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Al Teatro Olimpico canti “anche se sei stonato”

presta.jpgIn scena fino a domenica 9 novembre al Teatro Olimpico di piazza Gentile da Fabriano, “Anche se sei stonato” è la gustosissima commedia scritta e interpretata da Marco Presta. Affiancato da un irresistibile Max Paiella, il brillante conduttore de “Il Ruggito del Coniglio” regala due ore di autentico divertimento.

Mala tempora currunt, sed peiora parantur. Disse Cicerone, a proposito della comicità della televisione che si materializza anche a teatro e ne invade lo spazio. Manipoli di giovani e meno giovani che entrano senza bussare, rompono un piatto del servizio buono e se ne vanno senza salutare. Senza risultare dissacranti, senza farci sorridere di noi stessi, senza lasciare al pubblico un pensiero.

Già, perché da due decadi a questa parte il primo dogma dell’italico umorismo sembra essere quello di voler scindere il binomio leggerezza – intelligenza, bollando inesorabilmente la seconda come incompatibile con la prima.

Perché la gente vuole distrarsi, ha già avuto una giornata pesante e alla sera non ha voglia anche di pensare. Allora, gettati i neuroni nell’indifferenziata o nell’umido (ma cosa importa?), via al tormentone facile, alla gag scontata e allo sketch fiacco. Se funziona in tv, funziona anche a teatro, con l’unica differenza che a teatro non puoi andarci in pantofole.

Meno male che c’è chi è ancora capace di andare controcorrente e di smentire quel baciapile di Cicerone. E, in genere, chi va controcorrente si muove nel solco della tradizione, bussa coi piedi, lava persino i piatti e se ne va abbracciando i padroni di casa.

Nel caso di questa commedia – due ore più l’intervallo – la matrice è radiofonica e di qualità eccelsa. “Il Ruggito del Coniglio” e dintorni, vent’anni a coniugare su Radio2 il famigerato binomio leggerezza-intelligenza, avendo la cura e la capacità di gettare nell’indifferenziata solo e sempre la volgarità.

Così, Marco Presta si presenta a casa nostra, cioè a teatro, in punta di piedi e coi compiti già fatti, con un testo solido e scattante, incisivo e delicato, un testo che prende forma dalla sua visione brillante e acquista sostanza grazie all’irresistibile comicità di Max Paiella.

Si ride per centoventi minuti, e si ride anche nel quarto d’ora di intervallo quando si rievocano i nomi e le battute ascoltati nel primo atto. Giacomo (Marco Presta) non ha più alcuna dignità: è stato mollato dalla moglie! Allora, passato attraverso il lettino dello psicanalista, tenta di elaborare il lutto prendendo lezioni di canto. Il suo insegnante è Valerio (Max Paiella), un impenitente donnaiolo attorno al quale gravitano il pianista Attilio (Attilio di Giovanni), la frizzante quanto disastrosa allieva Isabella (Marianna Valentino) e la romantica barista Gemma (Ketty Roselli).

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Più inconsapevolmente che scientemente tutti sono alla ricerca della nota giusta, della propria canzone. Allora c’è chi non canta affatto, chi si ostina a cantare anche se è stonato, chi vorrebbe tanto cantare ma non ci riesce e chi canta benissimo, ma mai la sua canzone…

Le situazioni comiche, le canzoni e le considerazioni più serie (intelligentemente vestite di leggerezza, ma guarda un po’) si alternano e si amalgano con continuità non solo grazie alle scintille sprigionate dal duo Presta-Paiella, ma anche attraverso il talento delle due attrici che li accompagnano in questo viaggio esilarante nel complicato e misterioso mondo delle relazioni amorose.

Inoltre, all’agilità con cui si muove questo spettacolo contribuisce in modo determinante anche Andrea Simonetti, che è stato capace di costruire e (appunto) di muovere le scene con lo stesso ritmo imposto dai tempi scattanti della commedia (complimenti davvero).

Una commedia che è come uno specchio, uno specchio gentile che ci restituisce un’immagine di noi stessi che non coincide propriamente con quella che vorremmo vedere, uno specchio che con garbo ci dice anche quello che non vorremmo sentirci dire.
E che, alla fine, ci offre un pensiero, un abbraccio e una sensazione impagabile di leggerezza.

Applausi, applausi, applausi. Anche alla faccia di Cicerone.

Giovanni Berti

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