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    Piano Sociale di Zona del XV, parliamone

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    Da Vincenzo Pira, antropologo ed esperto di cooperazione internazionale che dopo aver lavorato per anni in Africa ed in America Latina oggi vive e lavora nel quartiere di Labaro, riceviamo e pubblichiamo un’analisi del Piano Sociale di Zona del Municipio XV.

    “Ho letto la proposta di “Piano sociale di zona del Municipio XV – 2018/2020” e faccio alcune considerazioni che spero possano essere utili ad aprire un confronto con chi si occupa di questi temi nel nostro territorio.

    È utile ricordare che lo scopo del Piano di zona non è solo (né principalmente) quello di rispondere ad esigenze burocratico – amministrative per l’impegno di finanziamenti trasferiti dal Comune o dalla Regione. Esso è, in primo luogo uno strumento programmatorio con una “vision” di riforma e un’operatività esecutiva, per obiettivi triennali; uno strumento che permette di “leggere” e interpellare le politiche municipali dal punto di vista del sociale, per rendere il territorio più “socialmente compatibile”; un dispositivo che impegna il Municipio nella programmazione e realizzazione del sistema locale degli interventi e servizi sociali. 

    In sostanza, il Piano di zona è uno strumento di comunicazione e di trasparenza amministrativa destinato non solo ai decisori politici e ai responsabili tecnici, ma a tutti gli operatori sociali, ai gruppi, alle famiglie e ai cittadini chiamati ad assumere sempre più un ruolo attivo nella conduzione della vita cittadina, per assicurare l’esercizio dei diritti sociali di cittadinanza.

    Dovrebbe essere coerente con il Piano Regolatore sociale cittadino di cui ancora non si ha notizia. Dopo i vari incontri fatti nei Municipi l’assessore alle politiche sociali di Roma Capitale ne aveva promesso l’imminente approvazione ma ancora non si è visto nulla.

    La realizzazione del piano sociale di zona voleva essere, nell’intento degli amministratori locali, un momento di partecipazione civica che coinvolgesse i cittadini, le entità interessate a questo settore e i beneficiari di tali politiche.

    Sono state fatte quattro riunioni nel mese di luglio del 2017 (mai periodo fu meno adeguato) e nello stesso documento si riconosce che “L’organizzazione dei tavoli non ha visto un grande numero di partecipanti, probabilmente anche in considerazione di una serie di circostanze tra le quali il periodo dell’anno non proprio favorevole e i tempi di convocazione non sufficientemente lunghi. Soprattutto sembra di leggere una certa disaffezione verso lo strumento stesso dei tavoli di concertazione e una sfiducia sulla possibilità che gli stessi possano concretamente incidere sulla programmazione dei servizi…”

    I processi partecipativi sono importanti e nei nostri tempi sono molto difficili da organizzare e realizzare. Se poi non si considera l’importanza del metodo da utilizzare e i tempi adeguati il fallimento è sicuro. Ed è ciò che è successo.

    Nel documento diffuso (ma non ancora approvato dal Consiglio municipale) è carente una visione politica definita. Si fanno rivendicazioni di vario tipo (come se fosse un documento elaborato non da chi amministra ma da chi fa opposizione) e non si propongono scelte e soluzioni adeguate ai problemi esistenti.

    Mancano dati socio economici del territorio, l’unica analisi riguarda le fasce etarie e l’aumento della popolazione anziana, ma non si fa una valutazione delle azioni pregresse realizzate nel passato, non si identificano priorità e non vi sono proposte progettuali definite.

    Il punto di forza e qualitativamente significativo del Documento è la descrizione della domanda dei servizi che i cittadini presentano ai servizi sociali del Municipio:  “…La richiesta di gran lunga più frequente è quella relativa al sostegno di natura economica. Sono state registrate 576 richieste di aiuto economico. Il 43,57 % delle richieste totali transitate dallo sportello. Di queste, 399 sono state trasmesse al Servizio Sociale per una valutazione in vista di una eventuale presa in carico. Le altre domande più frequenti registrate al PUA hanno riguardato il SAISA – Servizio di Assistenza Domiciliare per Anziani, con l’8,17 % delle richieste totali, seguite dalle richieste di Social Card (4,92 %), sul contributo per l’Assistenza Alloggiativa…”

    Le risposte date dai servizi sono unicamente assistenziali e ciò caratterizza l’attività sociale del Municipio. Ci si ferma agli adempimenti obbligatori per legge e non si assume una programmazione che intenda andare oltre. Il bilancio triennale allegato (di oltre 9 milioni per anno) copre i servizi obbligatori assistenziali; la metà per le persone con disabilità, 1,2 milioni per l’assistenza domiciliare agli anziani.

    Manca una valutazione sull’efficacia degli interventi e non si presentano dati sull’inclusione sociale e scolastica dei minori con disabilità; non si fa nessuna analisi qualitativa dei servizi prestati e delle entità che li gestiscono; non si sa il livello di gradimento dei beneficiari.

