Home AMBIENTE Tutto sul tornado a Cesano, ma anche tutto sui tornado in Italia…

Tutto sul tornado a Cesano, ma anche tutto sui tornado in Italia…

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Il tornado che il 6 novembre 2016 ha devastato Cesano e che si è abbattuto sull’Agro Romano a Nord-Ovest della Capitale, percorrendo una scia di 40 km dalla costa alla base dei distretti vulcanici di Bracciano e Sacrofano, è stato un evento eccezionale di cui oggi abbiamo un’accurata testimonianza grazie al lavoro svolto da Daniele Bianchino.

Daniele è un giovane appassionato di meteorologia e climatologia che ne ha seguito il percorso fotografando e girando video dei danni provocati, descrivendoli minuziosamente.Il tutto lo ha poi pubblicato sul suo sito in una sezione dedicata all’evento.

Un lavoro straordinario per completezza e competenza, una mole impressionante di immagini e documenti filmati che mostrano luogo per luogo – da Ladispoli a Morlupo passando per Ceri, Cervaro, Parco di Veio, Cesano e Osteria Nuova – gli effetti di un evento sì raro nella sua dirompenza ma non unico nel suo genere.

E oggi lo sappiamo perchè è grazie a studiosi come Bianchino, per il quale quest’attività è solo una passione e non un lavoro, se disponiamo di dati certi sui tornado accaduti in passato.

Sul suo sito c’è anche una cronologia di quelli più rilevanti verificatisi nel Lazio negli ultimi quattro secoli, con accanto ad ognuno il bilancio in termini di danni e vittime causati.

Questo appassionante lavoro ha suscitato la nostra curiosità. Impossibile quindi non cercarlo e intervistarlo…

Com’è nata l’idea di fare un lavoro così accurato?
Essendo un appassionato della materia ho notato che su Internet, come spesso accade in questi casi, girava un sacco di disinformazione e quindi ho cercato di fare chiarezza con una ricerca quanto più realistica, con dati a supporto, e di non giungere a conclusioni che poggiassero su semplici ipotesi o probabilità.

E’ un approccio che ho sempre adottato per tutti gli studi che ho fatto, studi basati su dati veri e riscontrabili che ho trovato sia in Rete che consultando vecchi testi presi in biblioteca.

Per quanto riguarda questo tornado, all’inizio non avevo intenzione di fare un lavoro così ampio ma quando ho capito che si trattava di qualcosa di eccezionale ho pensato che fosse giusto documentarlo per bene. Così ho creato una pagina apposta sul mio sito e l’ho corredata di testimonianze prese direttamente sul posto.

Come hai fatto la ricerca?
Insieme ad un mio amico militare, che mi ha accompagnato durante il viaggio, ho seguito il percorso fatto dal tornado lungo i comuni e le frazioni toccate e ho fotografato i danni.

Mi ero fatto una cartina del possibile percorso e in effetti si è rivelato quello che avevo previsto. Ed è stato anche abbastanza facile tracciarlo perchè il tornado aveva una base molto ampia ed è stato sempre a contatto col suolo.

Ovviamente era difficile ricercare i danni fatti nei boschi o in aperta campagna, anche se qualcosa era visibile pure lì, così come non sono potuto entrare in campi privati e in alcune zone militari, però nei centri abitati è stato facile individuarli e danno l’idea di quanto il tornado abbia camminato.

Le foto che hai pubblicato sono tue?
Quasi tutte. Quelle che non lo sono recano in calce l’autore. Ce n’è una in particolare, quella in alto che apre la sezione, che è di Eric Pirotta ed è una delle migliori in assoluto di un tornado in Italia.

In verità ne ho fatte molte altre ma siccome volevo che il lavoro apparisse il più snello possibile ne ho prese solo alcune.

Sarebbe stato stancante trovarsi di fronte trenta foto per ogni location, ma non è detto che non le userò in futuro per un eventuale approfondimento.

Il nostro giovane interlocutore nel 2014 realizzò un accurato studio sui tornado registrati in Italia negli ultimi 300 anni evidenziandoli su una cartina dello Stivale con una serie di triangolini rossi.
Da lì si vede che tali fenomeni sono molto frequenti nel nostro paese, e specialmente nel Lazio, ragion per cui il suo commento di allora a corredo della ricerca suonava profetico poichè recitava: “Intensi tornado sulla piana laziale sono fenomeni storici mai più avvenuti, ma ciò non implica che non possano riavvenire in futuro”.

