbero guai anche per me e per lei. Per il momento anch’io mi sono adeguato a fare la fila nel negozio di prossimità pagando di più. Lungi da me l’idea di farla passare per un cinico, penso solo che sia una situazione che, comunque vada, lascerà dietro di sè molte macerie e nulla sarà più come prima.

  7. @ Mauro e P. Fenizi,
    altro principio elevato ormai consolidato è quello della cosiddetta “monetizzazione del Rischio”, altra differenza che si traduce in termini in perdita di mercato per l’Italia e per ” l’occidente”
    Altro principio da difendere, altra bandiera delle organizzazioni sindacali.
    Dunque se possibile dovrebbero venir meno le vostre preoccupazioni sulla sorte dei lavoratori italiani oggi impegnati in prima linea, perché tali sono le misure prese a tutela della loro salute che vengono obbligatoriamente collocati dal punto di vista del rischio contagio, almeno alla stessa stregua della popolazione che rispetta le misure di contenimento stabilite dal Governo (basso rischio, stesso rischio).
    I casi recenti relativi a operatori sanitari deceduti come è stato detto, sono riferibili alla fase iniziale del contagio prima che divenisse un’emergenza, prima dell’emanazione dei decreti sulle misure anticontagio.
    La monetizzazione del Rischio non appartiene all’Italia e agli Italiani perché come è stato dimostrato non serve, il rispetto di quanto è indicato nelle normative sulla Sicurezza sul Lavoro che stabilisce interventi caso per caso ed anche lavoratore per lavoratore grazie anche all’immissione nel mondo del lavoro di altri soggetti (come gli RLS ad esempio) in aiuto ai lavoratori perché svolgono nelle aziende un’attività di “pungolo” sull’uso di dispositivi di protezione individuale e/o sui dispositivi di protezione collettiva ed in generale sulla corretta gestione così come stabilita di macchinari, materiali e sostanze in genere riferiti alle specifiche attività aziendali.
    Esiste, cioè, un popolo di lavoratori molto preparato sulla materia sicurezza sul lavoro che parte nella sua divulgazione estesa dal 1994 anno in cui fu emanata la famosa legge 626.
    Questo popolo grazie alle campagne di divulgazione ed ai corsi professionali che nel caso sono durate circa tre anni, ovvero la 626/94 entrò poi in vigore a luglio 1997, si trova molto a suo agio anche in condizioni come l’attuale.
    Consigliamo a noi stessi di fare una dettagliata lista della spesa utile a ridurre le uscite in tutti i sensi.

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