Home ATTUALITÀ Labaro, costituzionalisti in erba all’I.C. Castelseprio

Labaro, costituzionalisti in erba all’I.C. Castelseprio

In un periodo in cui tutti gli italiani si sono scoperti costituzionalisti e giuristi, ecco che gli alunni di una scuola elementare di Labaro impartiscono agli adulti una bella lezione

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Da piccoli si può saper poco della storia, ma si può sempre impararla“. Se conoscere la Costituzione richiede impegno, grazie allo spettacolo “Articoli determinativi” è diventata ieri alla portata di tutti, persino dei bambini. Così infatti un alunno della 5A di Largo Castelseprio ha introdotto la recita  scolastica a una platea di spettatori.

L’occasione è succosa, non solo perché sul palco recitano figli e nipotini dei partecipanti ma perché, vuoi casualmente vuoi per una lungimiranza delle insegnanti, la vera protagonista della recita della 5A è la carta costituzionale italiana. Come fare, però, a risvegliare l’interesse per il nostro documento fondativo, di cui negli ultimi giorni giuristi improvvisati si sono riscoperti interpreti senza averne il titolo?

L’approccio più semplice lo suggeriscono i bambini di Largo Castelseprio, senza alcuna pretesa d’insegnare (nonostante l’invidiabile lavoro delle loro maestre) se non quella di farci sentire più vicini alle nostre origini, ancora più appassionati della nostra carta dei diritti e dei doveri.

Non pensavamo che la nostra recita sarebbe capitata in un momento storico, in cui si torna a parlare davvero della costituzione“, ha affermato una delle insegnanti e organizzatrici della rappresentazione teatrale, Piera Diaco. È da gennaio infatti che i bambini, in totale autonomia e con zero budget, si destreggiano fra balletti, pezzi del Trio Lescano e filastrocche sugli articoli della Costituzione.

Tutto ha inizio in una cittadina tranquilla agli albori della Seconda guerra mondiale, la vita procede frenetica e nessuno sembra prestare attenzione a due volenterosi cittadini, promotori di una petizione per la creazione di una biblioteca e un teatro comunale.

Con la cultura non si mangia, lo sanno tutti“, gli risponde sbrigativamente un passante, parafrasando un politico tristemente noto. “Che ci faccio col Teatro se quando torno la sera sono sempre stanco!?“, gli fa eco un carpentiere che, aprendo casualmente un giornale, si trova a  fare i conti però con la storia. “Pare che sì… siamo in guerra“, esclama stupito. La parentesi è breve prima che  la cittadina si ritrovi bombardata e sotto assedio, così breve che i suoi abitanti non hanno nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che ne rimane.

Tutto è distrutto, tranne le tante desiderate Biblioteca e teatro, a dire il vero mai realizzate. “Non hanno la biblioteca e nemmeno il teatro?! Bene, benissimo  – esclama un comandante alle sue truppe – Più la gente rimane ignorante, più possiamo agire!”, una premonizione che non può che lasciare l’amaro in bocca agli spettatori, soprattutto a quelli che certi avvenimenti li hanno vissuti sulla propria pelle e possono ora raccontarli ai nipoti sul palco.

Con una solerzia invidiabile, ecco che allora tutti i sopravvissuti decidono di autoregolarsi tramite un testo normativo, la carta costituzionale, stabilendo punto per punto le fondamenta dello Stato italiano.

Il momento è commovente, soprattutto perché, sventolando la bandiera italiana, i bambini sono accompagnati dal trionfante inno nazionale. Sul volto degli spettatori fa capolino qualche lacrimuccia di nascosto, anche se la maggior parte di loro è intenta perlopiù a fare fotografie e video ai figli, col rischio di perdersi il profondo significato di ciò che stanno raccontando.

Tanti anziani sono lì ad ascoltare i piccoli costituzionalisti, loro che davvero si sono immedesimati in quei ricordi, non solo per i vestiti prestati come costumi di scena. È un momento speciale per questi bambini, che si affacciano alla fine di un ciclo scolastico e cominciano a intraprendere i primi passi come cittadini.

A imprimere questo sentimento concorre un genitore, con un ringraziamento commosso: “In questo modo la scuola non funge solo da istruzione, ma come preparazione“, dimostando che il teatro è ancora un ramo fiorente della cultura, strumento vivo e, in un quartiere povero di punti di aggregazione come Labaro, frutto di una collettività che spesso e volentieri dimentica di essere tale e di aver bisogno di spazi per incontrarsi. Aree che vadano oltre un centro commerciale o un’osteria ma che irradino cultura, come le tante decantate Biblioteche o teatri del quartiere.

Se pensate che la cultura sia costosa – afferma un’alunna – non avete idea di quanto costi l’ignoranza“, a ricordarlo è stavolta la scuola, primo bozzolo di un’istituzione che i bambini devono imparare a rispettare con la speranza che un giorno, da grandi, siano in grado d’identificare quelle che molte spesso intendono scardinare.

Barbara Polidori

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1 commento

  1. Veramente stupendo bellissimo e istruttivo ,fare memoria serve alle nuove generazioni,ad essere costruttori di pace. No come alcuni tendono ad uscire dal l’Europa . Ad settanta anni di pace

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