Home FLEMING Nella guerra al condom “non peccate” sembra solo un franco consiglio

Nella guerra al condom “non peccate” sembra solo un franco consiglio

Non peccate al Fleming
Non peccate al Fleming

Figli dei fiori e figli dei figli dei fiori (e magari pure nipoti dei figli dei fiori) leggete attentamente. “Fate l’amore, non fate la guerra“: dimenticate questo claim dei giorni che furono, i tempi sono cambiati e nell’era del puritanesimo 2.0 ecco che ti compare davanti agli occhi la frase che cancella tutto.

Lì, in bella mostra, educatamente trascritta sulla pancia metallica di un distributore di profilattici al Fleming a Roma ed evidenziata con un pennarello nero, regala l’impressione di quei quadri dove, comunque tu possa posizionarti, pare che gli occhi dei personaggi dipinti stiano osservando te.

Si, proprio te, che ti sposti, e provi a differire pure lo sguardo, cercando d’osservare altri particolari. Macché, gli occhi vanno lì, diretti, sull’evidenza evidenziata, e anche in questo caso – come nei quadri – la scritta sembra destinata proprio a chi s’avvicina al “luogo”, in questo caso, all’erogatore di preservativi.

Quel “Non peccate” scritto come invito diretto, anche se a dirla tutta appare più come imperativo.

Chi ha esternato la richiesta ha dimenticato di apporre la firma, un po’ come fanno i buffaroli, quelli che pur d’allungare i tempi d’un pagamento casualmente dimenticano di firmare un assegno, salvo poi scoprirlo cabriolet una volta depositato sul conto dell’ignaro “saldato”, ma qui non si accennano crisi economiche e quant’altro.

Qui si chiede esplicitamente di non fare sesso (o l’amore, decidete voi), e inevitabilmente il dubbio che il latore della frase in questione possa essere un parrocchiano incallito, comincia a insinuarsi nella mente.

Ma poi, memori d’un compagno di classe che oltre trent’anni fa si ritrovò a “metter pezza” per un condom bucato (così asserì l’amico, che di li a poco sarebbe diventato padre), si può anche pensare che l’autore dell’inquietante “Non peccate” possa essere proprio lui, quel vecchio compagno di classe che – ironia della sorte – ebbe in dono due gemelli.

Massimiliano Morelli

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