Home POLITICA Ghera-De Priamo-Mori (FDI): “Ricordare Giovanna Reggiani pensando a Desirée”

Ghera-De Priamo-Mori (FDI): “Ricordare Giovanna Reggiani pensando a Desirée”

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Giovanna Reggiani, moglie di un alto ufficiale della Marina Militare,  morì il primo novembre 2007 dopo essere stata violentata e massacrata due giorni prima nel buio del solitario vialetto che conduce alla stazione di Tor di Quinto.

Fu un efferato delitto che sconvolse la capitale e l’intera nazione e per il quale il romeno Nicolae Mailat, riconosciuto colpevole in via definitiva, venne condannato all’ergastolo. Pena che sta scontando in un penitenziario in Romania dopo esservi stato trasferito il 9 aprile 2015.

“A undici anni dalla tragedia che sconvolse la Capitale ricorderemo la tragica scomparsa della sig.ra Giovanna Reggiani dopo due giorni di agonia in ospedale, a seguito di aggressione e stupro da parte di uno sbandato che viveva accampato vicino alla Stazione appena inaugurata di Tor di Quinto e che la aveva aggredita in una strada priva di illuminazione che portava ai treni. Lo faremo alle ore 11 del giorno giovedì 1 Novembre apponendo, come consuetudine, una corona di fiori nel luogo dell’aggressione e presenziando nei luoghi della memoria, partendo dalla rotatoria di Via Camposampiero per terminare presso la targa apposta alla Stazione di Tor di Quinto”.

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E’ quanto dichiarano in una nota gli esponenti FDI Fabrizio Ghera capogruppo in Regione Lazio, Andrea De Priamo, capogruppo in Campidoglio e Giorgio Mori responsabile del Dipartimento Immigrazione di Fdi Roma, nonchè Consigliere in XV Municipio, sostenendo che “Certamente però quest’anno la cerimonia avrà un significato diverso in quanto i fatti avvenuti a San Lorenzo con la tragica morte della piccola Desiree Mariottini non possono che far ripiombare la città col pensiero a undici anni prima, nonostante da anni noi gridassimo inascoltati le parole “mai più”.

“Le due tragedie – affermano i tre esponenti FDI – hanno matrice, cause e responsabili assolutamente coincidenti. Si tratta di omicidi in cui la pubblica amministrazione ha una gravissima responsabilità per omissione di controllo del territorio. Il quartiere abbandonato a sé stesso di San Lorenzo, modello multiculturale da sempre della Roma progressista, come la mastodontica Stazione di Tor di Quinto, troppo frettolosamente inaugurata in chiave preelettorale, restano vere e proprie “cattedrali nel deserto” di una politica troppo attenta all’immagine e alla facciata che alla sostanza e alla sicurezza dei cittadini”.

“Due donne, stuprate ed uccise perché donne, laddove la loro fragilità è stata amplificata dalla mancanza dello Stato che ieri ha creato una infrastruttura inaccessibile in sicurezza (senza illuminazione) e oggi ha tollerato la generazione di un ghetto di spaccio in un edificio abbandonato nel centro della città, in entrambi i casi in margine dei quartieri della “Roma bene”. Due situazioni in cui gli assassini, Romulus Mailat ieri e i richiedenti protezione internazionale oggi,  non avrebbero dovuto trovarsi, se non a causa di quella cultura della “tolleranza a tutti i costi” che è il vero “lucido e consapevole” mandante di entrambi gli omicidi. Le motivazioni dei “giustificazionisti” sono le stesse di sempre”.

“Questi fatti, secondo loro, non avrebbero potuto essere previsti e impediti, ma sarebbero fisiologici e di destino, in una società però, aggiungiamo noi, che intende la gestione della Pubblica Amministrazione, ma anche dei Flussi migratori, come “mera accettazione di eventi esterni”. Questa idea dell’Amministrazione e della Politica – concludono – è il vero limite culturale ed ideologico che ha ridotto la “Città Eterna” nelle attuali condizioni, messa a sacco a rotazione dai “moderni barbari”, che si sono identificati nei costruttori senza scrupoli, negli enti di lucro-sociale e nei clandestini-sbandati, tutti collusi politicamente con chi ha amministrato nel tempo l’Urbe”.

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