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Te piace ‘o presepe? Natale a Roma Nord

Nel testo di De Filippo il figlio risponde sempre: “No, nun me piace!”. A noi invece sì, e pure tanto. Viaggio fra i presepi di Ponte Milvio, Vigna Clara e Fleming

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immagine di repertorio

Come ogni anno, quando arriva dicembre arrivano anche le decorazioni natalizie, le luminarie, le immagini di Babbo Natale, gli alberi di natale e soprattutto il presepe, più o meno elaborato.

Ma l’annuale tradizione di ricreare la Natività cattolica in casa propria durante le feste natalizie ha origini molto antiche.

Prima un po’ di storia

La prima rappresentazione attestata che si ha della Vergine con Gesù Bambino è pittorica e risale al III secolo. La nascita di Gesù venne raffigurata da un artista anonimo su un monumento funebre del II secolo conservato all’interno delle Catacombe di Priscilla in via Salaria.

Ma colui che viene considerato il vero “padre del presepe” è un altro. Nel 1222, San Francesco d’Assisi era di ritorno da un viaggio in Palestina durante il quale rimase molto colpito dalle funzioni liturgiche della nascita di Gesù che si svolgevano a Betlemme.

Dunque, siamo nel 1223, chiese il permesso al Papa Onorio III di poterle ripetere in Italia, dove però all’epoca la rappresentazione dei drammi sacri era vietata.

Al posto della celebrazione della Natività, a San Francesco fu consentito di svolgere una messa all’aperto, in una grotta naturale a Greccio (attualmente, in provincia di Rieti), all’interno della quale furono sistemate le fiaccole, la mangiatoia, e accanto l’asino e il bue.

Il primo presepe inteso in senso odierno, e cioè la ricostruzione in miniatura dei protagonisti della natività, risale invece al 1283.

In quell’anno Arnolfo di Cambio scolpì un presepe con otto statuette in marmo, che rappresentavano la Vergine Maria, Giuseppe, Gesù Bambino, il bue, l’asino e i tre re Magi; e lo donò alla basilica di Santa Maria Maggiore (in piazza di S. Maria Maggiore), dove tutt’ora è conservato.

Il termine “presepe”, inoltre, deriva dal latino “prae” (davanti) e “saeps” (siepe). Il suo significato letterale è dunque “davanti alla siepe”, che nel tempo è stato inteso come la mangiatoia che si trova all’interno della stalla. Per questo motivo l’ambientazione del presepe è spesso una grotta o una stalla.

Dal 1300 ai nostri giorni

Dalla fine del XIII secolo la popolarità del presepe crebbe in tutta Italia, giungendo nei secoli anche nel resto dell’Europa e del mondo.

Dapprima, i presepi rappresentanti la Natività venivano esposti solamente all’interno delle chiese ma, grazie alla diffusione a livello popolare della tradizione e all’introduzione di statuette che rimandavano alla vita quotidiana come artigiani, commercianti e contadini, i presepi sono entrati nelle case di tutti noi (o quasi).

Ancora oggi, in Italia, ogni chiesa ha il suo presepe da esporre durante le festività di Natale, così siamo andati a vedere i più belli di alcune chiese di Vigna Clara e dintorni.

Il presepe di Ponte Milvio

La prima chiesa che abbiamo visitato è la Parrocchia Gran Madre di Dio, una costruzione di stampo neoclassico edificata nel 1933 e consacrata nel 1937, che si trova in corrispondenza di piazzale di Ponte Milvio.

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L’interno della chiesa è vasto e imponente, e il grande presepe si estende sul lato destro. Le statue sono costruite in ceramica e sono di media grandezza, il che contribuisce al fatto che il presepe sia molto ampio, senza essere sovraffollato.

Infatti, oltre ai classici protagonisti della scena – Giuseppe e la Vergine Maria in attesa di Gesù Bambino, il bue, l’asino e i tre Magi –, ci sono pochi altri personaggi a rappresentare pastori e contadini.

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La scena è accompagnata dallo sgorgare dell’acqua da una fontanella decorativa e da fari rossi che illuminano alcune zone del presepe.

