Home CRONACA Cimitero Prima Porta: esposto in Procura dopo sei mesi di silenzio

Cimitero Prima Porta: esposto in Procura dopo sei mesi di silenzio

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“Sei mesi sono un tempo che mettono a dura prova la pazienza di chi, da semplice cittadino prima ancora che da giornalista, ritiene che la priorità delle istituzioni e della politica sia quella di mettere al centro del villaggio il cosiddetto ‘bene comune’.
Immagino che un cimitero e con esso il diritto di poter far visita ai defunti possano a tutti gli effetti rientrare nella categoria “bene comune”. Parlo di un diritto tutt’altro che accessorio; non una gentile concessione, quindi, bensì un sacrosanto diritto da rivendicare”.

Inizia così il racconto che Simone Sperduto ha voluto affidare alle pagine di VignaClaraBlog.it con una ‘lettera al direttore’ per narrare una vicenda dai risvolti del tutto credibili, visto il contesto in cui si sviluppa, che lo vede protagonista assieme alla sua famiglia.

La lettera

“Scrivo questa lettera – precisa Simone – dopo aver presentato il 10 luglio scorso, alla Procura di Roma, un esposto per chiedere che sia fatta chiarezza sullo stallo riguardante i lavori di manutenzione straordinaria di tre edifici, all’interno del Cimitero Flaminio di Prima Porta, parzialmente interdetti al pubblico dal 9 gennaio 2019: da quando i Vigili del Fuoco ne hanno constatato la parziale inagibilità, per evidenti motivi di sicurezza.
Si tratta degli edifici O-P-Q di via del Clivo Tiberino: per l’esattezza del primo piano delle suddette strutture, dove sono tumulate circa 1800 persone”.

La vicenda

Interrompiamo il racconto per ricordare la vicenda. A seguito delle verifiche effettuate, lo scorso 9 gennaio i Vigili del Fuoco disposero il divieto di accesso al primo piano dei tre edifici fino a data da destinarsi e dall’AMA, che ha in carico la gestione e la manutenzione ordinaria del Cimitero, scattò subito una presa di distanza.

In un comunicato la municipalizzata capitolina fece infatti sapere che sulla base di quanto previsto all’articolo 9.4 del contratto di servizio sottoscritto col Campidoglio la competenza in tema di manutenzione straordinaria spetta al Comune.

Di conseguenza, scrisse l’azienda, “AMA non ha facoltà di intervenire se non a seguito di specifici atti autorizzativi di Roma Capitale“ Ma non solo, AMA tenne a far sapere che aveva presentato fin dal luglio 2017 al Dipartimento capitolino all’Ambiente “l’atto per il progetto di manutenzione straordinaria delle coperture degli edifici” ma che a quella data, gennaio 2019, era ancora “in attesa degli atti autorizzativi e dei relativi finanziamenti“.

Il testo del comunicato fu affisso – e ancora lo è – all’ingresso dei tre edifici.

Continua Simone…

“Immaginate di avere un parente lì e non poter accedere al loculo per mesi; ma immaginate anche, come nel caso della mia famiglia, di aver rinnovato quel loculo nel 2016 per i prossimi trent’anni e averne (sfortunatamente) necessità per un recente decesso, di una persona il cui desiderio era tra l’altro quello di essere riposta accanto al proprio caro”.

“La proposta che ci è stata fatta è: prendere in affido le ceneri in casa (senza poter sapere, allo stato attuale, per quanto tempo) oppure acquistare un nuovo loculo. E’ facile comprendere come ai danni morali si siano aggiunti quelli economici: per la cronaca, abbiamo alla fine optato per l’acquisto di un loculo cinerario”.

“E’ altresì facile comprendere, dunque, come la pazienza si esaurisca quando, dopo sei mesi, l’unica comunicazione alla cittadinanza, ancora affissa all’entrata dei suddetti edifici, è soltanto quella di Ama: un avviso in cui si spiega che le competenze in materia di lavori straordinari sono di Roma Capitale”.
Fin qui il racconto di Simone Sperduto.

Il fatto anche sul Fatto

Della vicenda si è interessato anche Il Fatto Quotidiano nell’edizione dello scorso 25 giugno con un articolo a firma Vincenzo Bisbiglia che, dopo aver contattato l’AMA, è venuto a sapere di un sopralluogo tenutosi alcune settimane prima a cura dei tecnici del Dipartimento Ambiente e di Ama Spa e mirato a capire quali lavori vadano effettuati per la messa in sicurezza dei tre edifici.

Il dato è che a quasi sei mesi di distanza (dalla data del sopralluogo dei Vigili del Fuoco) non solo non c’è il bando per i lavori di ristrutturazione ma ancora non si ha idea di quale sia il danno da riparare . Dagli uffici capitolini preposti, invece, non è stato possibile fin qui avere risposta”, scrive Vincenzo Bisbiglia.
Ama ha fatto sapere inoltre, come riportato nell’articolo, che “si può provare a chiedere un rimborso, almeno parziale, dei costi sostenuti”.

In sintesi, tre edifici chiusi dai Vigili del Fuoco da sette mesi, AMA che dal 2017 attende l’OK e il denaro dal Comune, ad oggi pare non si sappia ancora quali lavori siano necessari, del bando neanche a parlarne. Nel frattempo a farne le spese come al solito sono i romani: quelli defunti e quelli che vorrebbero andarli a trovare. Ce n’era abbastanza per un esposto. Ora la parola spetta alla Procura.

7 COMMENTI

  1. Anche la prossima stagione delle piogge affogheremo x andare a trovare i nostri cari. Miserabili
    Neanche la manutenzione ordinaria e’ di loro competenza dopo 13 segnalazione ancora non si degnano di sostituire un vetro da dove entrano i maledetti piccioni , se non raccogli l’acqua raccogli gli escrementi .A che serve l’Ama.?

  2. In diciotto anni che vado al cimitero di Prima Porta, non ho mai avuto il “privilegio” di conoscere un solo manutentore dei loculi, ne’ tantomeno di vederlo all’opera, senza citare l’asfaltatura delle strade interne; dei veri e propri campi minati

  3. Bisogna fare qualcosa x difendere chi non puo’ piu’ farlo, ma non si rendono conto che ormai stiamo alla frutta non si puo’ piu’ aspettare i loro comodi non sono interventi urgenti di piu’, anche x la sicurezza di chi va a visita. A questi tanto non gli frega dei vivi figuriamoci del morti. La bambolina e’ troppo presa al riciclo delle bottigliette di plastica alle fermate della metro. Il loro immobilismo regna sovrano.

  4. Domenica 28.07.2019 dopo che la notte aveva piovuto alla grande, negli edifici dai loculi usciva acqua come cascate. Ma si puo’ andare avanti così?
    Ma non si vergognano, bastardi senza gloria. Che dobbiamo fare andare sui terrazzi e chiamare i vigili del fuoco?

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