Home ATTUALITÀ Il Campidoglio e gli appalti 2011-2014: un porto franco senza controlli

Il Campidoglio e gli appalti 2011-2014: un porto franco senza controlli

trasparenza240.jpgL’Autorità Nazionale Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, dopo aver preso visione del lavoro di indagine e analisi condotto dagli ispettori e durato mesi sulla gestione della cosa pubblica da parte del Campidoglio tra il 2011 e il 2014, è giunta ad un’amara conclusione: “Roma è porto franco degli appalti”.

Il risultato del lavoro degli ispettori sull’amministrazione guidata da Gianni Alemanno (periodo preso in esame 2011-2013) e quella di Ignazio Marino (nel periodo 2013-2014) è stato pubblicato oggi con grande risalto dal Corriere della Sera.

L’analisi – scrive il quotidiano – “ha reso di palese evidenza il massiccio e indiscriminato ricorso a procedura non a evidenza pubblica in grado di assorbire di fatto, in termini quantitativi, quasi il 90 per cento delle procedure espletate” per un valore complessivo pari al 43 per cento degli appalti affidati. Ciò significa che poco meno della metà dei lavori e dei servizi assegnati a Roma e pagati con denaro pubblico sono stati attribuiti attraverso trattative private, scegliendo di fatto i beneficiari”.

Gli ispettori osservano che il “generalizzato e indiscriminato” utilizzo delle procedure negoziate in alternativa alle gare pubbliche è ‘in palese difformità e contrasto con le regole, rivelando spesso un’applicazione o elusione delle norme disinvolta e in alcuni casi addirittura spregiudicata. Ciò induce a ritenere – sottolinea la struttura diretta da Raffaele Cantone – che la prassi rilevata abbia una genesi lontana nel tempo e rappresenti in molti casi più un lucido escamotage che ha orientato l’attività contrattuale degli uffici verso un percorso semplificato foriero, come confermato dai recenti fatti di cronaca, di distorsioni anche di carattere corruttivo piuttosto che dalle condizioni di straordinarietà che hanno caratterizzato l’attività politico-amministrativa di Roma Capitale negli ultimi anni”.

Insomma, dietro i circa tre miliardi di euro assegnati in quattro anni a trattativa privata, si nasconderebbe dunque più il malaffare che la soluzione a situazioni d’emergenza, e l’indagine su Mafia Capitale non avrebbe fatto altro che confermare questa ipotesi.

Infine, per quanto riguarda le strutture decentrate, il Corriere sottolinea quanto segnalato dalla relazione: “nell’ambito dei Dipartimenti, Municipi e degli altri centri di costo di Roma Capitale, l’attività relativa agli affidamenti con procedure negoziate sia spesso sfuggita ai controlli preventivi dei vertici della struttura, essendo delegata ai singoli responsabili del procedimento operanti in pressoché totale autonomia”.

Le conclusioni della relazione consegnata lo scorso 7 agosto al presidente Cantone sono state inviate al sindaco Marino e al prefetto Gabrielli, perché valutino le iniziative di rispettiva competenza, alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei conti per gli eventuali, ulteriori accertamenti.

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