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I Franz Ferdinand e i Mogwai, serata Braveheart all’Auditorium

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Serata Braveheart a Roma, quella di martedì 10 luglio 2018, con l’esibizione di due tra le band scozzesi più amate degli ultimi vent’anni. All’Auditorium, nell’ambito del Roma Summer Fest, saranno di scena infatti i Franz Ferdinand e i Mogwai, gli uni alle prese con la promozione del loro quinto disco in studio Always Ascending, pubblicato a febbraio, gli altri con quella della loro nona fatica Every Country’s Sun, data alle stampe l’anno scorso.

FF e Mogwai, due mondi sonori lontanissimi ma che per una sera si uniranno in un solo grido di battaglia. E come sempre avviene in questi casi, è difficile stabilire chi farà da spalla a chi, anche perché in termini di numeri siamo a livelli esorbitanti in entrambi i casi.

Si sa solo che il primo a esibirsi (alle 20:30) sarà il quartetto capitanato da Stuart Braithwaite, probabilmente per una questione di galateo, vista la più lunga militanza. A seguire, la band di Alex Kapranos che salirà sul palco alle 22:15. Oppure la scelta è stata fatta sulla base degli stili, con l’afflato impegnato, serioso e orchestrale dei Mogwai ad aprire e i ritmi danzerecci dei FF ad animare il resto della serata. Oppure sarà stato il caso, chissà.

Generi diversi, dicevamo. In effetti da un punto di vista stilistico i due ensemble si combinano poco. I Mogwai sono stati tra i più illustri esponenti dell’ondata post-rock dei tardi anni ’90, diventando uno dei marchi di riferimento di un filone considerato il più antidivista e democratico – non c’è un leader, tutti portano acqua allo stesso mulino. Ma anche un genere muto. Perché nella stragrande maggioranza dei casi non c’è il cantato, i brani sono tutti strumentali. Ciononostante il messaggio arriva.

Quello dei Mogwai si è spesso sposato con le cause ambientaliste, vedasi l’album “Atomic” del 2016, rivisitazione delle musiche composte per il documentario “Atomic: living in dread and promise“, uscito l’anno precedente, sui settant’anni della tragedia di Hiroshima. In casi come questo, ogni parola è superflua. E per loro i suoni è come se fossero immagini. Un modo cinematico di intendere e intendersi che ha trovato riflesso anche nella colonna sonora della serie TV francese “Les revenants” pubblicata dalla band nel 2013.

I Mogwai hanno fatto scuola e insieme ai canadesi Godspeed You! Black Emperor, i texani Explosions In The Sky, gli islandesi Sigur Ros e i nostri Giardini di Mirò rappresentano il top di un genere che magari avrà pure mostrato il fiato corto negli ultimi anni ma è sempre affascinante, riuscendo a incontrare il gusto sia dei palati fini che del pubblico più avvezzo al mainstream.

I Franz Ferdinand, invece, sono figli dell’ondata post-punk revival degli anni Zero, quella che guardava ai Settanta come la golden age del pop-rock. Riferimenti, manco a dirlo, pescati a piene mani dalla New York del CBGB e dello Studio 54, quella dei Talking Heads e dei Television tanto per intenderci. Ma non solo. Anche la new-wave albionica di matrice 80s è stella polare per i cinque di Glasgow che sbancarono con il disco d’esordio omonimo del 2004 e si ripeterono con i successivi due – “You Could Have It So Much Better”, del 2005, e “Tonight: Franz Ferdinand”, del 2009.

Successivamente si sono un po’ persi, ripetendo la solita formuletta che li aveva resi famosi ma dal vivo sono sempre uno spasso, inarrestabili proprio come i sopracitati Talking Heads che per farli smettere di suonare dovevi sparargli. Oggi invece sparare non servirà: proprio come ai tempi di Braveheart, ci armeremo di asce, spade e piccozze.

Valerio Di Marco

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