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Quali lingue si parlano nelle scuole del XV?

plurilinguismo.jpgPlurilinguismo nelle scuole: un tema importante quello discusso il 2 marzo nell’aula consiliare del XV Municipio, il secondo a Roma per la presenza di cittadini stranieri, ben il 19,2% della popolazione residente (come è facile prevedere, al primo posto si trova il Municipio I).

Il delicato rapporto tra una lingua materna e la lingua del paese dove si vive, studia e lavora è un tema decisamente complesso, che negli anni ha visto numerose declinazioni e uno sperpero di risorse in mille progetti, che però all’atto pratico non hanno migliorato la situazione, se non in pochi, virtuosi esempi.

Nei casi però in cui il bilancio non consente l’utilizzo di ingenti quantitativi di fondi – ricordiamo infatti che quest’anno il XV Municipio ha potuto condurre in questo senso, come è stato ricordato in aula, molte politiche di stampo culturale e sociale grazie solo alla partecipazione a progetti – si rendono necessari strumenti che consentano di proporre interventi mirati. Insomma, pochi soldi, ma spesi bene.

E uno studio quantitativo come quello proposto dall’associazione Focus – Casa dei Diritti Sociali – in occasione della giornata Unesco per la Lingua Madre il 21 febbraio, è di sicuro utile allo scopo. Si tratta probabilmente di uno dei primi studi in anni recenti, svoltosi su un campione di 5 scuole (un liceo, un istituto tecnico e tre istituti comprensivi), comprendente alunni tra i 6 e i 18 anni, genitori e insegnanti.

Lo studio

Lo studio ha previsto inizialmente una fase di mappatura dei servizi offerti dalle scuole in ambito di plurilinguismo (corsi di italiano L2, attività, laboratori, ecc.ecc.), un elenco degli istituti presenti sul territorio nonché la verifica appunto delle proporzioni tra alunni di cittadinanza italiana e non, arrivando quindi a scegliere le classi a cui somministrare il questionario, diviso in aree comunicative: famiglia, amici, pensiero, percezione della propria lingua materna, ecc.ecc.
Assieme anche a una parte di proposte da parte degli insegnanti, dei genitori e da parte degli alunni…Che tra le tante, hanno chiesto più attività, più sport e meno compiti a casa, a riprova che tutto il mondo è paese.

Battute a parte, il report dello studio completo sarà pubblicato in pochi giorni, qui ci limiteremo a segnalare qualche dato e sottolineare degli interventi importanti.

Attualmente nel municipio XV, le lingue diverse dall’italiano più parlate sono rumeno, filippino, spagnolo – quest’ultimo da famiglie originarie dell’America Latina, soprattutto Perù – e marocchino.

I bambini tra i sei e i dieci anni mostrano una certa permeabilità nonché ricettività in termini di plurilinguismo, percepito in un modo assolutamente normale.
I ragazzi fino a diciotto anni dichiarano di usare maggiormente l’italiano, seppur non ammettano esplicitamente di fare da interprete ai genitori, cosa che però quest’ultimi invece riportano nel questionario senza problemi: fa riflettere che la maggior parte di questi adulti hanno un lavoro e almeno dieci anni di scolarizzazione pregressa, segno di quanto lavoro ancora ci sia da fare in termini di inclusione linguistica.

Interessante è anche notare che nonostante questa maggiore familiarità, per i ragazzi spesso la lingua materna è quella di origine e la percepiscono come propria lingua, anche se la maggior parte di quelli nati in Italia dichiara di pensare in italiano.

Una parte dello studio è stata inoltre dedicata alle proposte di miglioramento, da parte di genitori e insegnanti: i primi si sono concentrati soprattutto nella richiesta di maggiori servizi, come corsi di lingua e doposcuola, ma anche spiegazioni più chiare, meno cambi di insegnanti durante l’anno, maggiore aiuto verso chi resta indietro; gli insegnanti invece hanno chiesto progetti di sostegno e mentoring degli alunni.

Molti di loro sentono come difficoltà la differenza di lingua per la didattica, ma il 3% degli insegnanti interrogati parlano anche di “distanza culturale”, nonostante lo studio riveli che non vi sia alcuna correlazione di per sé tra la cultura e le risposte degli alunni.

Piccoli ma importanti passi

Lo studio proseguirà su base qualitativa in un secondo tempo, nel mentre, come ricordato in aula consiliare dagli assessori, si attende la votazione di un nuovo regolamento in Comune, redatto in un mese dai vari capi di commissione scuola per i singoli municipi: l’obiettivo è arrivare a una soluzione condivisa, che porti le scuole a essere “strutture aperte”, favorendo la cooperazione tra associazioni sul territorio e istituti per attività di vario genere, non solo interculturali, in modo tale da rendere la scuola un punto di aggregazione. In attesa di recuperarne altri, cosa non sempre burocraticamente facile.

Si tratta di piccoli passi, ma importanti, come quelli rappresentati da questo lavoro, uno dei tanti mezzi per valorizzare quella diversità linguistica che gli studi ormai dipingono sempre più come un fondamentale valore aggiunto.

Flavia Sciolette

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