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La casa degli orrori sulla Cassia

casa-orrori240.jpgDieci a uno che non appena Quentin Tarantino viene a sapere che sulla Cassia c’è un posto simile, si precipita a Roma e insieme a Uma Thurman ci gira un horror/splatter con i fiocchi. Quale posto? Eccolo, è a pochi a pochi passi dal GRA e da Via Barbarano: è la ex casa per riposo dei ferrovieri.

Si, proprio quell’edificio abbandonato con tutti i vetri fracassati e con montagne di rifiuti e calcinacci davanti all’ingresso (Mappa)

Perfino Robert Neville, il protagonista di “Io sono leggenda”, con il suo cane Sam, avrebbe paura ad entrarci e se lo fai ti aspetti che da un momento all’altro da uno di quei sotterranei bui schizzi fuori un vampiro o uno zombi per aggredirti alle spalle mentre attraversi locali e corridoi ricolmi di calcinacci e ferri contorti.

L’edificio è talmente grande che in quel succedersi di stanze ricolme di rifiuti e in quei saloni vuoti che affacciano su cortili ancora più lerci hai perfino paura di perderti.

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Il grande fabbricato, una volta di proprietà delle Ferrovie dello Stato, un tempo ospitava un pensionato per ex-dipendenti; chiuso il pensionato si dice che la proprietà sia passata più volte di mano e che i tentativi di rimetterlo in sesto siano andati tutti a vuoto.

Nelle stanze abbandonate si trovano ancora i risultati dei “carotaggi” mentre le colonne di cemento, in alcuni casi, sono state ‘scarnificate’ per saggiarne la resistenza.

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Fatto sta che quell’immenso edificio con cucine, mense, cappella e un grandissimo salone per riunioni da anni versa in totale stato di abbandono e alla mercè di senzatetto e zingari.

I residenti della zona sono stufi; parlano di occupazioni, risse tra ubriachi e perfino sparatorie. In realtà l’edificio è stato abitato nel tempo da ogni genere di inquilini: romeni disoccupati, rom in cerca di un tetto, vagabondi e disperati, tossicodipendenti e perfino da incalliti ladri di materiali edili.

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Sarà anche una proprietà privata ma entrarci non è difficile dal momento che cancelli e porte sono spalancati; l’ex- pensionato è circondato da una specie di foresta dove tra montagne di detriti e feci cresce una disordinata vegetazione.

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Al piano terra si aprono antri oscuri: cantine, lavatoi, centrali termiche; quello che c’era di buono da prendere è stato portato via mentre il resto è stato distrutto sistematicamente. Perfino il travertino dei gradini in alcuni casi è stato asportato.

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Entrare nella vecchia “hall” con il bancone in legno della reception e le cassette delle chiavi e della posta è un colpo al cuore; vedere questa grande struttura con dozzine di appartamenti, servizi, ascensori, mense, centralino completamente distrutta e in uno stato di gravissimo degrado fa montare la rabbia.

Si pensa inevitabilmente a quella che è la cronica insufficienza di alloggi popolari o di strutture di accoglienza per anziani e disabili.

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Ma quello che scandalizza è l’opera di distruzione e di successivo inquinamento che è stata operata sotto gli occhi di tutti, istituzioni comprese; questo vecchio edificio oggi è una grande discarica abusiva con montagne di rifiuti, di detriti, di sostanze molto probabilmente pericolose.

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Ci dicono inoltre che ci sia ancora l’acqua e che nei sotterranei sia attiva una centrale elettrica; in queste condizioni è difficile accertarlo anche per la difficoltà a muoversi tra montagne di calcinacci e di stracci.

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Ci riferiscono anche che circa sei mesi fa, un gruppo di almeno 30-40 nomadi ha occupato per alcune settimane l’edificio smontando sistematicamente tutto quello che era possibile riutilizzare: mattonelle, cavi elettrici, tubi. Quello che non era possibile portare via è stato distrutto.

