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Labaro, il museo tra i banchi di scuola: la mostra

nonbastaricordare.jpgAccorrete gente, fino al 17 maggio, a Labaro, si possono ammirare delle vere opere d’arte. I ragazzi della terza media dell’IC Largo Castelseprio, in collaborazione con il Maxxi e grazie all’aiuto di alcuni artisti dell’Accademia delle Belle Arti, hanno realizzato splendide opere ispirate a grandi nomi dell’arte contemporanea.

L’iniziativa fa parte della mostra “Non basta ricordare”, al museo Maxxi fino a settembre 2014, che vede dialogare le opere d’arte con l’architettura, con il fine principale di riflettere sul ruolo del museo oggi e di come esso interagisce con il suo pubblico, perché l’arte divenga qualcosa di attivo e significativo, da non abbandonare tra i meandri della memoria.

Come aveva sottolineato la Professoressa Lucia Presilla, dirigente scolastico della scuola e storica dell’arte “L’intento è di lasciare una traccia importante nella loro educazione e sensibilità. Insegnarli a saper lavorare insieme, a progettare, a ragionare, ad avere prospettive artistiche e a essere capaci di riflettere in modo critico.

In questi giorni potrete trovare delle guide eccezionali, preparate, spigliate e pronte a rispondere ad ogni vostra curiosità: i ragazzi. Ogni classe ha infatti il compito di illustrare le opere, il processo creativo della loro interpretazione e i significati apparentemente nascosti.

Ad ascoltarli, quasi sorprende la consapevolezza e il senso critico con il quale hanno affrontato tematiche tra le più attuali, importanti e problematiche per la nostra società: le dipendenze da alcol e droga, l’omologazione a discapito dell’emergere della personale identità, il bisogno di libertà fisica ed espressiva.

Le opere sono esposte all’interno della scuola: all’ingresso, per le scale, nelle aule, fin anche al terrazzo. Sfortunatamente, solo alcune rimarranno in modo permanente.

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Andiamo per ordine

La prima che incontriamo, nell’atrio, è l’installazione della 3F: “Strutture primarie”. I ragazzi hanno trasformato la “casetta del bidello” in un’opera ispirata all’artista americano Sol LeWitt, ossia attraverso dell’adesivo fluorescente ne hanno evidenziato le forme geometriche pure, mettendone in evidenza la natura astratta e mentale.

Solo qualche passo e con il naso all’insù, ci ritroviamo a osservare tre bianche gabbie, è l’opera della 3E: “Cos’è la libertà”, ispirata ad Alfredo Jaar. Se l’artista cileno aveva realizzato idealmente la cella di Antonio Gramsci, per sottolineare come sia impossibili rinchiudere l’eredità intellettuale, la classe le ha riempite dei pensieri della gente di oggi riguardo al significato di libertà d’espressione.

Più in fondo, sullo stesso piano, troviamo le “Sculture viventi” della 3D. Ispirandosi gli artisti britannici Gilbert&George, gli studenti hanno rappresentato se stessi come sculture plasmate dalla società che impone l’omologazione negli usi e costumi. Tutto questo attraverso rielaborazioni manuali di fotografie.

Salendo per le scale, si seguono le sagome delle “Nuove schiavitù”. La 3A ha reinterpretato l’opera dell’artista afroamericana Kara Walker, adottando la tecnica della silhouette, usata nel XVIII dalla borghesia per narrare storie, per raccontare del razzismo e della schiavitù.

Il lavoro della classe riflette, invece, ciò che per loro è oggi la schiavitù e quali sono le nuove forme di abuso e costrizione. Quest’installazione prosegue fino all’aula di lavoro, dove si possono osservare vari disegni ispirati ai racconti dei nonni e di anziani sull’insegnamento.

Sempre sulle scale ma dalla parte opposta, la 3C ha realizzato l’opera “Guardare sotto gli 80 centimetri”, prendendo spunto dall’installazione dell’artista belga Fancis Alys. Abbassandoci ad un’altezza di 80 cm, si può osservare il mondo fotografato da quella prospettiva, ossia quella porzione di realtà troppo spesso nascosta o dimenticata.

Infine, l’opera più grande nelle dimensioni, che si articola su tre spazi: “Entrate dentro l’opera”. La 3B si è ispirata all’opera dell’artista indiano Anish Kapoor. Partendo dalla teoria dei ponti di Einstein-Rosen sui cunicoli spazio-temporali, attraverso cui poter viaggiare, gli studenti hanno immaginato di entrarci dentro ed essere teletrasportati. Così, stendini e ombrelloni sono finiti nella loro aula, mentre banchi, sedie e lavagne sono finiti sul terrazzo.

All’inaugurazione, svoltasi martedì 13, era presente una grande folla entusiasta, tra cui anche l’Assessore alla Cultura del XV Municipio, Alessandro Cozza. E VignaClaraBlog.it non poteva certo mancare.

Giulia Vincenzi

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