Home ATTUALITÀ Dopo gli scavi solo le toppe. Quel che accade in XV

    Dopo gli scavi solo le toppe. Quel che accade in XV

    toppe dopo scavi
    immagine di repertorio

    Negli ultimi decenni non c’è amministrazione capitolina che non abbia disposto regole per i cantieri stradali con multe e revoca della licenza a chi lavora male, a chi mette toppe dopo aver richiuso gli scavi, a chi non ripristina il manto stradale dopo averlo sconquassato.

    In materia, l’ultima delibera tutt’ora in vigore nel Comune di Roma è la n.21 del 31 marzo 2016 che disciplina “l’esecuzione ed il ripristino degli scavi stradali per la posa di canalizzazioni e relative opere civili e manufatti destinate alla fornitura di servizi a rete nel suolo, sottosuolo e soprassuolo di Roma Capitale“. In sintesi, regolamenta i lavori delle ditte che effettuano lavori nelle strade per posare tubi, cavi, fibre e quant’altro.

    Sessantadue pagine scritte fitte fitte per dire alle aziende di servizi come Acea, Italgas e alle compagnie telefoniche che le loro ditte appaltatrici devono  ripristinare il manto stradale a regola d’arte per l’intera larghezza e lunghezza dello scavo e non limitarsi a metterci delle toppe.

    E per chi lavora male la delibera prevede sanzioni economiche mentre nei casi più gravi è prevista la sospensione fino a sei mesi del rilascio di nuove autorizzazioni ad effettuare lavori su strada.

    Prevede altresì che a vigilare sul rispetto dell’ordinanza e ad applicare le eventuali sanzioni siano i tecnici comunali del Dipartimento capitolino SIMU per i lavori sulle strade di “Grande Viabilità” (circa 800 km individuate in un apposito elenco) e i funzionari degli Uffici Tecnici Municipali su tutte le altre (circa 4700 km).

    In linea del tutto teorica Roma, là dove vengono fatti degli scavi, dovrebbe dunque avere delle strade perfette. Le regole ci sono, e sulla carta pure chi deve controllare che vengano rispettate.

    Già, sulla carta. Perchè poi in realtà non è proprio così. Almeno nel XV.

    Quel che accade nel Municipio XV

    Quante volte a Vigna Clara, al Fleming, a Grottarossa, a Prima Porta  e negli altri quartieri del XV abbiamo notato strade con toppe dopo gli scavi e nessuno che sia più venuto a ripristinarle? Quante volte ci siamo lamentati chiedendoci perchè le ditte che svolgono lavori per conto delle aziende di servizi non vengono controllate?

    A darci la risposta è Andrea Imbimbo, consigliere di opposizione e presidente della Commissione Trasparenza in XV Municipio, che ha analizzato il processo facendone oggetto di un suo intervento in un recente convegno tenutosi al Museo Crocetti.

    Quanti cantieri per scavi di posa tubi, cavi ed altro vengono aperti ogni anno lungo l’asse Cassia-Flaminia?

    Quelli noti, quelli cioè per i quali vengono richieste le dovute autorizzazioni sono mediamente 1300. A questi occorre aggiungere un numero non facilmente quantificabile di cantieri aperti senza dir nulla al Municipio e di altri aperti “su base emergenza” che a volte risulta essere poi solo un alibi per bypassare il dover chiedere l’autorizzazione. In ogni caso un gran volume di lavoro.

    E quanti sono gli addetti dell’Ufficio Tecnico del Municipio a gestire questo volume?

    Ecco, questo è già il primo scoglio. A gestire questa gran massa di scavi sono solo due funzionari. Ripeto, solo due che per ogni cantiere devono far fronte all’intero processo: dagli  aspetti normativi, amministrativi e tecnici fino al teorico controllo del lavoro svolto e del corretto ripristino del manto stradale, così come previsto dalla delibera 21 del 2016.

    Solo due? E come fanno?

