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Ponte Milvio, vita dura per i non vedenti

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Senza mancare di rispetto, verrebbe proprio da gridare “occhio alla buca”; peccato però che dovremmo dirlo ad un non vedente, ad un cieco. Non sono tanti a Roma Nord i percorsi pedonali per non vedenti, a Ponte Milvio ne troviamo uno, gira intorno a tutta la piazza ma sembra più un percorso da giostra.

Noi, che ci vediamo bene, abbiamo provato a farlo. E’ una vera gincana che rende impossibile per un non vedente utilizzarlo.

Eppure secondo il Percorso Guida Pavimentazioni per ipovedenti/non vedenti “l’esigenza di una maggiore autonomia dei disabili visivi ha portato alla consapevolezza dell’importanza da parte delle istituzioni di realizzare nei luoghi nevralgici per la mobilità, come uffici, stazioni ferroviarie, metropolitane, tranviarie, aeroporti, attraversamenti pedonali, marciapiedi, dei percorsi segnalati adeguatamente.

A tale scopo è stato realizzato un linguaggio tattile, composto da determinati codici informativi differenziati tra loro da diverse caratteristiche geometriche nella superficie della mattonella. Il giusto abbinamento di questi codici permette la realizzazione di percorsi guida che consento al disabile visivo di orientarsi negli spostamenti”.

Evidentemente Ponte Milvio rientra in una di queste zone nevralgiche. Svelato l’arcano quindi della presenza di strane mattonelle, alcune rigate, altre con delle piccole sfere di gomma sopra. Servono al non vedente per capire il percorso da fare.

A seconda della forma della mattonella, sanno se devono girare o se il percorso cambia. Il tutto ovviamente avviene toccando la mattonella con il bastone.

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Ma torniamo al nostro tour. Siamo partiti dalla parte della farmacia. Il percorso è chiaro e ben tenuto. Siamo fiduciosi. Ma dura ben poco la nostra fiducia. Ecco la prima buca. Un vero e proprio cratere a dire il vero.

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Ci giriamo intorno e superiamo l’ostacolo. Ma subito ne arriva un altro. Un cassonetto ben posizionato davanti a noi ci impedisce di proseguire. Lo spostiamo allora con non poca difficoltà. Arrivati alla fine della strada, siamo stati obbligati a girare a sinistra come in effetti è anche indicato dalla mattonella, bugnata e rigata.

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Il tutto per arrivare al semaforo. Impossibile però. Il percorso che curva leggermente a sinistra, è quasi impraticabile. Ricoperto di piante, solo se in possesso di un machete si può passare. Ma non ci arrendiamo, arriviamo al semaforo facendoci largo tra una pianta e l’altra. Con un percorso pedonale per non vedenti, ci sarà di certo un semaforo con un dispositivo sonoro.

Ma no, il nostro semaforo è silenzioso. Eppure una volta attraversata la strada il percorso continua. A onor di cronaca, a Ponte Milvio di semafori ce ne sono tanti. Ma gli unici ad avere il dispositivo sonoro sono quelli davanti a Ponte Mollo, dalla parte della torretta Valadier. Forse c’è chi pensa che qualcuno possa calarsi giù dal cielo; ma in questo caso non avrebbe bisogno neanche del semaforo.

Ci siamo fermati nella piazzola di sosta che è proprio in mezzo alla piazza, un poco esausti. Sembrava quasi di essere riusciti a raggiungere uno scoglio in mezzo al mare aperto. Che amarezza; è proprio vero che non è sufficiente che le cose nascano bene, è quasi più importante saperle mantenerle.

Valentina Ciaccio

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