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I sette luoghi più belli lungo la Flaminia

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Percorsi quotidiani e abitudinari nascondono siti archeologici che tracciano il passato in modo tangibile. Come un libro di storia a cielo aperto, partendo da Roma Nord, vi consigliamo di percorrere con noi la via Flaminia. Siamo certi che domani, sarete meno distratti e un po’ più incantati.

Arco di Malborghetto

Non perdete tempo a cercare, intorno al diciannovesimo chilometro della via Flaminia, un arco quadrifronte, fratello gemello dell’Arco di Giano posto al Velabro. Oggi è una massiccia costruzione che può sembrare riconducibile a una struttura di epoca medioevale, che peraltro ha subito nel tempo infinite trasformazioni d’uso.

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Tornato semplice casale, dal 1982 entra a far parte del beni del Demanio. Dopo una attenta opera di risanamento e ripristino, oggi il casale di Malborghetto, o Borghettaccio, ospita un Antiquarium, museo dove sono raccolti, catalogati e conservati i reperti archeologici legati alla storia di questa zona.

Inutile descrivere lo scenario che fa da cornice a questo sito: il Parco di Veio è una promessa, per quanto a paesaggi naturalistici munifici di bellezze tutte da scoprire.

Il sito inoltre fa parte dei “Teatri di Pietra”, rete culturale che cerca di valorizzare i teatri antichi e i siti archeologici monumentali attraverso spettacoli dal vivo, di cui appunto Malborghetto rappresenta degnamente un frammento regionale. Alchimia unica tra arte teatrale e natura.

Sacrofano

Faceva parte del territorio della città etrusca di Veio, l’agro veientano. Dopo la conquista romana fu frazionato e distribuito ai cittadini romani, e la popolazione sopravvissuta ridotta in schiavitù. Ma da quel momento la zona crebbe per importanza e urbanizzazione. La Torre della cinta muraria del borgo fortificato così come la chiesa di San Giovanni Battista valgono una passeggiata tra le vie di Sacrofano.

È però il sito archeologico di Monte Musino a non dover essere tralasciato, per una gita poco lontano da Roma.

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Considerato uno fra i migliori conservati del Parco di Veio, nonostante sia stato oggetto di continua trasformazione da parte dell’uomo, è percorribile a piedi, a cavallo e in mountain bike.

Offre agli occhi degli escursionisti paesaggi tipici della campagna dell’agro romano ma soprattutto profili suggestivi e unici della capitale. Interessante, infine, l’iniziativa che vede coinvolti il comune di Sacrofano, la Fondazione Campagna Amica e la Coldiretti.

Ogni quarta domenica del mese, un mercato dedicato ai prodotti tipici del territorio offerti dai produttori locali sono destinati a semplici turisti o appassionati del mangiare sano a filiera zero.

Castelnuovo di Porto

Altro comune compreso nell’area del parco regionale di Veio, garanzia di paesaggi naturalistici tutti da scoprire e impossibili da raccontare. La storia di Castelnuovo si perde nella notte dei tempi, presumibilmente riconducibile alla storia dell’antica città stato di Capena.

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Un giro per il paese è d’obbligo, immersi in un’atmosfera di altri tempi che si trova tra i vicoli romantici del borgo medioevale. Degna di particolare attenzione è la Rocca Colonna, il cui recinto venne fortificato alla fine della seconda metà del XIII, le cui sale sono riccamente affrescate e decorate da preziosi stucchi.

Per allietare il palato, c’è solo l’imbarazzo della scelta. L’attenzione profusa alla cucina, dolce o salato non importa, lascerà un ricordo da lucciconi agli occhi, rientrando a casa.

Rignano Flaminio

È circondato da distese verdeggianti dove si possono incontrare pascoli di ovini e bovini, che conducono senza fretta o frenesia all’ingresso del paese. Il monte Soratte, visto in lontananza, sembra una catena di monti anziché un unico massiccio, per via della sua cresta frastagliata.

La via principale del paese è d’obbligo per giungere alla particolare piazza trapezoidale chiusa da un insieme di case post rinascimentali.

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Ma la vera chicca di Rignano è il borgo medioevale. Strette viuzze e case costruite con blocchetti di tufo addossate le une alle altre regalano, senza nulla chiedere, ambienti d’altri tempi tutti da scoprire.

Accanto i resti della Rocca dei Savelli, una grossa Bombarda del 1500 fa sfoggio di tutto il suo splendore. Probabilmente abbandonata dai Lanzichenecchi nel 1527, di ritorno da Sacco di Roma, è ottimamente conservata.

Tra le tante prelibatezze da gustare, non può mancare un assaggio della “pizzancotta”, una crespella salata ripiena di pecorino, tipica della tradizione culinaria popolare del luogo.

Magliano Romano

Il fertile territorio irrigato dalle acque della Valle del Baccano hanno da sempre etichettato Magliano Romano come importante centro rurale dedito prevalentemente alla pastorizia. Per questo, e fino ai primi del 1900, il comune era conosciuto come Magliano Pecorareccio.

La sua immagine bucolica e serafica continua ad essere anche oggi fotografia di questo luogo, e considerando la breve distanza da Roma, sembra davvero di tuffarsi in un mondo parallelo dove tutto è scandito a ritmo lento.

