
Vai a capire come funzionano certi meccanismi! Ti sbatti per cercare la tua strada, la trovi e la percorri a lungo con passione e talento.
A un certo punto ottieni il giusto riconoscimento del pubblico, ma forse con meno intensità e continuità di quanto meriteresti; ma è lo show business nostrano, bellezza, e devi stare alle sue regole fluide e sfuggenti, che tu lo voglia o no.
Poi, comunque, col favore del caso e della tecnologia, unisci i tuoi sforzi e la tua creatività con chi su altri palchi e in modo diverso ha fatto altrettanto e ti ritrovi diverse poltrone vuote in platea e in galleria.
Il pubblico ha la memoria corta? Pecca di irriconoscenza? Sì, vabbè, bravi, anzi, bravissimi, ma oggi si vive e si consuma tutto a velocità supersonica; adesso interessa altro, tipo un tizio che appare per tre minuti in tv e, poi, moltiplica la sua apparizione ad libitum neanche fosse un santo con la barba e le stigmate.
E i telespettatori, gli internauti e tutti quelli che si portano appresso ovunque il caricabatteria dello smartphone – perché c’è sempre una barriera di mezzo e quasi mai il test decisivo del palco – cercano il loro nuovo idolo nel caotico mondo virtuale, piazzano “like” e cuoricini a profusione e scrivono frasi di provvisoria e sgrammaticata adorazione, già pronti, s’intende, a sostituirlo rapidamente con un altro.
Non è che vogliamo fare i bacchettoni a tutti i costi o parlare per forza male di qualcuno, ma quando si ha la prospettiva di un concerto che prevede una valanga di hits, noi andiamo a sentirlo e siamo pieni di aspettative, anche se da tempo la tv e la radio trasmettono altro, e lasciamo ai sociologi il compito di esaminare la situazione.
I protagonisti della nostra storia, lo avete già capito dal titolo, si chiamano Sergio Caputo e Francesco Baccini, che da poco più di un anno sono diventati gli Swing Brothers.
In tre decadi di onorata carriera non si erano mai incontrati, poi hanno usato skype per chiacchierare e comporre una canzone a quattro mani e da cosa è nata cosa: un tour insieme e un album già pronto che aspetta il momento giusto per uscire.
Nella sera di venerdì 31 marzo i due cantautori, che da sempre innestano testi brillanti e ironici su composizioni jazz-swing e blues, hanno regalato agli spettatori dell’Auditorium uno show intenso e coinvolgente.
Accompagnati da una band di quattro eccellenti musicisti, con la Sala Sinopoli che presentava diverse poltrone vuote, Caputo e Baccini, supportandosi a vicenda – il primo alla chitarra elettrica, il secondo al piano – hanno magistralmente snocciolato 22-perle-22 in due ore esatte di concerto.
Nella generosa scaletta, caratterizzata da una rigorosa alternanza fra i pezzi dell’uno e quelli dell’altro, hanno trovato posto classici intramontabili come “Un sabato italiano” e “Genova blues” (“se questi muri sapessero parlare, anche le strade potrebbero arrossire“: c’è anche la firma di De André, ricordate?), gemme preziose come “Bimba se sapessi” e “Il Garibaldi innamorato“, e ballate magnifiche del calibro di “Ho Voglia di Innamorarmi” e “Mettimi giù“.
Non sono mancati, inoltre, gli irresistibili ritmi caraibici di “Italiani Mambo“, lo ska trascinante e la Milano da bere di “Fotomodelle” e le atmosfere notturne ed eteree di “Spicchio di Luna“, oltre a chicche misconosciute e all’epoca censuratissime (parliamo del 1995) come la bacciniana “Filma!” (il consiglio è di ascoltarla e riascoltarla per capire come leggesse in anticipo e con ironia nerissima alcuni fatti di cronaca purtroppo attuale).
Naturalmente sono arrivate anche “Le donne di Modena” e “Sotto questo sole“, le canzoni più recenti di Caputo (in francese e in inglese) e “Non fidarti di me“, l’allegrissimo brano che ha sancito ufficialmente la nascita degli Swing Brothers.
Sul palco si è visto anche Andrea Rivera, per introdurre l’irriverente “Ave Maria (facci apparire), il nuovo singolo di Baccini di cui ha scritto le parole.
Insomma, parecchia carne al fuoco e per di più cucinata e presentata con competenza sopraffina.
Gli Swing Brothers vanno avanti e rilanciano, e noi, dopo aver cantato insieme a loro e averli lungamente applauditi, li aspettiamo più avanti lungo la strada, magari insieme a molti di quelli che venerdì sera si sono lasciati sfuggire il loro magnifico concerto.
Setlist: Troppa birra nei bar / C’est moi l’amour / Fotomodelle / Metamorfosi / Genova blues / Bimba se sapessi / Manager / Straight for my heart / Filma! / Un sabato italiano / Non fidarti di me / Le donne di Modena / L’astronave che arriva / Ho voglia di innamorarmi / Italiani Mambo / La Maria / Spicchio di Luna / Sotto questo sole / Ave Maria (facci apparire) / Il Garibaldi innamorato / Qua qua qua quando / Mettimi giù
Giovanni Berti
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