Home TEMPO LIBERO I Silver & Gold (ma è come fossero gli U2) al CrossRoads

I Silver & Gold (ma è come fossero gli U2) al CrossRoads

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Non saremo mai bravi come loro, e allora…copiamoli. Ma non è così semplice. Spesso le cover band sono viste come scialbe imitazioni, pallide scopiazzature degli originali, gente che miete consensi (e ingaggi dei locali) sulle fatiche altrui.

Facile a dirsi, ma ricreare fedelmente il suono di una band è impresa ardua tanto che c’è chi si è votato del tutto a quest’attività preferendo guadagnarsi la stima come interprete invece che come compositore di materiale originale, magari scadente. Del resto, anche i falsi a volte possono essere d’autore.

Il mondo delle tribute band è una nicchia interessante da analizzare. Non è solo, come spesso si crede, un ricettacolo di invidie e gelosie, anzi a volte possono nascere fruttuose collaborazioni e non di rado i gruppi si lodano, anche pubblicamente, l’uno con l’altro.

Ne parliamo con Fabrizio Salimbeni, chitarrista dei Silver and Gold, tribute band romana degli U2 che sabato 20  gennaio suonerà al Cross Roads Live Club – in via Braccianese 771, Osteria Nuova – insieme ai Cosmopolice e ai Fireblade, rispettivamente tributi a Police e Toto, per una serata omaggio a tre dei gruppi rock più iconici a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

Fabrizio, parlaci dei tuoi Silver And Gold: quando sono nati, come vi siete incontrati

I Silver sono un progetto che nasce con me nel 2005 dopo un primo periodo di ricerca  e di prova di diversi musicisti, che con me condividessero la passione per gli U2.

La prima formazione stabile si delinea nel 2006 grazie all’arrivo del mio carissimo amico Patrizio, bassista del gruppo che chiude la formazione e che con me è rimasto sin dall’inizio di quest’avventura.

Cosa vi ha spinto a formare una cover band degli U2?

In realtà ciascuno dei componenti del gruppo ha gusti musicali molto diversi ma tutti siamo rimasti nel tempo affascinati dalla bellezza delle canzoni, dalle atmosfere che riescono a creare e dal forte impegno sociale del quartetto irlandese. Da qui la spinta a provarci insieme.

Pur con i margini risicati in cui si muovono le cover band, ogni tributo è diverso dagli altri. Non sappiamo se sia mai stato fatto un censimento ufficiale di quelli dedicati agli U2, ma in Italia sono comunque tantissimi e ognuno ha le sue peculiarità.

Vi riterrete anche voi migliori, o almeno diversi, dagli altri…

Seriamente, non saprei dirti. Ogni tributo ha i suoi pregi e difetti, non ci riteniamo migliori ma certamente non siamo tra i peggiori.

La nostra peculiarità sta forse nell’esserci concentrati più sulla sostanza che sulla forma, nello studio costante e nella ricerca attenta e puntuale delle sonorità della band irlandese,  cosa che credetemi non è affatto semplice come può sembrare e poi, appunto, nel fatto che probabilmente io sono l’unico chitarrista in un tributo U2 a non  indossare il famosissimo zuccotto di The Edge.

La qual cosa lo differenzia parecchio in un mondo di replicanti per cui spesso sembra più importante vestirsi e atteggiarsi come i propri eroi che saper suonare.

C’è un componente che “ruberesti” a qualche altra cover band U2, o magari uno che ti ha impressionato in particolar modo nei tuoi anni di attività?

Nessun problema, questa domanda non la trovo difficile, nel senso che uno c’è, si chiama Edo Faiella ed è il grandissimo chitarrista degli Achtung Babies (Edo è il figlio di Peppino Di Capri e suona in quella che è stata probabilmente la prima cover band italiana degli U2, che fa concerti anche all’estero, ndr).

Quindi come valore aggiunto per i Silver, se potessi, ruberei lui. L’unico inconveniente è che dovrei buttare giù dalla torre proprio me!

Pur senza zuccotto, a te tocca la parte di The Edge, chitarrista atipico che ha sempre curato molto i suoni e l’effettistica lasciando da parte i virtuosismi. E’ difficile da un punto di vista tecnico renderlo al meglio?