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È posto su una rupe che domina la “valle della Nocchia”, dove un tempo si trovava la prima stazione di posta romana sulla via Flaminia. La Rocca, che domina sull’intero abitato, fu edificata tra il XIV e il XV secolo, subendo comunque continui rimaneggiamenti. Non si può evitare una visita, per ammirare gli splendidi e antichi arredi conservati superbamente.

Quasi al termine del borgo medioevale si trova la Collegiata dedicata ai due santi patroni della cittadina, Vincenzo e Anastasio, anch’essa meritevole di una visita. Ritrovarsi poi a passeggiare nell’antico quartiere dei “Vicoli” vale bene una gita fuori porta, quasi a trovarsi catapultati in un’altra dimensione.

Altra dimensione che si trova anche a tavola. Chi ama la nouvelle cuisine, ha sbagliato posto. Abbacchio alla scottadito e castrato ai ferri, a conferma di quanto l’allevamento di ovini è ancora il fulcro economico del luogo. E, per i nostalgici, salumi artigianali che richiamano sapori ormai dimenticati in città.

Sant’Oreste

Disteso ai piedi del monte Soratte, massiccio che si trova completamente sul territorio comunale, Sant’Oreste elargisce una infinità di alternative, offrendo paesaggi naturalistici da scoprire ma anche un percorso d’arte, semplicemente passeggiando dentro e fuori il centro storico.

Il paese era circondato da mura e aveva tre accessi, e una di queste, Porta Valle o Porta San Silvestro, conduce ancora oggi al borgo antico.

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Farcita di Chiese, dentro e fuori il centro storico, non si risparmia nelle architetture civili di Palazzo Caccia (ex palazzo abbaziale) e Palazzo Rosati. Passeggiare per questa cittadina è mischiarsi a diversi tipi di stili architettonici, godendo di orizzonti sempre dominati dall’isolato Soratte.

Come tutti i paesi agresti del vicinato, anche le tradizioni, soprattutto gastronomiche, si piazzano sul podio senza nulla da invidiare all’arte e ai panorami che regala il territorio.

Frascarelli, panemolle con ceci, conferzini, pizza scacciata e l’acqua cotta sono solo alcuni dei piatti tipici della tradizione di Sant’Oreste, offerto al turista senza celare orgoglio per quanto la cucina del luogo continua a offrire.

Il Monte Soratte

Solitaria vetta a nord di Roma, il monte Soratte non vanta una altezza degna dei massicci alpini, ma dai suoi circa settecento metri di altitudine offre una panoramica mozzafiato, che va dal Terminillo all’Amiata, raggiungendo il lago di Bracciano.

La vegetazione differisce nettamente da quella dei territori limitrofi, rendendo unico il paesaggio.

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Ma all’aspetto squisitamente paesaggistico si affianca, per ugual valenza, quello storico, per la presenza di percorsi indirizzati ai vari eremi, che evidenziano una inclinazione religiosa del sito fin dai tempi più antichi.

Sulla vetta, l’eremo di San Silvestro, ricco di affreschi dell’epoca carolingia, piccolo eden dove si torna a fare pace con se stessi e con la natura.

Le officine protette del Duce

Ma il Soratte non è solo natura, eremi e boschi. Nel 1937, per volere di Benito Mussolini e sotto la direzione del Genio Militare, furono scavate nelle viscere del monte numerose gallerie, a utilizzo delle alte cariche dell’Esercito Italiano come rifugio antiaereo, le cosiddette “officine protette del Duce”.

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Nel 1967, durante gli anni della guerra fredda, sotto l’egida della N.A.T.O. un tratto delle gallerie subì delle modifiche sostanziali, cercando di donare a questo labirinto sotterraneo l’aspetto del bunker antiatomico.

Ma i lavori vennero interrotti, senza apparente motivo, nel 1972. Rappresenta una delle più grandi e imponenti opere di ingegneria militare in Europa, con i suoi quattro chilometri circa di lunghezza, che la fanno somigliare a una vera e propria città sotterranea.

È grazie all’associazione Bunker Soratte che questo pezzo di storia tutto nostro viene raccontato e divulgato attraverso visite guidate (www.bunkersoratte.it prenotazione obbligatoria).

Sonia Lombardi

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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5 COMMENTI

  1. Mi piace molto questa vostra iniziativa delle spiagge belle di Roma Nord e delle località anche esse molto suggestive nel teritorio a nord di Roma.

    In tal modo incrementate il desiderio delle persone di uscire da Roma nei giorni festivi o prefestivi e di conoscere meglio il territorio e la storia del Lazio, non molto studiati.

    Grazie di cuore

  2. Non ho capito se avete rricevuto il mio commento precedente.
    Vi ringraziavo molto per queste vostre iniziative di far conoscere alle persone che vivono nella zona norde le bellezze che li circondano e che non sempre considerano nel loro valore e storia.
    Così si incrementeranno anche le sane gite fuori porta. Molto belle le spiagge e altrettanto belle le località da voi descritte. Grazie di cuore

  3. Come mai non si menziona Morlupo tra i paesi lungo la Flainia? Non lo considerate un “bel luogo”?
    Saluti da un abitante di Morlupo

  4. Grazieeee!il servizio sul biglietto da 80cent
    mi e’eccezionale,abito a sacrofano da tanti anni e non lo sapevo!ho sempre comperato il biglietto intero.bello e interessante l articolo sui luoghi lungo la via flaminia.

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