Home ATTUALITÀ Mark Knopfler all’Auditorium, l’evento di questa estate

Mark Knopfler all’Auditorium, l’evento di questa estate

mark240.jpgProbabilmente, il motivo per cui Mark Knopfler non rilascia interviste prima dell’inizio del suo tour a metà maggio è che non vorrà sentirsi ripetere per la milionesima volta la domanda sui Dire Straits. E’ c’è da capirlo, perché dover rispondere ogni volta, come da 22 anni a questa parte, sulla reunion della sua ex-band e ribadire sempre che no, non c’è nessuna possibilità che ciò accada, deve essere frustrante sia per lui che per l’intervistatore.

Ma in fondo, chi se ne importa, lo rivedremo volentieri anche da solo martedì 21 luglio alla Cavea dell’Auditorium in occasione della data romana del tour a supporto di Tracker, il suo nuovo album pubblicato a marzo.

Anche perché i Dire Straits erano…lui, Knopfler appunto, deus ex machina di un ensemble fondato sì sull’apporto di musicisti straordinari, ma sostanzialmente configurato come una one-man band con al timone uno dei compositori e chitarristi più grandi di sempre, uno di quelli per cui il paragone con Jimi Hendrix ed Eric Clapton non è campato in aria.

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E se proprio uno volesse avere un indizio di come avrebbe potuto essere il seguito di On Every Street, l’ultimo disco targato Dire Straits prima dello scioglimento, basterebbe andare a riascoltarsi la discografia di Knopfler solista, una serie che dal 1996 conta otto album pubblicati alla media di uno ogni due-tre anni. Né tanto né poco. Perché lui è sempre stato così, non gli è mai piaciuto strafare, e i dischi li ha sempre pubblicati quando il materiale ne valeva la pena, chè altrimenti era meglio restarsene in silenzio.

Discorso che vale anche per l’ultima prova in studio, anche questa all’insegna della pacatezza e del soffio leggero di una voce leggendaria accompagnata dalle morbide carezze di una chitarra che ha fatto scuola.

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Uno stile inconfondibile col quale il Nostro ha sempre sussurrato quello che gli altri dicevano urlando. E l’età matura ha solo accentuato un approccio che era lo stesso anche a 25-30 anni, quando la sua anima rock era forte ma quella folk e blues teneva botta e non si lasciava schiacciare.

Ditelo a chi, in piena era punk, alle urla e alle schitarrate di Clash e Sex Pistols preferiva l’intimismo e la delicatezza di dischi come Dire Straits, Communique e Making Movies, lavori che mantengono ancora oggi il fascino di un sound inconfondibile e che negli anni è stato ulteriormente levigato fino ad assumere connotazioni quasi magiche e fiabesche.

Per il musicista britannico, il concerto di luglio sarà il ritorno nella Capitale a due anni di distanza dall’ultima apparizione al Rock in Roma. Ad accompagnarlo sul palco della Cavea ci saranno Guy Fletcher alle tastiere, Richard Bennett alla chitarra, Jim Cox al piano, Mick McGoldrick ai fiati e flauto, John McCusker al violino e mandolino, Glenn Worf al basso, e Ian Thomas alla batteria.

Valerio Di Marco

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