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La “casa degli ex-ferrovieri” non è in aperta campagna ma a poche centinaia di metri dall’uscita del GRA e prima della Giustiniana e Trionfale. Insomma è nel centro di Roma Nord eppure fa pensare alla Saigon del ’75 o alla Mogadisho del ’93.

Dieci a uno che Quentin ci gira il suo horror.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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14 COMMENTI

  1. Era il 1985 quando misi piede in questa struttura, a quel tempo una vera e propria casa per anziani, un luogo che ho sempre ritenuto magico, anche oggi nel suo degrado. Mia madre era la parrucchiera di tantissime donne e uomini che alloggiavano a vario titolo nella casa di riposo. Leggendo l’articolo mi sono venuti in mente tanti ricordi di quell’epoca quando, finita la scuola, andavo a fare i compiti nel “salone di bellezza” posto al piano seminterrato dell’edifico.
    Quante volte le “nonne” mi aiutavano nella storia e nella geografia, in particolare una maestra, moglie di un ex ferroviere, che nella sua abilità correggeva i miei compiti in quello che una volta era una meravigliosa pineta. Ricordo il rumore assordante delle cicale, ricordo quelle panchine di legno su cui ascoltavo i discorsi degli anziani ospiti.
    Una grande famiglia in un grande albergo; così reclamava sempre la Direttrice, le cuoche e le assistenti che mi rincorrevano in ogni luogo. Le facevo esasperare, dalla centralinista (componevo il numero 9 per divertirmi con gli scherzi telefonici) agli addetti alla manutenzione (su e giù con gli ascensori fino a quando non si bloccavano) ed infine alle stesse ospiti a cui, da dietro la porta delle loro camere, con un telecomando cambiavo loro il canale televisivo.
    Ricordo che un giorno ci fù un matrimonio tra due anziani, festeggiarono tutto il giorno e tutto era davvero meraviglioso. Poi accadde una disgrazia: una delle mie nonne preferite si buttò dal 4° piano e morì. Rimasi scioccato da quel gesto estremo dovuto – seppi in seguito – ad uno stato di abbandono a cui la donna non riusciva a sottostare. Confuso e triste, chiesi a mia madre di non andare più alla casa di riposo, ma non ci fù bisogno di esaudire questo desiderio: la struttura chiuse i cancelli dopo qualche mese e da allora tutto è rimasto nel dimenticatoio. Gli anziani furono trasferiti in un’altro centro e non se ne seppe più nulla. Peccato, erano persone eccellenti, in alcuni casi dimenticati da tutti, ma non si preoccupavano più di tanto, lo staff era la loro famiglia. Anch’essi furono licenziati.
    Ma di una cosa ne sono certo, malgrado tutte le incombenze e gli sciacallaggi subiti, questa struttura è ancora viva e degna di ogni rispetto. A volte, guardando quei balconcini, mi domando se qualche nonna stà ancora vedendo in tv la telenovelas Sentieri…

  2. @ MARCO MARZUOLO
    Condivido la commozione di Gaia e la ringrazio per averci regalato pezzettini di storie di vita: un po’ della sua e un po’ di quella delle sue “nonne” …

  3. E’ un vero delitto lasciare che queste strutture vedano in degrado e in totale abbandono. La testimonianza di Marco Marzuolo è veramente bella e commovente, sono tanti fotogrammi suggestivi e pieni di ricordi bellissimi. E sono d’accordo con lui quando dice che l’immobille è ancora vivo e degno di rispetto. Ma forse i lavori di ristrutturazione sarebbero troppo elevati ammesso che si volesse rimettere in sesto la struttura. Mi domando come mai le istituzioni pubbliche non abbiano mai pensato a “riciclare” quello che effettivamente fino a qualche anno fa era un vero patrimonio del nostro territorio.

  4. Il comune non deve più rilasciare concessioni edilizie.
    Si devono recuperare gli innumerevoli edifici sia abitativi che industriali abbandonati al degrado, al vandalismo e spesso teatro di malaffare quando non di veri e propri crimini.

  5. La vecchia e ormai abbandonata casa di riposo si trova sulla Cassia appena superato il GRA e via Barbarano Romano, prima della curva a sinistra dove c’è l’Unicredit, il Risparmio Casa e subito dopo la tabaccheria aperta 24h.

