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Auditorium, tre serate con George Gershwin

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L’Auditorium Parco della Musica ospiterà tre serate con la musica di George Gershwin e Arnold Schönberg. Diretta da Antonio Pappano e coadiuvata dal pianoforte di Conrad Tao, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia eseguirà due evergreen del compositore più brillante di Broadway ed una composizione del propugnatore della musica dodecafonica.

Gli appuntamenti con “Rhapsody in Blue” sono fissati in Sala Santa Cecilia giovedì 31 gennaio (ore 19.30), venerdì 1 (ore 20.30) e sabato 2 febbraio (ore 18.00).

Il programma sarà aperto da “Pelleas und Melisande”, il poema sinfonico che Schönberg compose nel 1902 e che appartiene ancora alla sua fase pre-dodecafonica sia pure già innovativa. L’opera non solo è permeata da un’atmosfera tardo-romantica, che nelle tecniche compositive risente dell’influenza di Wagner, ma è pure caratterizzata da una scrittura imponente, in cui si percepisce lo sviluppo orchestrale di Strauss.

Seguiranno i ritmi afro-americani, in cui farà capolino il jazz, e il mondo scintillante di Broadway evocato da Gershwin. Una dopo l’altra arriveranno, infatti, “Rhapsody in Blue”, scritta nel 1924 per pianoforte e big band, nonché più tardi sublime colonna sonora di “Manhattan” di Woody Allen, e “Un Americano a Parigi”, il poema sinfonico del 1928 che ispirò l’omonimo film musicale diretto nel 1951 da Vincente Minnelli e interpretato da Gene Kelly e Leslie Caron.

Ma cosa ci fanno due compositori così diversi insieme nello stesso programma? Una scelta azzardata? Un connubio quantomeno bizzarro? In realtà, no.

Arnold Schönberg e George Gershwin, oltre ad essere entrambi ebrei, erano legati da un’amicizia profonda e da stima reciproca, al punto che Gershwin si adoperò moltissimo, anche finanziariamente, per consentire a Schönberg di lasciare l’Europa infestata dal nazismo e trovare rifugio in America.

Dal canto suo, quattro anni dopo, nel 1937, Schönberg scrisse una toccante e significativa pagina per ricordare l’amico prematuramente scomparso. Un giorno dopo la morte del compositore che era nato a Brooklyn nel 1898, Schönberg dichiarò: “George Gershwin era uno di quei rari tipi di musicisti per i quali la musica non è più una questione di maggiore o minore abilità. La musica, per lui, era l’aria che respirava, il cibo che lo nutriva, la bevanda che lo ristorava. La musica era ciò che lo faceva sentire e la musica era la sensazione che esprimeva. Un’immediatezza di questo genere è data solo ai grandi uomini”.

“E non c’è dubbio che fosse un grande compositore. Ciò che ha realizzato non è stato un beneficio solo per la musica nazionale americana, ma anche un contributo per la musica di tutto il mondo. In questo senso voglio esprimere il dolore più profondo per questa deplorevole perdita per la musica. Ma posso dire che perdo anche un amico la cui personalità amabile mi era molto cara”.

Giovanni Berti

NdR: I biglietti sono in vendita al botteghino dell’Auditorium Parco della Musica o su www.ticketone.it

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