Home ATTUALITÀ Vigna Clara, lo chiameremo Jonathan

Vigna Clara, lo chiameremo Jonathan

gabbiani

Da qualche anno l’area di Roma Nord che in prossimità del Tevere è invasa da specie di uccelli che prima vivevano altrove o che popolavano solo i grandi parchi romani. Ma di tutte le specie urbanizzate è del gabbiano reale che vogliamo parlare e di una storia che lo riguarda. Una storia che accade a Vigna Clara.

Il gabbiano è un pennuto di grosse dimensioni che siamo abituati vedere planare con la sua grande apertura alare sul mare, vicino ai porti o comunque nelle zone costiere dove spesso segue i pescherecci, i traghetti e poi, la sera, riposare in gruppo sulla spiaggia.

Da qualche anno, invece, i gabbiani hanno eletto Roma come città ideale per viverci tanto che si stima siano ben 40mila gli esemplari in città. Questo volatile ha letteralmente colonizzato l’area urbana e si è ambientato così bene da contendersi il territorio con gli altri uccelli e diventare una vera e propria minaccia per le altre specie con le quali si divide il territorio e il cibo.

Oggi vogliamo soffermarci su una storia tra un uomo e due gabbiani.

La scena si svolge a Vigna Clara, a ridosso della scalinata della Chiesa di Santa Chiara in Piazza Giuochi Delfici. Dalla scorsa primavera due gabbiani sono stati in qualche modo adottati dai coniugi Dallara, Alberto e Pina, che dal 1962 sono i titolari del chiosco di fiori sulla piazza. Ma facciamoci raccontare dagli stessi questa insolita storia.

“Da un po’ di anni – ci dice Alberto – alcuni gabbiani hanno scelto di fare il nido sul tetto della Parrocchia Santa Chiara e sul tetto di una palazzina in via Apollo Pizio, a pochi metri da qui, e quindi per noi è assolutamente normale vederli svolazzare sopra le nostre teste con il loro inconfondibile verso. Finché, qualche mese fa, un giorno di inizio primavera, uno di loro si è posato sul tetto della mia macchina e immobile ha cominciato ad osservarmi.”

gab2.jpg

“Era mattina presto ed io, di ritorno dal mercato dei fiori, avevo con me due cornetti. Dopo un po’ che mi fissava, pensando avesse fame e con l’idea che presto sarebbe volato via, ho deciso di dargli un pezzetto di cornetto, poi un altro pezzettino..alla fine ha mangiato un intero cornetto. Il giorno dopo, alla stessa ora, intorno alle sette del mattino, è tornato di nuovo, questa volta accompagnato da un altro gabbiano più piccolo, suppongo fosse una femmina”.

gab1.jpg

E la scena si è ripetuta nei giorni successivi.

“Ma giorno dopo giorno – continua Alberto – i due gabbiani sono diventati sempre più impertinenti e sfrontati, si sono avvicinati sempre di più a me e al chiosco finché una mattina il più piccolo, che è sicuramente il più intraprendente, si è messo sopra il mio tavolo da lavoro e ha cominciato a beccare i fiori, le foglie, a rovistare col becco dentro una scatola dove tenevo delle piccole coccinelle rosse di legno: quasi volesse giocare o partecipare al mio lavoro.”

“La cosa divertente – ci spiega Alberto – è che da allora ci vengono a trovare, alternandosi, la femmina e il maschio, ben tre volte al giorno. Al mattino presto, all’ora di pranzo e la sera, intorno alle 19,30. Chiunque si trovi in zona può osservare quanto sono simpatici. Noi gli diamo da mangiare qualcosa (oramai con mia moglie portiamo da casa anche il sacchetto per loro) e i due gabbiani, una volta sazi, non vanno mica via ma rimangono sulla mia macchina a guardarci. Fermi, immobili, ci osservano, noi gli parliamo e loro inclinano la testa.”

gab5.jpg

“Pensi che una mattina – ora a parlare è Pina – Alberto è andato al bar due Pini e solo scendendo dalla macchina si è accorto che il gabbiano aveva fatto il tragitto con lui fermo sul tetto della sua macchina! Insieme sono una coppia divertentissima. Spesso la mattina quando lui arriva dal mercato dei fiori, trova già il gabbiano sul chiosco ad aspettarlo e, immediatamente,si posiziona sul suo posto, il tetto della macchina”.

gab4.jpg

Insomma, Pina, avete adottato due gabbiani?
“Sì, in un certo senso sì. Sono diventati la mascotte del nostro chiosco e anche con i miei due figli e la mia nipotina hanno lo stesso atteggiamento familiare. Il più piccolo, la femmina, ha meno timore e arriva a mangiare vicinissimo alle nostre mani, mio marito l’ha chiamata Chiara, in onore di questa Parrocchia che da tanti anni serviamo. Il maschio, invece, ancora non ha un nome.”

Perché non chiamarlo con il titolo dello straordinario libro di Richard Bach: “Il gabbiano Jonathan Livingston”? In fondo anche questa storia in qualche modo è una favola, una favola dei nostri giorni.

Ilaria Galateria

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome