Home ARTE E CULTURA Da Roma Nord all’Algeria portando con sé la “grande bellezza”

Da Roma Nord all’Algeria portando con sé la “grande bellezza”

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Stefano Casadio è un fotografo professionista, cresciuto a Roma Nord e proprietario del negozio Foto Fleming Kodak fino al 2013. Trasferitosi in Algeria, da alcuni anni espone una mostra itinerante con suggestive vedute fotografiche del centro di Roma.

La passione per la fotografia è una fortuna – prorompe fiero – Stefano Casadio – perché è un hobby che diventa una professione”.
Fin da quando era giovane, Casadio passava il tempo libero scoprendo il potere della sua macchina fotografica e la meraviglia dei vicoli del suo quartiere.

Spesso mi svegliavo alle 4 di mattina, per scattare foto con la luce migliore e poi correre a scuola”, racconta, mostrandoci una foto della stazione di Tor di Quinto, scattata quando aveva 18 anni, e una di via Città della Pieve, al Fleming, quando non c’erano palazzi ma solo la chiesa del Preziosissimo Sangue.

Dagli oggetti al paesaggio

Sono arrivate, poi, le prime commesse importanti e le collaborazioni con Enel, con alcune case farmaceutiche e con varie riviste.
Sono state tutte esperienze formative, ognuna in modo diverso, ma quella che mi ha segnato di più è stata la rivista di Orologi e non solo. Per quest’ultima ho fotografato ogni tipo di collezionismo, dalle uova Fabergé alle scatole di fiammiferi”.

Vere e proprie miscellanee che nel fotografarle gli permettevano di studiare prospettive, luci, colori e le storie che racchiudevano. “Mi si è aperto un mondo, perché si entra nella case delle persone per vedere queste creature create negli anni e si scoprono le particolarità degli oggetti e delle persone”.

La vera scuola però sono state le collaborazioni con le collane edite dalla Pacini Editore e Edifir di Firenze, d’altronde l’arte stimola l’arte.

Ho fotografato dipinti meravigliosi, opere che hanno molto influenzato la mia produzione e allo stesso tempo mi hanno spinto ad andare oltre. Per esempio, Bartolomeo Bimbi era un pittore ma anche un reporter, faceva del suo dipinto un racconto di alcune realtà. Fare libri d’arte è un lavoro di prestigio, ma la fotografia di un quadro è mera riproduzione, non rimane nulla del tocco del fotografo”.

Così, Casadio è tornato al paesaggio e a fotografare in tutta libertà, senza vincolo alcuno.

La fotografia di paesaggio può scadere nella cartolina, per questo bisogna studiare le luci e le situazioni particolari. Oltre a vedere la statua, c’è quello che la statua vede”.

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© Casadio – vista dal Campidoglio

Roma itinerante

L’eterno sguardo su Roma è il titolo della mostra che Stefano Casadio sta portando in diverse città dell’Algeria.

È un lavoro fatto in occasione dei restauri del Campidoglio del ‘95, finanziati dalla casa farmaceutica Rhone Poulenc, che mi aveva commissionato la produzione del video sul restauro.  In veste di fotografo ufficiale, avevo a disposizione cestelli elevatori, gru, elicotteri e qualsiasi tipo di permesso, questo significava punti di ripresa straordinari. Per esempio, ho potuto scattare da più di venti metri di altezza e dal piedistallo della statua del Marco Aurelio”.

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© Casadio – Vista di Roma

Oltre ad avere scorci rari del centro storico di Roma – ogni pannello è lungo 4 metri – Casadio aveva bisogno di spazi molto grandi per esporli.
In Algeria non solo ne hanno, ma sono anche molto disponibili nel metterli a disposizione”.

Ha esposto a  Costantina nel 2015, in quell’anno città della cultura araba, nel 2016 ad Algeri, ora Bejaia e ci sono altre tre tappe in programma.

Il giorno dell’inaugurazione c’è sempre tanta gente e tanta attesa”, racconta entusiasta. “Oltre all’affluenza e agli apprezzamenti, ciò che mi fa più sorridere sono le domande curiose e il loro stupore nel vedere il Colosseo inglobato nel contesto urbano. L’algerino è innamorato dell’Italia, sia per la sua bellezza sia perché nel periodo critico, quando agli inizi degli anni ‘90 c’è stata la rivoluzione, che ha fatto migliaia di morti, l’Italia era l’unica ambasciata aperta. Infatti, quando mi capita di essere bloccato dalla polizia o di intrattenermi con qualche persona del posto, appena capiscono che sono italiano, cambiano atteggiamento e gli ridono gli occhi. Non hanno mai una nota critica verso l’Italia, solo ammirazione, ma la verità è che stanno 40 anni indietro anche su questo”.

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© Casadio – Ansa del Tevere

L’Algeria come una Roma anni ‘60

L’Algeria è il luogo dove oggi Stefano Casadio vive e lavora, ma spesso torna a Roma per stare con i figli e gli amici.

Perché proprio l’Algeria, gli chiediamo.
Per seguire mia moglie, che lavora lì, e perché sono sempre stato attratto dai paesi poveri, per gli scenari e le storie, li trovo stimolanti. Inoltre, l’Algeria è vicina a Roma, sia come distanza sia come persone, è facile trovare similitudine più con Algeri che con Milano. È come fare un salto indietro di 40 anni“.

Io sono nato e ho vissuto a Roma Nord, al Fleming, ho studiato prima al Gesù e Maria poi a Tor di Quinto; quando ero bambino, c’era un fiume di ragazzini che dopo la scuola giocavano per strada, oggi quando vai nelle strade di Algeri all’uscita dalle scuole, rivivi un po’ le stesse cose: i bambini mettono i sassi per fare i pali delle porte, come facevo io a via Cascia. Il quartiere mi manca sempre, perché ci sono cresciuto e ci sono le amicizie di tutta una vita, rappresenta le miei radici”.

Un passato che si rivive con romantica nostalgia nel presente di un paese che mostra, però, anche profonde differenze e criticità.
Poi ci sono contesti molto diversi, in quanto è un paese mussulmano molto attivo, se ne parla poco, ma è un paese dove si sente molto l’influenza della religione. C’è poco turismo  ed è difficile ottenere il visto per venirci”.

Per il futuro Stefano Casadio ha progetti ambiziosi.
Ora sto lavorando a un progetto fotografico sui siti archeologici romani dell’Algeria. Posti interessanti e affascinanti, di cui non esiste un lavoro che li raccolga. Ci sono molte difficoltà però nel muoversi, è necessaria una scorta, bisogna prendere contatti con le autorità locali, permessi, lasciapassare”.

Quello di Casadio è un percorso artistico ricco, tenace e in continua crescita, a cui la storia della sua città fa sempre da leitmotiv.

Giulia Vincenzi

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