Home ARTE E CULTURA Sergio Caputo, la musica è un dirigibile che ci porta via…

Sergio Caputo, la musica è un dirigibile che ci porta via…

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Giovedì 19 marzo, con inizio alle 21, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ospiterà l’atteso concerto di Sergio Caputo. Il cantautore romano, che ci ha concesso questa intervista, proporrà molti dei suoi più grandi successi, alcune rarità e una manciata di brani del nuovo album “Pop, Jazz and Love”.

Nato a Roma il 31 agosto 1954, cantautore originale e ironico, musicista raffinato e brillante scrittore, Sergio Caputo inizia la sua carriera alla fine degli anni settanta al Folk Studio.

Dopo la pubblicazione del mini-lp che porta il suo nome, nel 1983 esce il suo primo album. “Un Sabato Italiano” – che contiene perle come l’irresistibile title-track, la dolcissima “Spicchio di Luna” e la frizzante “Bimba se Sapessi” – è un vinile pervaso di jazz, swing e suggestioni notturne, una splendida fusione di vitalità, malinconia, nevrosi e umorismo.

Il successo ottenuto dal disco d’esordio si rinnova con la pubblicazione di “Italiani Mambo” (1984) e “No Smoking” (1985), che, fra il sole dei tropici e le fascinazioni delle ore piccole, avanzano speditamente sulla strada intrapresa con “Un Sabato Italiano”, mentre il successivo ed ottimo “Effetti Personali” (1986) si avvale anche della tromba di Dizzy Gillespie.

Dopo che la sua pregevole e intensa attività live viene catturata nell’eccellente disco dal vivo “Ne approfitto per fare un po’ di musica” (1987), negli album seguenti, Caputo, senza sminuirla, rende più pop la sua proposta artistica, partecipando per tre volte al Festival di Sanremo (nel 1987 con “Il Garibaldi Innamorato”, nel 1989 con “Rifarsi una Vita” e nel 1998 con “Flamingo”).

Negli ultimi tempi l’artista romano è tornato ad esplorare ed approfondire le sonorità jazz e latine che hanno segnato la sua formazione e i suoi esordi, ha celebrato il trentennale del suo primo disco, ha pubblicato due libri – “Disperatamente (e in ritardo cane)” e “Un Sabato Italiano. Memories” – e si prepara a sfornare “Pop, Jazz and Love”, un nuovo album di inediti che manca da vent’anni.

Due chiacchiere con Sergio

Sergio, qual è il tuo rapporto con Roma Nord? Sono cresciuto qui, e perciò è naturale che io mi riconosca particolarmente in questa zona, mentre il mio quartiere per così dire “elettivo” è Trastevere, anche se oggi è molto cambiato e non credo potrei viverci. Va anche detto che ho vissuto molto a Milano, poi in Toscana, poi dodici anni a San Francisco, e ora ho sposato una bresciana, quindi la mia idea di “casa” è alquanto variegata.

L’eredità del Folk Studio vive ancora? Diciamo che come eredità è piuttosto magra. In quel periodo lo stile cantautorale predominante rasentava l’istigazione al suicidio, ma non posso dimenticare che su quella pedana ho cantato le mie prime canzoni a un pubblico vero fatto di totali sconosciuti.
Curiosamente, io ricordo il Folk Studio nelle mie schede biografiche, ma il Folk Studio – o chi per lui – non fa altrettanto nelle sue. Ma quello è il luogo in cui ho conosciuto alcuni degli amici che mi hanno seguito fino ad oggi, dove ho incontrato anche vari critici musicali – ora molto noti – che muovevano anche loro i primi passi.

caputo-200.jpgQuanto è stato difficile essere un cantautore ironico e intelligente negli anni ottanta? Grazie. In verità non mi sono mai posto il problema, io seguivo esclusivamente musica americana e inglese, ed è con quel mondo che mi identificavo di più, sia a livello musicale che di testi.
C’è molta ironia nella musica americana – ad esempio nel country e nel jazz – mentre qui si dava importanza ad altri parametri – e forse la si dà ancora. Diciamo che la mia idea della musica è che debba suscitare emozioni positive, mentre la maggioranza della musica italiana tende ad attingere ispirazione da ciò che è più controverso e problematico.

“Un Sabato Italiano” e “Italiani Mambo” hanno superato i trent’anni: che effetto fa?
Comincio ad avere la sensazione di aver fatto qualcosa che mi sopravviverà – e se ci pensi, ciò che conta di più per un artista è che le sue opere durino nel tempo. Non essendo diventato ricco (non smetto di provarci, ma ormai la vedo dura), almeno questa parvenza di immortalità mi è di grande incoraggiamento, e so di poter dare ancora molto; secondo me è con la maturità che un artista dà il meglio di sé…

E quest’anno tocca a “No Smoking” arrivare a 30… Eh, sì.  Un album che contiene alcuni fra i miei brani più amati dal pubblico – per citarne due, “Metamorfosi” e “L’Astronave che arriva”. E che infatti non mancano mai nei miei concerti.

A proposito di concerti, cosa dobbiamo aspettarci da quello del 19 marzo? È una tappa molto importante per me! Infatti, accanto ai miei brani storici e alcune rarità, eseguirò anche alcuni pezzi del mio nuovo album “Pop Jazz and Love” che uscirà a metà marzo e sarà il mio primo album interamente di inediti da vent’anni a questa parte.  Naturalmente i brani nuovi nello show saranno tre o quattro, mentre il grosso del concerto sarà di brani storici.

Tornare all’Auditorium è per me un grande piacere, e spero di doppiare il successo dello scorso anno. La formazione sarà in quintetto. Sicuramente una serata di grande musica, dati i musicisti che mi accompagneranno. Non dimentichiamo, poi, che il 19 marzo è anche la festa del papà, e ormai alcuni dei miei fans storici possono farsi offrire lo show dai loro figli e godersi la mia musica insieme.

Il biglietto – che costa fra i 25 e i 40 euro – può essere acquistato cliccando quiqui, oppure recandosi alla biglietteria dell’Auditorium.

Giovanni Berti

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1 commento

  1. Per consentire ai tifosi sia di seguire la partita Roma-Fiorentina (in programma allo stadio Olimpico alle ore 19) che di venire al concerto, giovedì 19 marzo lo spettacolo inizierà alle 21.15.

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