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Ferrovia Roma Nord, la sicurezza è ancora una chimera

Negli ultimi anni tanti i buoni propositi ma zero i risultati: ad oggi la sicurezza sui convogli e nelle stazioni della Roma Nord è ancora una chimera

ferrovia roma nord

E’ una delle tratte ferroviarie off limits per la mobilità capitolina, tanto da essersi aggiudicata, secondo Legambiente Lazio, la seconda posizione del “Premio Caronte 2015”. Un trofeo di cui la Roma-Civita Castellana-Viterbo, ovvero la Roma Nord, non ha nulla di cui vantarsi in quanto, oltre ai disservizi per cui è celebre tra i viaggiatori, in questo periodo è anche carente sotto l’aspetto sicurezza.

Nelle stazioni e sui convogli, assenti infatti i controlli che si renderebbero necessari su una tratta superaffollata all’indomani degli attacchi terroristici di Bruxelles e alla luce delle recenti dichiarazioni del prefetto Gabrielli secondo il quale su Roma pesa una minaccia incombente.

Nulla di nuovo se si guarda alla ferrovia di Roma Nord con gli occhi del pendolare esasperato da corse scomparse e riapparse a mo’ di poltergeist, dal degrado dei convogli e delle stazioni o dalla presenza di portoghesi olimpionici nel salto del tornello. Se invece osserviamo la capitale come città nella quale vige un piano sulla sicurezza in virtù del quale la maggior parte delle stazioni metro sono presidiate da pattuglie di militari, allora la Roma Nord merita una riflessione a parte. Perché, ad oggi, quasi nessuno presidia le sue stazioni.

“Viaggiare sicuri” una chimera?

Chi non ricorda lo slogan della campagna abbonamenti ATAC, “viaggiare sicuri”? Sugli habitué della Roma Nord la frase non ha mai sortito gli effetti sperati.

Periodicamente, tramite degli esposti, segnaliamo alla Procura e alla Prefettura la carenza di controlli sulla linea ferroviaria“, sostiene Fabrizio Bonanni, portavoce dell’agguerrito Comitato Pendolari Ferrovia Roma Nord che con i suoi 2400 membri è la voce più autorevole esistente.

Fra i disservizi, in ordine sparso, mancanza di controlli in entrata ed uscita dalle stazioni, assenza di addetti alla sicurezza lungo le banchine, le porte dei vagoni sono spesso guaste, in alcune stazioni mancano telecamere o se ci sono non funzionano, scale mobili, ascensori e discese per disabili idem. Per non parlare delle cellule dei tornelli che spesso impazziscono con il rischio di rimanere incastrati: figuriamoci cosa potrebbe succedere in uno stato d’allarme.

Queste sono solo alcune delle criticità segnalate. Eppure, già tre anni fa, l’ATAC replicava ai microfoni di TeleRoma56 dicendo: “I nostri pendolari sono ascoltati e abbiamo avviato con loro dei tavoli di discussione. Questo a significare che non facciamo operazione d’immagine ma vogliamo andare alla sostanza delle cose“.

Nemmeno le recenti visite del TG3 e di Striscia La Notizia hanno sortito effetti ed accedere ai convogli è ancora fin troppo facile evitando i controlli in stazioni come Labaro, Prima Porta e Campi Sportivi dove addirittura mancano i tornelli.

A settembre 2015, per circa una ventina di giorni, gli ispettori regionali e dell’ATAC fecero delle verifiche sulle condizioni della linea ferroviaria, ma il report degli esiti non è stato mai divulgato“, racconta il Comitato Pendolari. Eppure si tratta di prendere misure minime che garantiscano la sicurezza globale dei pendolari e di chi usa la linea come mezzo di spostamento all’interno di Roma.

La ferrovia infatti, pur diramandosi fra paesi e cittadine della provincia, traghetta quotidianamente fra le 100 e le 120mila persone, circa 600 ogni treno, dai confini del viterbese al centro di Roma, facendo capolinea a Pizzale Flaminio, dove è difficile scorgere presidi di sicurezza. O meglio, li si avvistano solo svoltando la piazza, all’uscita delle fermate della metro.

Dopo che il Prefetto Gabrielli ha deciso il piano emergenza, le uscite della metro e la piazza sono diventate Fort Knox. Pochi metri più in là, i pendolari della Roma-Viterbo sono invece ‘esentati’ dal piano sicurezza“, afferma Fabrizio Bonanni sostenendo di sentirsi, lui come tutti gli altri, “esposti a dei veri e propri rischi perchè il piano vigente lascia scoperta una larga fetta della mobilità capitolina“.

Pochi giorni fa agenti e cani poliziotti erano presenti lungo la banchina della stazione Flaminio mentre i pendolari sprovvisti di biglietto venivano bloccati dai controllori e sanzionati. Inversione di tendenza? No, era il 24 marzo ed erano previste delle manifestazioni e cortei in Centro, meglio dunque stare accorti fin dal mattino…

Tanto per fare un esempio

Ogni giorno su questa tratta circolano migliaia di persone che dalla provincia di Roma si dirigono verso il centro città o chissà ancora dove tramite la stazione Termini, la Tiburtina o l’aeroporto di Fiumicino. Senza considerare l’universo multietnico dei centri d’accoglienza dove stazionano profughi dall’incerta identità. Persone che, qualora volessero viaggiare sui mezzi pubblici, potrebbero farlo tranquillamente.

E’ un caso del tutto ipotetico, certo, ma ipotizziamo per un attimo che il proprietario di un abbonamento mensile e rinnovabile metrebus perda la propria tessera magnetica (quella bianca, per intenderci). Come suggerito anche dal portale ATAC, è necessario acquistare una nuova tessera e rinnovarla a decorrere del mese successivo mentre nel mese corrente il pendolare dovrà comprare biglietti singoli per viaggiare.

E la tessera, sulla quale c’è anche la firma di chi l’ha persa, che fine fa? Come ci è stato spiegato dai responsabili, rimarrà attiva e potrà essere utilizzata da chiunque fino allo scadere del mese. Ciò in quanto non reca informazioni identificative del proprietario e quindi può essere annullata in quanto non ha valore di documento. Però c’è una firma e chiunque, anche sulla Roma-Viterbo, potrebbe usarla spacciandosi per titolare della stessa.

Prossimo appuntamento

Negli ultimi anni tanti i buoni propositi ma zero i risultati. Recentemente, come avviene ogni volta sotto elezioni, anche alcuni candidati sindaci si sono cimentati nel dare le loro soluzioni ma  i pendolari ormai sono immuni a queste esternazioni ricorrenti e cercano invece impegni concreti.

Lo fanno continuamente incalzando le istituzioni e lo faranno anche prossimamente. E’ quanto annuncia Fabrizio Bonanni anticipando a VignaClaraBlog.it che il Comitato ha chiesto per il 26 aprile “un incontro con ATAC, Regione Lazio e coi Presidenti dei Municipi I, II e XV, i municipi cioè i cui territori sono interessati dalla tratta urbana della Ferrovia Roma Nord“.

Un incontro in cui verrà sottoposto un documento redatto dal Comitato con elencati diversi punti in materia sicurezza, sperando che vengano accolti e tradotti in atti concreti subito dopo, altrimenti la sicurezza sui binari della Roma Nord resterà ancora quel che è: una chimera.

Barbara Polidori

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