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Gli Innuendo (ma è come se fossero i Queen) al Crossroads

innuendo240.jpgAnche replicare è una forma d’arte. Una filosofia che gli Innuendo, tribute band “di culto” dei Queen, ha fatto propria fin dalla nascita. Sabato 19 dicembre il quintetto guidato da Luigi “Jiji” Lusi suonerà al CrossRoads Live Club, in via Braccianese 771, proprio nel diciottesimo anniversario della fondazione del gruppo. Ne parliamo con lo stesso leader e cantante.

Diciotto anni di attività sono tanti. Com’è nata la vostra passione per i Queen ?
Grazie all’amore per il cinema, visto che nel 1977 seguivo in TV una serie di film dedicati a Billy Wilderla cui sigla iniziale era “Somebody To Love”. La voce di quella canzone mi estasiava ma ancora non sapevo chi fosse. Un anno dopo un mio carissimo amico mi regalò l’LP in vinile di “Jazz”, con tanto di poster di cicliste nude all’interno. Fu amore a prima vista (e udito). In tutti i sensi.

In concerto siete bravissimi a rievocare la potenza della band originale, una band che in molti – almeno in Italia – non sono mai riusciti a vedere dal vivo.
E pensa che neanche io. Stavo per andarli a vedere a Milano nel settembre del 1984 ma ebbi un impedimento all’ultimo. Mi dissi “sarà per la prossima volta” e invece non ci furono altre occasioni in Italia. Naturalmente non considero nemmeno i vari progetti “Queen+…”, visto che i veri Queen sono morti nel 1991 con Freddie Mercury.

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I loro lavori degli anni ’70 – fino a A Day At The Races – erano autentici prodigi. Un pò meno negli anni ’80, ma comunque The Miracle (1989) era un gran bel disco.
Anche se scontato, “A Night At The Opera”, del 1975, rimane il mio preferito in assoluto, seguito dalla sua “copia carbone” del ’76 che hai citato, entrambi presi in prestito – nei titoli – da due film dei fratelli Marx, guarda caso. “The Miracle” era un buon disco ma per quanto riguarda gli anni ’80 (periodo sicuramente non di massima creatività rivoluzionaria del gruppo), “A Kind Of Magic” mi piace di più.

Un altro loro capolavoro secondo me è “Innuendo”, dove con il brano principale, vista la lunghezza e la complessità, si respirava molto l’aria pionieristica e audace di “Bohemian Rhapsody”. Ecco il perché del nome del nostro gruppo.

Ritieni che la “Queen-mania” si sia affievolita in questi anni o la “fame” della loro musica è rimasta la stessa ?
Ritengo che si sia affievolita, ma non per colpa loro quanto per colpa dei talent show e delle “boy band” che hanno un po’ ammazzato la musica popolare di qualità. Abbassando anche le pretese di un pubblico che oggi si accontenta di molto poco.

Gli Innuendo sono nati quasi per caso. Ci racconti com’è andata e come si è evoluta la band in questi anni ?
Abbiamo iniziato nel 1997. Un mio amico mi disse “perché, vista la voce che hai, non metti su un tributo ai Queen? Secondo me suonereste parecchio in giro”. Effettivamente gliene sono ancora grato, anche perché rimane il modo più semplice e gratificante per riproporre musica popolare che sia di qualità.

In questi anni abbiamo fatto un sacco di concerti. La formazione è cambiata 4-5 volte ma il “cuore” e “motore” del gruppo è rimasto inalterato. Anzi forse è migliorato, se non altro per l’esperienza di palco.

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Voi siete in cinque, mentre i Queen erano quattro. I brani che suonate sono fedeli agli originali o aggiungete qualcosa di vostro ?
Siamo in cinque perché ci “vantiamo” di suonare interamente dal vivo (non usiamo tracce pre-registrate) ciò che gli stessi Queen non hanno mai osato fare. Ad esempio, nelle versioni integrali di “Bicycle Race”, “Mustapha”, “Bohemian Rhapsody”, ecc.. cerchiamo di essere più fedeli possibile.

