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SOS Fragilità e Alzheimer, sportello poco noto al S.Andrea

Alzheimer

Alzheimer, demenza senile, decadimento cognitivo. Condizioni che coinvolgono gli anziani, certo, ma spesso anche chi li assiste ha bisogno di aiuto. Ed è per questo che nell’unità geriatrica dell’Ospedale Sant’Andrea è in funzione uno sportello gratuito che si occupa di assistenza ai caregivers di questi soggetti per fornirgli supporto informativo e sociale.

Si chiama “SOS Fragilità & Alzheimer” e ha anche un profilo dedicato su Facebook. L’iniziativa è della cattedra di Geriatria della Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università di Roma “La Sapienza”, con la collaborazione dell’Associazione AGING Onlus.

Lo sportello, ubicato al piano terra nella stanza interna pre-ospedalizzazione, è in funzione ogni giovedì dalle 15:30 alle 17:30; per prenotare un incontro si può telefonare al numero 06-33775464 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 10:30.

Nell’orario di servizio, il personale ospedaliero è disponibile per malati e familiari per rispondere alle domande inerenti i bisogni dei nuclei familiari; fornire indicazioni e consigli sulla gestione quotidiana del paziente a livello di relazione, assistenza e conservazione delle risorse cognitive; offrire indicazioni sui diritti dei malati, sui servizi presenti sul territorio, sulle strutture di competenza.

Assistiamo familiari di persone affette da Alzheimer ma soprattutto demenza senile” ci spiega il dott.Marcello Bertini, uno dei componenti del team di psicologi che lavorano al progetto.

“All’inizio era un servizio rivolto solo ai pazienti dell’ambulatorio, ma poi si è allargato anche alle persone esterne a cui diamo informazioni di tipo amministrativo, psicologico, ecc. Qui c’è un gruppo di lavoro molto valido, e ho scritto anche al vice di Zingaretti in Regione – Dott.Valeriani – per invitarlo a vedere quello che stiamo facendo in questa unità, con medici e infermieri bravissimi nell’assistenza non solo nei primi momenti della presa in carico del paziente ma in tutto il percorso terapeutico”.

Quante telefonate ricevete in media ogni giorno? “Non moltissime – si rammarica – perché sono in pochi a sapere che esiste questo sportello. Per la maggior parte si tratta di richieste su problemi pratici come le domande di invalidità o per ottenere l’accompagno, ma ci chiamano anche per sapere dove si trovano i centri in cui si svolgono attività di gruppo. Ce ne sono presso tutte le ASL, e spesso sono loro a mandare gli assistenti a prendere le persone a casa. Il problema è che molti non lo sanno.
Ma è importante, perché queste patologie il più delle volte sono complicate da solitudine e difficoltà relazionali, oltre che da problemi esterni come ad esempio quelli socio-economici. In questi centri i pazienti possono stare insieme, parlare, giocare a carte, tutte cose che li aiutano a essere meno depressi e quindi anche meno “malati”. Perché tutto sta nell’avere voglia di guarire”.

Che poi spesso l’aiuto psicologico serve anche ai familiari che li assistono. “Esatto – concorda il dr Bertini – Se io sono depresso, mia madre ne risente. Spesso i figli si sentono ingabbiati e provano rabbia verso il genitore che gli sta portando via la vita. Questa frustrazione, una persona anziana la percepisce più di altri. Qualche giorno fa una paziente si è messa a piangere e io le ho detto che avrebbe dovuto essere contenta di stare piangendo, perché chi piange prova emozioni. E provare emozioni è vivere”.

In effetti la componente psicologica è centrale, ma purtroppo all’interno della medicina essa è percepita, ancora oggi, come un elemento accessorio, “quando invece dovrebbe essere complementare – rivendica Bertini – anche se devo dire che molti medici ormai ci riconoscono un ruolo importante”.

Ma c’è un modo per prevenire certe patologie? “Un modo specifico non c’è, ma certe piccole attenzioni vengono da lontano e tutte insieme concorrono a quella che noi chiamiamo “terapia della salute”. Se io a quarant’anni fumo ci sono molte più probabilità che a 75 abbia l’Alzheimer; idem per il diabete se non mi controllo la glicemia. Il corpo umano è come una moneta: da una parte c’è la faccia fisica e dall’altra quella psicologica. Se diamo una schicchera ad una delle due facce, quella schicchera produrrà un effetto anche sull’altra”.

Valerio Di Marco

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