Hai detto che quello del 6 novembre è stato un evento eccezionale. Perchè?
Innanzitutto per la lunghezza del percorso, circa 40 km, tanto che all’inizio si pensava fossero due tornado distinti. Invece era uno solo che ha camminato tantissimo. Non è quello che ha percorso più chilometri in Italia, ma rientra comunque tra i più lunghi dell’ultimo secolo, dopo quelli di Venezia nel 1960 e del Montello nel 1930. E poi per la velocità, circa 85 km/h, quando la media è di 20-30 km/h.

L’intero tracciato l’ha fatto in circa mezz’ora, pochi tornado arrivano a queste velocità. La stessa cella temporalesca che l’ha generato, come confermato dal radiosondaggio di Pratica di Mare delle 12 di quel giorno, viaggiava a 78 km/h, molto più veloce del normale. Poi non è detto che da una cella si sviluppi un tornado, per questo non si possono prevedere.

40 km è il tracciato sulla terraferma, ma bisognerebbe sommarci anche quelli sul mare
Ovviamente sì, ma questo tornado – seppur arrivato dal mare – si è generato molto vicino alla costa, perchè lì si è sviluppata la sua cella temporalesca. Si vede anche dai primi video amatoriali che girano in rete. Uno molto simile ci fu a Taranto nel novembre 2012.

Ma i tornado sono eventi così rari?
In Italia ce ne sono ogni anno, magari non di questa portata. Anche se in provincia di Venezia nel 2015 ce ne fu uno di categoria F4, in una scala che va da 1 a 5, quindi il doppio più potente di questo dell’Agro Romano, che era F2. Nel Lazio ce ne fu un altro nel 1961 che andò da Ostia ad Albano e causò 3 vittime.

Eventi così forti possono verificarsi anche ogni cinquant’anni nella stessa regione, e magari ogni cento nello stesso punto, quindi sono rari per la vita di un uomo ma non in assoluto. Come i terremoti.

Per questo ogni volta che accadono siamo portati a dire che è l’evento del millennio, ma basterebbe conoscere i dati storici per capire che non è così.

Qual è la differenza tra tornado e uragano?
Premetto che in Italia le chiamiamo trombe d’aria, ma tromba d’aria e tornado sono la stessa cosa: trattasi di un vortice violento che scende da una nube temporalesca e si concentra su una zona relativamente limitata. E’ la stessa differenza linguistica che c’è tra “tsunami” e “maremoto”, ma in realtà pure quelli sono la stessa cosa.

Da cosa sono causati?
In genere si pensa che siano generati dal caldo ma in realtà sono dovuti allo scontro tra aria calda e aria fredda. Infatti negli USA i posti più colpiti sono Texas e Kentucky, dove il clima è temperato, non tropicale.

Gli uragani (o cicloni), invece, sono fenomeni su vastissima scala che possono raggiungere le dimensioni anche di mezza Italia e si formano sui mari tropicali. Sono perturbazioni molto violente con un “occhio” al centro. Anche questi sono classificati da 1 a 5 ma un uragano di potenza 5 è meno violento di un tornado della stessa intensità. L’uragano devasta regioni intere ma in genere con venti meno forti rispetto ad un tornado.

Spesso si confondono anche tornado e temporali
C’è una differenza sostanziale. Certi temporali hanno raffiche di vento molto forti, causano danni in zone anche di 10-15 km di diametro e questi danni li riconosci perchè hanno tutti la stessa direzione. Lo vedi dagli alberi sradicati, per esempio. Il tornado, al contrario, essendo un vortice provoca danni in varie direzioni e come andatura è molto più lineare: può abbattere casa tua ma risparmiare quella del vicino.

Quando si parla di questi fenomeni la percezione è che siano sempre più frequenti e dovuti al riscaldamento globale causato dall’inquinamento. Ma è davvero così ? Sentiamo il parere di chi in fatto di clima dà una pista a molti.

Hai detto che i tornado non dipendono dal caldo, quindi non c’entra il riscaldamento globale causato dall’uomo?
No. Basti pensare che nel 1749 ce ne fu un altro devastante a Roma di cui ne diede testimonianza Giuseppe Boscovich, naturalista, matematico e fisico dell’epoca. Sicuramente un ruolo fondamentale nella formazione dei tornado sono i flussi di calore sopra la media provenienti dal mare. E sicuramente questo periodo storico è caratterizzato da un clima più caldo, soprattutto in autunno ed inverno, per il quale un ruolo ce l’ha anche l’inquinamento globale.