  6. Da ragazzo degli anni 80 mi immaginavo gli anni 2000 come un futuro spaziale, mai mi sarei immaginato di guardare indietro e constatare che eravamo una società più civile e più ricca anche di valori.

  7. Buongiorno hanno chiuso l’I N R C A , struttura di ricerca ed ha pochi isolati POTETE UITILIZZARLA COME ASL , quella di Ponte Milvio è impossibbile anche per il parcheggio, va vista e valutata oppure utilizzare la vecchia sede dell’INRCA per la U.S.L… Perché NON UTILIZZARLA , COME CENTRO ANZIANI, RSA, o come struttura per il recupero oppure un a bella BIBLIOTECA A ROMA NORD vicino al GRA o struttura sportiva Comunale che da noi manca, mentre a Boccea- Trionfale c’è-
    Si potrebbero fare tante cose, di chi è ora quella struttura, parliamo di recuperare beni alla Mafia , questo edificio a chi appartiene???, perché il Municipio non usa questi locali.. ASPETTIAMO CHE LA OCCUPPINO E NE PRETENDONO IL POSSESSO COME E’ AVVENUTO PER ALTRI EDIFICI.

  8. Roma era male amministrata, lo sarà sempre! Gli uomini e le donne che la amministrano, sono sempre gli stessi! Prima all’opposizione, poi al governo! Tutti sanno tutto… ma la colpa ricade sempre sul precedente….. meditate gente, meditate

  9. Forza cominciamo a sapere di chi è ora la proprietà e poi facciamo un progetto, non sto scherzando, basta volerlo e sostenerlo.
    Io mi attivo per quello che posso per sapere a chi appartiene l’edificio.
    Un saluto a tutti

  10. Caro Marco, il tuo racconto mi ha aperto il cuore! E concordo pienamente con Leuca e Carlo! Invece di fare occupare queste strutture preziose, cerchiamo di fare in modo che vengano riutiizzate! Ditemi cosa posso fare! Io ci sto! Purtroppo non ho conoscenze, ma quello che vi viene in mente, se posso, lo faccio con piacere!

  11. La proprietà è privata di una società napoletana sotto tutela giudiziaria. Ecco perché nessuno interviene. So che l’amministrazione municipale si è già mossa ma i problemi che si incontrano sono gli stessi degli altri immobili posti sotto sequestro o simile.

  12. Ero piccolina quando misi piede in quella maestosa struttura…sono del 1979 e i miei primi passi li ho mossi proprio lì con i miei nonni che erano i custodi del posto e vivevano nella piccola casetta vicino all enorme cancello verde dell entrata che mio nonno Pietro verniciava appena si arrugginiva. Era un paradiso per noi bambini,io e mio fratello siamo cresciuti con i pesciolini rossi che sguizzavano nella fontana, con il “nonnino” , un caro vecchietto che ci regalava i bucaneve da mangiare di nascosto, con le corse nei prati immensi pieni di margherite, con le pigne buttate per terra per far uscire i pinoli, con il rumore delle caldaie, con i dolcetti che nonno ci regalava quando di nascosto ci portava al bar vicino al bancone della reception,con tutta la gioia e la spensieratezza che solo da bambini riesci a provare. Ne avrei così tante da raccontare…sento ancora il sapore delle fragoline che nonno piantava fuori da casa sua e che noi gli rubavamo divertiti, ho ancora davanti agli occhi Rocky, il cagnolone che faceva la guardia ,che aspettava dalla finestra che gli tiravamo il biscottino…
    Tutto è finito da quando mio nonno nn c’è più…è la triste verità…è andato tutto alla rovina. E così ogni volta che passo lì davanti rivivo ogni singolo ricordo, i tempi più belli della mia infanzia ….mi rimangono solo quelli purtroppo perchè ora l inciviltà regna sovrana e l umanità ancora una volta è riuscita a distruggere quel paradiso. Spero che un giorno possa tornare il sereno tra quelle mura rimaste. Un saluto a tutti, Barbara

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