Ogni tanto aggiungiamo qualche citazione extra-Queen, ma non materiale nostro. Comunque – in effetti – dal 1982 anche i Queen fecero uso di un tastierista dietro le quinte per spalleggiare Mercury quando non poteva suonare il piano o per eseguire le parti di sintetizzatore.

Spesso le cover-band fanno a gara a chi “copia” meglio. Immagino che anche nell’universo-Queen sia lo stesso.
La cosa più scontata e secondo me improbabile (scusa, ma non sono affatto diplomatico) nelle miriadi di cover band dei Queen in circolazione è l’uso di “giacchette gialle”, baffetti finti, parrucchini e spesso anche protesi dentali atte a scimmiottare Freddie Mercury in maniera ridicola.

A tanta gente piace così, perché si accontenta, ma a me personalmente mette tristezza. Un tempo – fino al 2007 – lo facevo anch’io (e guarda caso suonavamo di più) ma in seguito ritengo di essermi evoluto, per fortuna, e di essermi reso conto che è molto più bello interpretare piuttosto che clonare in maniera improbabile.

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Il pubblico ai vostri concerti è molto vario, pur mantenendo voi uno zoccolo abbastanza duro di fan.
Sì, ci sono alcuni fedelissimi ma anche un certo ricambio di pubblico. Ormai suoniamo molto meno di prima, sia per la crisi economica che per il fatto che ho 51 anni e non mi va più di accettare troppi compromessi.
Dunque preferisco suonare poco ma bene, che vuol dire solo in locali di qualità e dove ci sia un pubblico prevalentemente attento. Se vuoi solo un sottofondo musicale allora non rivolgerti agli Innuendo. Questo ci rende un “tributo da culto”, e a me piace.

Quali sono state le vostre esperienze live più significative o quelle di cui avete il ricordo migliore ?
Sicuramente aver suonato a Spa, in Belgio, in una rassegna di tribute band fra le più importanti d’Europa. Lì ci siamo esibiti come headliner dello “Spa Tribute Festival” di fronte a 6-7.000 persone, dal 2008 al 2012. Poi per colpa della crisi non ci hanno più invitato. Un altro concerto memorabile è stato quello a Nettuno del 15 agosto 2014 di fronte ad un pubblico meraviglioso.

A Roma Nord i locali di qualità per la musica dal vivo scarseggiano, ma il Cross Roads è una splendida eccezione…
Amo questo locale, per il discorso di qualità che facevo prima e poi perché ormai è l’unico a Roma dove ci esibiamo. Ripeto, non riesco più a suonare più in certi risto-pub dove la gente è distratta. Preferisco suonare poco ma farlo dove si paghi un biglietto d’ingresso e dove, almeno sotto il palco, il pubblico ascolti con attenzione anziché farsi i “selfie” o parlare ad alta voce.

Se io vado a vedere e sentire un concerto me lo godo a 360 gradi spegnendo il cellulare. Comunque torneremo lì per festeggiare i 18 anni di vita del gruppo. Oltre ai brani classici avremo una straordinaria soprano come ospite con la quale duetterò in due brani eccezionali.

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Avete altri progetti solisti che sviluppate in parallelo ?
Certamente. A me piace cantare e video-riprendermi in tanti altri generi musicali, soprattuto brani da musical, canzoni di Paul McCartney (che è il mio più grande eroe musicale) e tanti altri. Sia per piacere personale che per evitare di fossilizzarmi su Freddie. Poi carico su YouTube e chi vuole seguire mi trova su Facebook alla pagina “Jiji.TheVoice”, che ho inaugurato proprio per prendere in giro i talent show.

Ovviamente non ho un grosso seguito ma va bene così, perché lo considero un mio hobby privato su una piattaforma pubblica. Gli altri ragazzi suonano con tanti altri gruppi, prevalentemente cover di musica rock.

Mi chiedo sempre cosa spinga una cover band a non provare a scrivere materiale originale.
Nel tempo ho realizzato di essere un buon “replicante” ma un compositore mediocre. Ho compreso i miei limiti insomma. Inoltre sono dell’idea che quando ami la musica di qualità e la sai riproporre in modo convincente, anche saper interpretare diventa una forma d’arte. Altrimenti, grandi orchestre come la “Berliner Philarmoniker” non avrebbero ragione d’esistere.

Valerio Di Marco

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