Il cuore della rappresentazione, la nascita di Gesù Bambino (che verrà posizionato come da tradizione nella sua culla alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre), è al centro del presepe, illuminata da una forte luce gialla, e tutti gli altri personaggi sono rivolti verso la sua direzione.

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Quello di Vigna Clara

Risalendo poi da piazzale di Ponte Milvio lungo via Cassia, siamo giunti a piazza dei Giuochi Delfici per entrare nella Chiesa di Santa Chiara a Vigna Clara. La costruzione risale alla fine degli anni ’50, ed è stata consacrata nel 1962.

L’architettura dell’edificio è tondeggiante e il suo interno è semplice e umile. Nessuno sfarzo ad adornare le pareti, solo tre grandi affreschi posizionati nelle absidi. Il presepe di questa chiesa esprime a pieno il suo stile: è essenziale.

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La scena è incentrata in un unico luogo, la stalla di mattoni, all’interno della quale si trovano Maria, Giuseppe, la culla (ancora) vuota e i tre re Magi. Grandi assenti sono il bue e l’asino.

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Il presepe della chiesa di Santa Chiara ha la peculiarità di avere le statue ad altezza d’uomo, finemente scolpite nel legno. Accanto, è posizionato un cavalletto con sopra esposto un disegno allegorico della Natività, accompagnato dalla citazione di un salmo del Vangelo.

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Flaminia, siamo alla San Gaetano

Dopodiché abbiamo attraversato Corso di Francia per giungere in via Tuscania, dove si trova la Parrocchia San Gaetano. Sobrio e circolare, l’edificio sacro ricorda la romanità classica, e i suoi ambienti sono ariosi e luminosi.

Anch’essa ha iniziato il servizio liturgico intorno all’inizio degli anni ’60.

Il presepe di questa parrocchia è vasto ed elaborato. Qui, le statue sono in miniatura, e solo i personaggi principali sono leggermente più grandi.

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Essi, posti in primo piano rispetto al resto della scena, convergono tutti verso il centro della grotta che si trova sul lato sinistro del presepe. Alle sue spalle, si estende in altezza la città di Betlemme, con le sue casette e i suoi abitanti.

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La particolarità di questo presepe sono gli effetti sonori e il cielo, che cambiano simulando un’intera giornata: di giorno il sole brilla in alto a destra di un tendone blu posizionato appositamente dietro alla costruzione, si sentono i rumori della città e canti religiosi; di notte il sole scompare, e a sinistra compare la luna immersa in un cielo stellato.

In ogni finestrella di ogni casetta si accende una luce e, in lontananza, si sente il pianto di un bambino che sta venendo al mondo.

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Ed eccoci nel cuore del Fleming

Per completare la nostra passeggiata, abbiamo raggiunto il Fleming dove in via Flaminia Vecchia si erge la parrocchia del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il territorio di questa chiesa è stato ricavato da quello della chiesa della Gran Madre di Dio nel 1957. E, nello stesso periodo delle altre parrocchie della zona, è stata consacrata nel 1962.

Prima ancora di entrare all’interno si può notare un cartello che invita coloro che vogliono arrivare al presepe di fare, dall’entrata nella chiesa alla tenda che ospita le statue, “un percorso per l’anima”.

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Non appena si entra, infatti, un secondo cartello indica di seguire i cavalletti sui quali sono posti grandi fogli che recitano alcuni passi del Vangelo, spiegazioni e riflessioni. Solo alla fine del percorso si arriva alla Natività, rappresentata nella sua semplicità.

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Nessuna decorazione, nessuna ricostruzione. Solo la Vergine Maria di fronte a Giuseppe, circondati dal fieno, che osservano la culla illuminata in cui arriverà Gesù Bambino.

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Anche qui, il visitatore è invitato a riflettere e pregare, infatti intorno alla scena della Natività sono posizionati un quaderno e una penna per poter lasciare la propria preghiera, un cestino dal quale poter portare via un biglietto con scritto un passo della Bibbia, e un pensiero scritto di don Tonino Bello, Vescovo in Puglia deceduto da anni.

Camilla Palladino

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