Sono un autodidatta, quindi senza ombra di dubbio è difficile e impegnativo ma estremamente gratificante.

E’ la passione a spingermi a cercare di  migliorare costantemente la tecnica di Edge, a ricercare, strutturare e definire i suoni che sono senza ombra di dubbio il suo apporto più  caratterizzante al sound U2.

Quello che purtroppo non potrò mai fare è cantare, sono decisamente stonato,  la parte del corista e seconda voce, fondamentale in molte canzoni degli U2, l’ho ceduta al nostro bravissimo batterista Luca.

 Spesso agli U2 si rimprovera l’eccessiva staticità nelle scalette dei concerti. Alcuni pezzi addirittura non sono mai stati eseguiti dal vivo e il più delle volte ai fan non resta che aggrapparsi alle cover band per sentire finalmente “Acrobat”, “Drowning Man”, “Heartland” e altri brani dimenticati.

Avete in serbo qualche sorpresa per gli affamati di chicche?

Quelle cerchiamo di non farle mancare mai. E tra l’altro ne approfitto per dire che il 17 Marzo ci esibiremo a Stazione Birra per festeggiare il San Patrick Day, in vista del quale ci stiamo già preparando per presentare qualcosa di nuovo rispetto alle nostre precedenti esibizioni.

Intanto sabato 20 incrocerete gli strumenti con altri due tributi: Police e Toto

L’amicizia con i Cosmopolice è in piedi da anni. Tra l’altro il nostro batterista è condiviso tra le due band. I Cosmopolice, oltre ad essere degli ottimi musicisti, sono delle persone molto piacevoli.

ra veramente da tanto che stavamo tentando di fare qualcosa insieme. Sembra che questa volta ci siamo finalmente riusciti  (avevamo già condiviso  una serata pilota a dicembre con ottimi risultati).

Non conosco personalmente la tribute band dei Toto, i Fireblade, cercavamo un tributo a completamento della serata e il locale ci ha proposto loro, abbiamo  ascoltato qualche loro video e…wow! Sono bravissimi! Sarà senza ombra di dubbio una splendida serata di musica.

In generale quali prospettive offre una cover band, non vi sentite ingabbiati nel ruolo di meri interpreti della musica altrui ? E nel caso, hai/avete progetti paralleli di musica originale?

Mah, guarda per me è un divertimento, uno svago. E’ vero, siamo un tributo ma parole tipo “consacrarsi” mi sembrano un pò eccessive.

Non mi sento affatto ingabbiato, anzi come dicevo lo trovo stimolante. Riprodurre musicalmente e fedelmente il lavoro di altri non è così facile come sembra, l’ostacolo più grande sarà sempre quello del confronto, cosa che in un progetto originale non devi temere.

Quelli che comunemente vengono definiti falsi d’autore sono delle piccole opere d’arte proprio per questo.

Quello delle cover band è altresì un tasto dolente della musica in Italia. Spesso i locali preferiscono band dal repertorio famoso, seppur preso da altri, al posto di chi propone musica propria.

Hai mai avuto la sensazione di godere di un canale privilegiato?

Questo secondo me è un punto critico della musica in generale. Purtroppo spesso, troppo spesso, ancor prima di fare musica, e farla bene, devi essere un ottimo PR. E questo non è  sempre possibile.

Ci sentiamo spesso chiedere “quanta gente mi porti?”, che è la domanda più odiata dai musicisti. Capita che alcuni locali siano davvero poco interessati al fatto che tu sia una buona cover o se la tua musica originale possa piacere ai loro clienti, dovrebbero collaborare, anzi fare la parte da leone nella promozione della musica in generale cercando di raggiunger una platea di utenti e musicisti  sempre più ampia e variegata , ma – ahimè – il profitto la fa ancora da padrone, e così  non va bene. Perché è così che si uccide la musica nel nostro paese.

A Roma Nord gli spazi per la musica dal vivo non sono tanti, il Cross Roads è un po’ un’eccezione

Sì, non è la prima volta che vi suoniamo, e ci torniamo sempre molto volentieri.

Valerio Di Marco

NdR: Per info sulla serata di sabato 20 gennaio: www.crossroadsliveclub.it

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Via Braccianese, 771, Roma, RM, Italia

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