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Trionfale, la favola Coppedé in mezzo ai campi

casal-del-marmo240.jpgDove la città lentamente muore e la campagna torna ad appropriarsi del territorio è possibile scovare ancora luoghi dimenticati ma di enorme fascino come la “proprietà Massara”. A poche centinaia di metri dall’Ospedale S. Filippo Neri, lungo quella che è una delle più lunghe e trafficate arterie di Roma Nord, sorgono gli antichi edifici della Tenuta Massara.

Raggiungerla è molto facile: si percorre la Via Trionfale fino ad arrivare alla rampa che immette su Via Casal del Marmo; oltrepassato il cavalcavia si svolta a sinistra imboccando Via Isidoro Carini. Al termine della via si segue una sterrata e in prossimità di un grande impianto idrico si lascia l’auto. A piedi, seguendo sempre la sterrata, in circa 15 minuti si raggiunge il viale alberato che immette nella grande proprietà.

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Siamo all’interno di terreni privati anche se da tempo i residenti chiedono di trasformare parte di quelle campagne in un grande parco pubblico; Via di Casal del Marmo prende il nome dalla grande quantità di tombe e reperti archeologici che furono trovati nella zona. Nel grande portale che un tempo dava accesso alla proprietà e in molti edifici è possibile ritrovare ancora lastre e capitelli in marmo.

I terreni, di proprietà della Chiesa, vennero acquistati all’inizio del ‘900 dai Massara, una famiglia di origine calabrese; su quei terreni vennero costruiti numerosi edifici rurali e una grande villa padronale. In breve tempo la tenuta, che ospitava una ventina di famiglie e più di 300 capi di bestiame, divenne un modello di efficienza tanto da meritare uno speciale premio dal regime e una visita di Mussolini.

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Vennero realizzati in stile fiorentino gli alloggi per il fattore e i braccianti, le stalle per il bestiame e le scuderie per i cavalli, le rimesse per le macchine agricole e le enormi tettoie per la conservazione del fieno. Venne allestita perfino una scuola pluriclasse destinata ai figli dei contadini. La villa dei Massara, imponente e chiamata “il castello”, fu costruita sui resti di antiche strutture romane.

La grande tenuta, sopravvissuta alla guerra, rimase attiva fino agli anni settanta quando cominciò il suo lento ma inarrestabile declino; si continuò a lavorare la terra ma tutti gli edifici vennero abbandonati, compreso “il castello”.

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Oggi la Proprietà Massara, sebbene con gli edifici danneggiati, i tetti pericolanti e le grandi macchine agricole abbandonate nel vasto cortile, mantiene inalterato il suo fascino.
A colpire è soprattutto la grande cura che fu messa nel costruire quelle strutture: colonne, capitelli, cancelli e portali artistici. La maestosità di quelle opere, sebbene il tempo abbia infierito con ferocia, rimane intatta: è evidente che nel tirare su quelle costruzioni si volle attribuire all’estetica grande importanza.

Lungo le pareti delle scuderie, ad esempio, sono state incastonati dei bassorilievi in gesso con figure bucoliche come buoi che tirano l’aratro o braccianti che mietono il grano; all’ingresso delle scuderie invece sono state poste, sempre in gesso, delle stupende teste di cavallo.

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Tutti gli ingressi furono realizzati con archi e belle cancellate in ferro battuto mentre le tettoie poggiavano su artistiche colonne; l’intero complesso si presenta come un insieme di stili che forse hanno poco a che vedere con quella che era l’architettura “country” della campagna romana ma il suo fascino e la sua imponenza non sono in discussione.

Il merito di aver riportato alla ribalta questo gioiello è degli autori di “Sacro Romano GRA” che così descrivono la tenuta: “Tutto ricorda la cena delle beffe con i muri merlati, le torrette tonde, le bifore, l’intonaco che mima la pietra. E’ il finto Rinascimento fiorentino…..”

“La favola Coppedè in mezzo ai campi sta marcendo come una scenografia di Cinecittà sotto la pioggia”: è l’amara conclusione. Un ragione in più perché se ne parli, questo è l’obiettivo di Vignaclarablog.it

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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2 COMMENTI

  1. L’area potrebbe essere valorizzata da pista ciclabile – prolungamento dal Santa Maria della pietà dell’attuale percorso da monte ciocci / valle Aurelia – che potrebbe arrivare alla stazione fs della giustiniana e oltre. Una dorsale eccezionale, una sorta di via francigena moderna.
    Cordialità’ Antonello rosa

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