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    Quando c’è il bus sostitutivo del tram 2

    Potature, binari da sostituire, asfalto da rifare, varie ed eventuali: l’inizio dei lavori è sempre certo, il termine indefinito, ignoto, come ogni dannatissima cosa in questa magnifica/maledetta città di filosofi sarcastici ed indolenti.

    In tutti questi casi scatta (la scelta del verbo è volutamente inappropriata) il bus sostitutivo del tram 2, che per cambiar verso fa capolinea a piazza delle Canestre invece che a piazzale Flaminio. Se chiedi a dieci romani dov’è piazza delle Canestre, nove ti rispondono “boh!“, mentre il decimo lo sa, ma, allora, lo tani che sicuramente non è autoctono.

    Come diceva Montesano, infatti, i veri romani non conoscono i nomi delle vie, delle piazze e dei lungotevere, se escludiamo il quartiere di residenza, il luogo di lavoro e le zone più conosciute. La città, i romani, la vivono (spesso non bene), la assaporano (qualche volta e in certe ore del giorno o della notte) e la subiscono (praticamente sempre).

    La nostra eredità ancestrale ci conduce quasi sempre al paradosso di ogni indolente che si rispetti: fare un giro largo per evitare un percorso breve; è così che un’asettica toponomastica si trasforma in una perifrasi creativa del tipo: “la strada dove sta il chiosco di Enza, la madre di Gino” o “la piazza dove dorme quel barbone che è tanto educato e parla pure l’inglese!“.

    Quando c’è il bus sostitutivo del tram 2 gli addetti dell’ATAC infiocchettano il capolinea di piazzale Flaminio con tanto, tantissimo, nastro adesivo (che, però, dura il tempo di un amen) e avvisano la clientela (locale ed internazionale) con un cartello scritto a penna – però in stampatello – dove si legge che la fermata è stata spostata “sul lato della piazza”.
    Partito vuoto da piazza delle Canestre (è a Villa Borghese, lo sapevate? Sì? Uhmmm…), il bus sostitutivo del tram 2 direzione Mancini viene preso d’assalto alla fermata “sul lato” di piazzale Flaminio, mentre al capolinea (prima infiocchettato e sempre cartello-munito) gli irriducibili del tram e dell’invenzione di Steve Jobs continuano ad aspettare senza fretta Godot, i turisti formulano ipotesi campate per aria perché fondate sulla logica e i meno distratti si precipitano convulsamente sul lato giusto della piazza.

    Il bus sostitutivo del tram 2 è affollato e rumoroso e ti sbatacchia to-the-right e to-the-left, avanti e indietro, perché l’autista lo guida come se fosse una Smart prestatagli da qualcun altro, mica la sua.

    Allora, gli anziani piombano su altri anziani, signore con la pettinatura improbabile precipitano su ragazzoni tatuati, mentre lo spazio vitale viene ulteriormente ridotto – sempre a causa di Steve Jobs – perché mani destre o sinistre sono compulsivamente all’opera su mute conversazioni di carattere assolutamente vitale.

    Cosa più importante di tutte: con il bus sostitutivo scordati la garanzia di fluidità offerta dai binari e dalla corsia preferenziale; col bus ti becchi tutto il traffico, come qualsiasi altra persona che, bloccata in macchina, prepara esami universitari, formalizza rotture sentimentali, si trucca per la serata, arriva alla conclusione che Dio non esiste/anzi no, esiste, e che la Beamisch è sicuramente meglio della Guinness (che, comunque, resta un prodotto di livello).

    E, proprio mentre ti becchi il traffico come tutti, pensi e ripensi, ragioni bene sulla cosa e arrivi alla conclusione che, quando esci dai binari e cerchi la libertà (quando sei sul bus sostitutivo), corri il rischio di essere schiacciato dagli eventi, mentre, rinunciando alla libertà (quando verrà ripristinato il tram), potrai tornare al tuo conformismo, privo di incognite e tutto sommato confortevole.

    Siamo filosofi indolenti e sarcastici, ci piace esser così e, d’altronde, il tempo a disposizione – più nolenti che volenti- ce l’abbiamo.

    Giovanni Berti

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