Ma studiando la storia della Terra si può vedere come periodi anche più caldi di questo ci siano sempre stati. Le stesse calotte polari non sono sempre esistite, sono apparse e scomparse almeno quattro volte da quando è nato il nostro pianeta, quindi non è detto che la normalità sia avere i ghiacciai sui due poli. Quelli attuali non sono altro che ciò che rimane dell’ultima glaciazione. Ad esempio non esistevano all’epoca dei dinosauri.

Rischi di passare per negazionista…
(Ride, ndr) ma questa è la storia! La nostra generazione tende a pensare che siamo nel periodo peggiore, ma non è così. Secondo me l’uomo si è talmente evoluto da potersi adattare a qualsiasi condizione, anche – per assurdo – ad un innalzamento del livello del mare di quaranta metri. Cosa che ovviamente non avverrebbe in un solo giorno.

Del resto siamo su un pianeta libero nell’universo dove può succedere qualsiasi cosa. Siamo già fortunati che fino ad ora non ci è mai venuto addosso un asteroide.

Tornando all’attualità, cosa bisogna fare se ci si imbatte in un tornado?
Innanzitutto non sottovalutare l’evento, quindi non fermarsi a fare foto e video: è vero, possono essere documenti molto importanti per gli studi successivi, ma la prima cosa da fare dev’essere sempre pensare prima alla propria vita.

Poi, evitare di stare all’aperto e rifugiarsi in posti chiusi ai piani bassi perchè difficilmente un tornando – per quanto forte – può danneggiare strutture in cemento armato. E ancora, non restare in macchina perchè un tornado non si sa quanta forza può avere e si rischia di essere travolti con tutto il mezzo.

Ma conosciamolo meglio, questo Edmund Halley dei nostri giorni…

Com’è nata la tua passione per queste materie?
Fin da piccolo leggevo enciclopedie e testi scientifici. Mi piacevano gli animali, la natura, i dinosauri. Ma mi appassionano anche la geologia, l’astronomia, la biologia. Di climatologia e meteorologia ho iniziato a interessarmi presto, mi ricordo che la prima la prima tromba d’aria che vidi fu a Ostia quando avevo cinque anni.

Col tempo, poi, iniziai a studiare la materia in modo più approfondito, specie riguardo la struttura delle celle temporalesche al fine di capire gli eventuali segnali precursori della formazione di un tornado. Il resto è venuto con Internet, grazie a siti e forum sulla materia.

Il tuo è un hobby ma ti ci dedichi come ad un lavoro
Sì perchè in realtà mi occupo di tutt’altro, sono commesso in un negozio, ma fortunatamente – dato che ne sono il gestore – nei buchi di tempo riesco a coltivare questa mia passione tanto che è divenuta una specie di secondo lavoro.

Hai mai pensato di rimetterti sui libri e laurearti in queste materie?
Sì ma al giorno d’oggi avere un titolo di studio in una determinata materia non è garanzia di poterla poi svolgere come professione. Anzi non è quasi mai così. E sinceramente non so nemmeno se mi avrebbe dato le stesse soddisfazioni.

Ovvio che avere studiato ed essere pagati per fare quello che ci piace sarebbe il massimo, ma anche avere uno stipendio derivante da un altro lavoro che ti permetta di coltivare una passione va bene lo stesso. Quello che faccio, lo faccio per puro interesse scientifico e per far sì che le mie ricerche possano tornare utili a qualcun’altro in futuro.

Nei secoli passati c’erano persone che, come me oggi, andavano in giro a raccogliere dati, fare domande, informarsi sull’ora esatta degli eventi, descrivere i danni fatti dai tornado. E oggi quelle testimonianze sono preziose per tutti noi, specie adesso che bufale e informazioni non veritiere circolano con tanta facilità.

Facebook è un potente mezzo d’informazione, ma anche di disinformazione. Io dico sempre che avere una base – anche minima – di conoscenza di quello che ci circonda, come la terra che calpestiamo o l’aria che respiriamo, può metterci al riparo dalle false informazioni.
Altrimenti rischiamo di credere ad ogni cavolata che ci dicono.

Per navigare all’interno del sito di Daniele cliccare qui, per andare direttamente alla sezione dedicata al tornado di Cesano cliccare qui.

Valerio Di Marco

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