Home ATTUALITÀ Tex Willer compie 70 anni ma resta sempre attuale

    Tex Willer compie 70 anni ma resta sempre attuale

    tex willer & pards

    Non li ho mai sopportati i fumetti, tutte stronzate!”. Diceva così Freddy Krueger nel quinto capitolo dell’horror-saga cinematografica “Nightmare” dopo aver fatto a brandelli una delle sue vittime con la passione, appunto, per i “comics”.

    Ma evidentemente Freddy Krueger non aveva mai letto Tex Willer, il fumetto nato settant’anni fa dalla penna di Gianluigi Bonelli e dal pennello di Aurelio Galeppini (in arte Galep).

    Per celebrarne l’importante genetliaco che si festeggia in questi giorni la Bonelli Editore, in collaborazione con Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, ne pubblica una nuova collana composta da 50 volumi da 140 pagine interamente a colori, in uscita ogni settimana con i due quotidiani.

    Ripercorreremo così le gesta eroiche di quello che è il più longevo personaggio italiano e, insieme a Superman e Batman, uno dei più duraturi a livello mondiale. Tex Willer fa parte dell’immaginario collettivo.

    Innumerevoli le citazioni nel corso degli anni, dal cinema alla musica. Anche i Litfiba gli dedicarono un brano nel 1989. Ma Tex è stato protagonista anche in radio, nei cartoni animati, nella narrativa per ragazzi, nei videogiochi.

    Se il mito dell’America si è alimentato col cinema e la letteratura, anche i fumetti, spesso e a torto considerati un’arte minore, hanno fatto la loro parte. Anzi l’eroe senza macchia e senza paura, l’uomo di legge non formalmente inquadrato disposto ad andare anche contro la stessa legge per proteggere i più deboli, ha avuto in Tex Willer una delle prime messe a fuoco.

    Ranger e allo stesso tempo capo indiano. Lui, antischiavista pur essendo texano, stava coi nordisti: per questo i Navajo lo fecero capo della loro tribù, dandogli il nome “Aquila della notte”.
    Tex è un manifesto antirazzista incredibilmente attuale sia con riferimento all’America trumpiana che alle odierne diatribe che si tengono in casa nostra.

    Il fascino di Tex, oltre al carisma del personaggio, erano gli scenari. Grazie a lui abbiamo scoperto l’America mitica, segreta, impenetrabile, leggendaria del vecchio west. L’ambientazione è l’epoca dei pistoleri, della guerra civile, pieno Ottocento.

    Per generazioni ci siamo immaginati le lande dell’Arizona, i deserti del Nevada, i boschi dello Utah, le praterie del mid-west, le piane desolate di Texas e Nuovo Messico, il Grand Canyon, il Rio Grande, dalle pagine di Tex. Si sognava restando svegli, sdraiati sul letto e immergendo la testa dietro quelle pagine meravigliose. Eravamo lì col corpo, ma con la mente viaggiavamo.

    Ma soprattutto ci siamo identificati con la figura dell’uomo solo contro il sistema, figura che Clint Eastwood ha reso perfettamente al cinema, sia nei panni del pistolero solitario dei film di Sergio Leone che della sua trasposizione urbana impersonata dall’ispettore Callaghan.

    Che poi in verità Tex Willer tanto solitario non era. Con lui agivano l’anziano e burbero Kit Carson, il fiero navajo Tiger Jack e il figlio Kit, avuto da Lilyth, primogenita del capo indiano Freccia Rossa.

    Eastwood, dicevamo. La prossimità tra il protagonista del fumetto e l’attore USA era espressa anche dalla somiglianza tra i due. Cosa che si è ripetuta, a seconda delle epoche, con Gary Cooper, John Wayne, Charlton Heston: cinema e fumetti, quando le diverse espressioni della cultura pop si fondono tra loro.
    Anche se forse più che allo spaghetti-western, Tex è assimilabile al western classico di John Ford. Insomma più “Ombre rosse” e “Il massacro di Fort Apache” che “Per un pugno di dollari”.

    Oggi i fumetti ancora non sono considerati cultura “alta”, ma ci arriveranno. Anzi è il cinema ad aver mutuato dal mondo delle illustrazioni il senso dell’inquadratura, delle posizioni, dei tempi della battuta.
    E’ successo anche in Italia, si pensi alla rivista Marc’Aurelio, fucina di futuri registi che avrebbero fatto grande la settima arte nostrana.

    E comunque Bonelli, morto il 12 gennaio di diciassette anni fa, grazie alla sua penna è nel gotha dei creativi italiani. E se non disperderemo la memoria di ciò che è stato grande, vi resterà ancora per tanto, tantissimo tempo.

    Valerio Di Marco

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