    Infatti, fanno il possibile e anche l’impossibile ma a tutto c’è un limite. Considerando che, tolti i sabato le domeniche e le feste comandate, in un anno ci sono circa 240 giorni lavorativi e ipotizzando per assurdo che nessuno dei due prenda un solo giorno di ferie, ognuno dovrebbe gestire una media di tre cantieri al giorno: dall’apertura della pratica, svolta in ufficio, alla chiusura degli scavi con ripristino del manto stradale da verificare sul posto. Le pare possibile che riescano a monitorare tutto il processo fino alla fine?

    Beh, ora cominciamo a capire il perchè delle toppe…

    E le dirò di più. Alla carenza di risorse si somma la burocrazia. Questi tecnici per andare sui cantieri non possono usare la loro auto personale ma solo quella di servizio. Però in municipio al momento abbiamo una sola macchina a disposizione da dividere fra tutti gli uffici (in verità ce ne sarebbe una seconda, ma è fuori uso).

    Ma non finisce qui. Perchè non possono guidarla loro. Quindi, dopo averla prenotata, devono anche accertarsi che sia disponibile un autista… come può capire, anche solo il fatto di doverla prenotare esclude già un ipotetico sopralluogo urgente.

    Una roba kafkiana. E se auto e/o autista non sono disponibili?

    Si muovono con i mezzi pubblici. Ora lei provi ad immaginare cosa succede quando nella stessa mattinata devono controllare un cantiere a Ponte Milvio e un altro, ad esempio, a La Storta o magari a Cesano, il tutto spostandosi con gli autobus. Secondo lei ci riescono?

    La conseguenza?

    La conseguenza è che carenza di risorse e burocrazia si sommano diventando un vero deterrente, uno scoglio insormontabile. Le ditte chiudono gli scavi e quando non ripristinano il manto stradale lasciando le toppe spesso sfuggono al controllo.

    Quindi l’amministrazione passa da un potenziale vantaggio, e cioè quello di avere strade nuove, al danno che lo scavo rattoppato, e non ripristinato a regola d’arte, diventi proprio uno di quei crateri che siamo chiamati a schivare ogni giorno con auto, moto e scooter.

    Imbimbo, la sua ricetta?

    Premetto che questa vicenda non può essere imputata alla responsabilità dell’amministrazione municipale. Il problema è più vasto e riguarda tutta la struttura del Comune di Roma. La mia ricetta si chiama “Organizzazione aziendale” e rivisitazione dei regolamenti: la storia del non poter usare l’auto di servizio senza autista è veramente e tragicamente esemplificativa.

    In materia di organizzazione occorre ripensare la macchina amministrativa capitolina centrale e municipale applicando quelle che sono le basi degli studi organizzativi. Il Comune ha circa 24mila dipendenti ai quali se ne aggiungono altrettanti delle municipalizzate, è evidente che il capitale umano non manca.

    Bisogna quindi rendere più efficiente l’amministrazione studiando ad esempio una distribuzione del personale in base ai carichi di lavoro dei diversi uffici e in base alla morfologia del territorio che evidentemente non è la stessa tra i diversi municipi; si potrebbero per esempio assegnare dei coefficienti di sensibilità alle funzioni da svolgere.

    Nel caso che abbiamo trattato oggi, con un effettivo efficientamento un ufficio come quello di cui abbiamo parlato avrebbe più risorse per effettuare i controlli, e noi cittadini del XV avremmo strade migliori da percorrere.

    Claudio Cafasso

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    2 COMMENTI

    1. E se trovassimo un modo per coinvolgere i cittadini nel controllo di lavori visibilmente rattoppati, magari inviando una foto ad un wa dedicato?

    2. Dismissione della flotta interna (anacronista).
      Nuova mansione per l’autista riassegnato alla verifica esterna dei cantieri, che si muove con la flotta di scooter sharing così in un giorno ne visita 5.
      Decisione da prendere in 1′ perché a questa città occorrono solo le soluzioni.
      Se non sprovvisto l’autista prende la patente A a spese del municipio, se rifiuta….

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