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A m’arcord di Federico Fellini a Formello

federico fellini

“Per noi americani Federico Fellini non rappresentava l’Italia, era l’Italia. La sua scomparsa è una perdita insostituibile. Fellini è stato l’uomo del cinema più originale dei nostri  tempi. La sua morte è la perdita più atroce che la cinematografia del secolo, non solo quella italiana, ha dovuto subire.Siamo tutti cresciuti con i suoi film e non parlo solo della gente che il cinema lo fa. Federico non potrà mai più essere sostituito”.

Parole di Woody Allen all’indomani della morte del Regista avvenuta il 31 ottobre 1993. Stroncato da un ictus, aveva 73 anni e morendo lasciava il mondo orfano del suo cinema inimitabile e la moglie Giulietta così prostrata dal dolore da seguirlo appena cinque mesi dopo.

Nato a Rimini nel 1920, Federico Fellini a 18 anni inizia a lavorare come disegnatore di vignette alla “Domenica del Corriere”. Trasferitosi a Roma con la scusa di iscriversi a Giurisprudenza, inizia a frequentare il mondo dell’avanspettacolo e della radio. E in questo ambiente conosce Aldo Fabrizi, Erminio Macario e Marcello Marchesi, iniziando a scrivere copioni.
Nel 1943 Federico incontra in radio Giulietta Masina e in quello stesso anno i due si sposano.

Il primo film Lo sceicco bianco è del 1952, l’ultimo, La Voce della Luna, del 1990. In mezzo, ben cinque Oscar, di cui uno alla carriera; due vittorie al Festival di Mosca, Palma d’Oro al Festival di Cannes. Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.

Sergio Zavoli ebbe a dire una volta che Fellini, attraverso i suoi film, ci insegnava a “vivere non solo di disincanto, rassegnazione e resa, ma altresì della grazia di sentirsi, attraverso l’arte, un’umanità che vuole farcela anche sognando“.

A m’arcord a Formello

a m’arcord“, io mi ricordo in dialetto romagnolo. Contratto in amarcord è diventato titolo di uno dei più famosi film di Federico Fellini.

E appunto per ricordarlo, dalle 18.30 di venerdì 23 marzo, nella Sala Grande di Palazzo Chigi, a Formello, si terrà un incontro dedicato alla figura del grande regista.

Organizzato da Ivana Minguzzi, moderato da Vincenzo Prati, vedrà la presenza di Vittorio Emiliani e Valeria Ciangottini.

Emiliani, romagnolo, è stato un grande amico di Fellini. Giornalista, scrittore, saggista e politico è stato direttore responsabile del Messaggero e successivamente collaboratore ed editorialista di numerosi quotidiani nazionali.

Ha scritto di Fellini nel libro “Romagnoli e romagnolacci” e parlato di lui in diverse occasioni, sapendo cogliere alla perfezione alcune caratteristiche del suo carattere romagnolo.

Ciangottini,  attrice di cinema, teatro e televisione. Il suo esordio lo deve a Fellini.
Nel capolavoro “La Dolce Vita” nella scena finale un giornalista annoiato e gaudente (Marcello Mastroianni ) vede una bellissima fanciulla che lo saluta da lontano e che cerca di comunicare con lui, ma invano; è bionda, esile e rappresenta la purezza che non fa parte del suo mondo e a cui lui anela. Quella era la purezza di Valeria Ciangottini.

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federico fellini formello

 

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