    A pagina 13 del Documento vi è la lamentela, inadeguata in un documento di programmazione se non si danno soluzioni possibili: “Occorre, qui, sottolineare come, a fronte di una riconosciuta importanza di questo istituto, irrinunciabile e cuore dei Servizi Sociali del Municipio, esiste una condizione degli stessi di grande sofferenza che si protrae da anni, si aggrava sempre di più e mina profondamente l’efficacia delle azioni che si programmano e si realizzano sul territorio. É assolutamente necessario e improcrastinabile intervenire sulla condizione che caratterizza la situazione del Servizio Sociale del Municipio XV:
    a) Grave carenza di personale sia tecnico che amministrativo
    b) Mancanza di formazione del personale trasferito da altre strutture del municipio (es. insegnanti scuola d’infanzia e scuola materna)
    c) Mancanza dell’adeguamento del Servizio al progressivo e incessante aumento delle competenze e dei servizi da erogare.
    d) Carenza di strumentazione tecnica e informatica adeguata a una moderna gestione dei servizi…”

    Chi deve porre rimedio a tale situazione? Come la si vuole risolvere? Una progettazione adeguata lo deve dire. A pagina 29 del Documento si afferma: “Assolutamente prioritaria si considera un’azione volta all’implementazione del personale tecnico e amministrativo dei Servizi Sociali, insufficiente rispetto a numero degli abitanti e dei servizi da gestire. Qualsiasi programmazione rischia di non raggiungere gli obiettivi se non si interviene con concretezza su questa carenza che da anni affligge i servizi territoriali del Municipio XV. La dotazione organica dei Servizi Sociali del Municipio XV registra una ben nota grave carenza di personale tecnico e amministrativo, non si può prescindere da un intervento in questo campo se si vuole realizzare Servizi Sociali che siano in grado di far fronte ai numerosi interventi e servizi che sono dovuti alla cittadinanza. Oggi il Municipio XV, come già evidenziato nel capitolo precedente, si trova nella situazione di avere un assistente sociale ogni 13-14.000 abitanti.

    Conforta, dunque, leggere nel Piano Sociale Regionale che per quanto riguarda il rapporto assistenti sociali e popolazione, “con deliberazione regionale sarà definito un range tra 5.000 e 7.000 abitanti” quale indicatore di qualità e standard del servizio (Prendersi cura. Un bene comune, pag.33).

    Una seconda azione necessaria è programmare interventi di formazione del personale. Da un lato, infatti, la formazione risulta indispensabile per quella parte del personale che è stata inserita in organico proveniente da altri settori dell’amministrazione (soprattutto dalle scuole materne e scuole d’infanzia) e spesso completamente sprovvisti di competenze amministrative e non istruiti sull’uso dei mezzi informatici.

    D’altra parte i diversi e continui nuovi servizi e interventi sociali che vengono decentrati e affidati alla gestione municipale devono, naturalmente, essere accompagnati da una adeguata formazione. Un ulteriore e più volte evidenziato problema da risolvere, inoltre, è quello di un rinnovamento degli strumenti tecnici in dotazione agli uffici assolutamente non adeguati e insufficienti…

    Un piano di zona non è una rivendicazione verso le istituzioni regionali e nazionali ma un documento di operatività progettuale che deve perseguire una strategia politica definita. Gli elementi qualificanti ed obiettivi del Piano Sociale di zona possono essere i seguenti:
    – la centralità della persona e della famiglia, quale soggetto destinatario ed insieme risorsa ed opportunità per la comunità locale;
    – l’universalità dell’accesso agli interventi e ai servizi sociali;
    – la prevenzione e la riduzione della povertà e dei rischi connessi ai processi di esclusione sociale;
    – il riconoscimento dei soggetti del Terzo Settore quali agenti di politiche e responsabilità pubbliche e non solo come fornitori di servizi e prestazioni;
    – sviluppare e conservare le proprie risorse personali e capacità psico-fisiche
    – svolgere una soddisfacente vita di relazione ed essere membri attivi della società;
    – affrontare positivamente le responsabilità quotidiane;
    – prevenire e superare le diverse forme di disagio, povertà e marginalità.

    Non dare facili risposte di un assistenzialismo fine a se stesso ma deve promuovere un welfare di comunità che sostenga la famiglia nelle proprie responsabilità educative e di cura e che alimenti reti di solidarietà territoriali.

    Promuovere un sistema sociale comunitario, fondato sulla governance locale, la costruzione di diritti di cittadinanza come elemento primario di promozione e sostegno sociale, la qualità dell’intervento e il diritto di scelta del cittadino. Ristabilire un’ecologia sociale dell’intervento affinché risponda al bisogno sociale, rispettando i diritti del cittadino, del lavoratore, dell’impresa.

    Si deve impedire lo smantellamento del processo d’inclusione, di tutela sociale e arginare il tentativo di ritorno a un sistema di monetizzazione della risposta sociale fuori da un progetto di sviluppo e crescita della persona.

    Così anche rinnovare una cultura solidaristica che impedisca che le questioni sociali sembrano diventino questioni di ordine pubblico, dimenticando che la sicurezza di una città è fondata anche sulla capacità di risposte sociali”. (Vincenzo Pira)

    1 commento

    1. Ma quali risposte sociali? Il territorio del XV è abitato ormai in gran parte da borghesi d’accatto, da immigrati italiani e stranieri e l’eccessiva concentrazione di strutture sanitarie e riabilitative ha favorito il processo di espulsione della sua popolazione residente, in parte deceduta, in parte trasferita, in parte deportata in Rsa, in case di riposo od in altre strutture. Dopo Alemanno si è voluto favorire il radicamento sul territorio dei nuovi abitanti che comunque voteranno nelle prossime competizioni elettorali.

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