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Tor di Quinto, per non dimenticare Giovanna Reggiani

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Giovanna Reggiani, moglie di un alto ufficiale della Marina Militare,  morì il primo novembre 2007 dopo essere stata violentata e massacrata due giorni prima nel buio del solitario vialetto che conduce alla stazione di Tor di Quinto.

Fu un efferato delitto che sconvolse la capitale e l’intera nazione e per il quale il romeno Nicolae Mailat, riconosciuto colpevole in via definitiva, venne condannato all’ergastolo. Pena che sta scontando in un penitenziario in Romania dopo esservi stato trasferito il 9 aprile 2015.

A nove anni dal decesso, nel pomeriggio di oggi, 1 novembre, sullo stesso luogo si è tenuta una commemorazione organizzata da Fratelli d’Italia.

Alla stessa hanno preso parte Isabella Foglietta, presidente commissione Trasparenza del Municipio XV, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, il portavoce romano di Azione Nazionale Giorgio Ciardi, Fabrizio Ghera, capogruppo FDI in Campidoglio, e Giorgio Mori, responsabile dipartimento immigrazione a Roma di FDI.

A margine dell’evento, Isabella Foglietta ha così dichiarato: “Commemorare oggi Giovanna Reggiani, vittima di un delitto atroce, serve anche a richiamare l’attenzione delle istituzioni perché assicurino in quest’area una maggiore presenza, che garantisca la sicurezza dei cittadini. Oggi, a nove anni esatti dall’omicidio, sembra che nulla sia successo, e tutto qui intorno è tornato nell’abbandono come allora, fatte salve le due colonnine Sos superstiti.”

Ma Foglietta ha puntato il dito anche contro l’Atac denunciando la sospensione della linea 332 che collegava la stazione con via Flaminia. “Doveva essere una sospensione temporanea” esclama, sostenendo che così non è e che la mancata riattivazione  costringe ora i pendolari “a tragitti notturni a piedi rischiosi, visto che anche l’illuminazione è di nuovo del tutto insufficiente“.

Lo stretto budello di strada che connette Via Flaminia alla Stazione di Tor di Quinto non è mai stato allargato. Le colonnine SOS che sono state collocate nel 2008 nelle vicinanze del luogo della tragedia appaiono abbandonate e prive di manutenzione come l’intero percorso per arrivare alla stazione” le fanno eco Fabrizio Ghera e Giorgio Mori sottolineando anche loro “l’imbarazzante scritta ingiallita sulla fermata del 332 che recita “fermata temporaneamente sospesa”.

La situazione – incalzano i due esponenti FDI – è dunque esattamente come quella di nove anni fa quando, per colpa dell’incapacità della Pubblica Amministrazione, la stazione, una cattedrale nel deserto, veniva inaugurata senza alcuna politica di inserimento nel tessuto urbano e di sicurezza“.

E’ tornato insomma il brodo di coltura in cui maturò l’omicidio nel 2007” esclama a sua volta Isabella Foglietta annunciando che presenterà un’interrogazione in municipio “perché si faccia luce su questa situazione inaccettabile, e si ripristini al più presto la fruibilità in sicurezza dell’area“.

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3 COMMENTI

  1. Gentile Ghera e gentile Mori,
    sostenete che”La situazione è dunque esattamente come quella di nove anni fa quando, per colpa dell’incapacità della Pubblica Amministrazione, la stazione, una cattedrale nel deserto, veniva inaugurata senza alcuna politica di inserimento nel tessuto urbano e di sicurezza“ ? Lo avete detto all’ex Sindaco Alemanno che ieri era lì con voi alla commemorazione e nel 2009 fu proprio lui ad inaugurare la stazione in veste di Sindaco ? e Ghera non era assessore ai LL.PP proprio della Giunta Alemanno? e Mori non era un Consigliere del Municipio? spero che la vostra volesse essere quindi un’autocritica e non un meschino tentativo di gettare su altri le responsabilità, in una giornata che invece meritava di limitarsi al ricordo della Reggiani. Complimenti

  2. Concordo con ghino. per non parlare del fatto che “lucrando” su questa questione alemanno ha vinto le elezioni e dato il via alla politica dei campi, la stessa che oggi combattono. Ma voglio dire.. cosa aspettarsi da questi ?

  3. @Matteo
    come avrà notato non mi esimo dal criticare l’ex Sindaco Alemanno come nel caso in questione, ma non dia a lui anche la responsabilità di aver avviato la politica dei campi nella capitale. In realtà fu la giunta Veltroni che coniò e avvio quelli che definì i c.d. Villaggi della Solidarietà (tradotto, campi nomadi) che dovevano nascere in 4 zone di Roma (vedi ad esempio il campo di via Tiberina presso il Camping River). Tale scelta della Giunta Veltroni venne messa nero su bianco con il “Patto per la legalità” sottoscritto, tra gli altri, dal Sindaco Veltroni e dall’ex Prefetto di Roma Achille Serra. Vorrei anche ricordare che la materia dei nomadi, era seguita da vicino, per conto del il Sindaco Veltroni, dal suo Vice Capo Gabinetto Luca Odevaine , lo stesso che oggi troviamo coinvolto come una delle figure di primo piano nel processo Mafia Capitale. Insomma giusto criticare Alemanno, ma diamo a Cesare (Veltroni) quel che è di Cesare.

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