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Si tinge di giallo l’acqua dell’Arsial

Arsenico nell’acqua: MDC valuta annullamento bollette Arsial. Acquedotti realizzati in cemento-amianto? Il caso approda in Parlamento mentre la Procura indaga su mancato allarme. Nel frattempo spunta una lettera del 2011: Campidoglio, XIV e XV Municipio già sapevano tutto. Da marroncino l’acqua Arsial si tinge di giallo.

Si fa sempre più fitta la vicenda sulla potabilità dell’acqua a Roma Nord. Vero è che coinvolge solo specifici spicchi di territorio del XIV Municipio (Santa Maria di Galeria, Tragliatella, Piansaccoccia) e del XV (Malborghetto e aree ex Ente Maremma di Osteria Nuova), vero è che coinvolge un numero circoscritto di cittadini, circa 2mila, ma è pur sempre una vicenda che ha fatto e farà molto discutere perché quando si parla di acqua e di salute non è il numero delle persone coinvolte a fare la differenza.

C’è l’arsenico nell’acqua erogata da Arsial, è appurato, la stessa Agenzia regionale da due anni lo scriveva sulle bollette: “acqua non potabile”. Ma chi è che legge le bollette? Di solito ci si limita a guardare l’importo e a pagarle. Ed è su questo aspetto che punta l’attenzione il Movimento Difesa Cittadino.

Annullare le bollette Arsial passate e future

Silvia Biasotto del Dipartimento Sicurezza alimentare e l’avvocato Francesca Giglio della sede Roma Nord dell’MDC sono categoriche: “I cittadini romani hanno necessità di trasparenza oltre che di una adeguata garanzia e tutela della salute. Occorre controllare in modo chiaro e tempestivo i livelli di superamento dei limiti di arsenico nell’acqua previsti dalla legge e darne immediata comunicazione agli utenti. E’ necessario anche individuare le eventuali responsabilità e gli obblighi specifici in merito dell’amministrazione capitolina che è tenuta a comunicare, previa idonea valutazione, il rischio per la salute dei cittadini di Roma”.

Cosa significa, come riporta il Comune sul proprio portale, che “Il provvedimento è stato adottato in base ad un principio di precauzione? E perché Arsial fa sapere che da due anni sulle bollette delle proprie utenze è riportata la dicitura “acqua non potabile”? Di quanto sono stati superati i limiti di legge? Questi , secondo MDC, alcuni dei quesiti non chiari ai consumatori.

“L’ordinanza del Comune parla di divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano, ovvero non solo quella destinata ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande ma anche quella destinata ad altri usi domestici. Questo significa che si tratta di acqua non fruibile per tutte le attività domestiche. Pertanto MDC valuterà la possibilità di chiedere l’annullamento e lo storno delle bollette già emesse e da emettersi “, annuncia l’avvocato Giglio, ben nota ai cittadini di Roma Nord per il suo costante impegno a favore della collettività.

Acquedotti in cemento-amianto

Fosse solo l’arsenico il problema. Quando si dice che le brutte notizie arrivano sempre due a due: sembra che gran parte della rete idrica Arsial sia stata costruita in cemento-amianto.

A lanciare l’allarme il consigliere regionale Fabrizio Santori, componente della commissione Ambiente, e Riccardo Corsetto, esponente del comitato DifendiAmo Roma che proprio oggi chiede in una nota: “quanti sono i chilometri di condutture in cemento-amianto nel XV Municipio? I dati arrivati fino a oggi dall’Arsial, dalla Regione Lazio e dai Municipi circa l’estensione oggettiva degli impianti ormai fuori legge e pericolosi per la salute umana, animale e ambientale sono scarsissimi” sostiene Corsetto affermando che “i cittadini hanno diritto di sapere di quanti chilometri d’impianti si parla, anche perché questi impianti sono stati usati per decenni nel ciclo agroalimentare, nell’abbeveraggio del bestiame e per l’irrigazione dei campi.”

Se ne occupa il Parlamento

Pochi giorni fa il caso è approdato alla Camera dove Mara Carfagna, Forza Italia, ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno, dell’Ambiente e della Salute per sapere come il governo “intende intervenire al fine di tutelare la salute dei cittadini di Roma esposti, così come riportano da giorni gli organi di informazione, a elevati fattori inquinanti” dovuti alla “condizione in cui versano gli acquedotti di Roma Nord, contaminati da dosi massicce di arsenico”.

Poi ha puntato il dito contro il sindaco Marino: “il Comune di Roma non è stato in grado di dare risposte convincenti e tempestive. E’ opportuno, di fronte a questa insipienza, che il governo intervenga, Roma e i suoi abitanti non possono più continuare a subire le conseguenze dell’inesperienza e del pressapochismo che albergano in Campidoglio”.

E a Mara Carfagna fa seguito Maurizio Gasbarri. Il presidente dei senatori FI ha fatto sapere in queste ore che è pronto a presentare al Senato un’analoga interrogazione.

Indaga la Procura: mancato allarme

Inizialmente aperto senza alcuna ipotesi di reato e con la formula di rito “contro ignoti”, il fascicolo istruito dalla Procura della Repubblica di Roma lascia aperta la strada a più domande due delle quali attengono al funzionamento della macchina amministrativa del Campidoglio tanto da far supporre ai magistrati il “mancato allarme”.

Perché, se i risultati delle analisi effettuate dalla Asl erano già noti a metà dicembre 2013, si è atteso solo la fine di febbraio 2014 per emettere un’ordinanza di divieto di consumo dell’acqua?
E perché questa ordinanza firmata dal Sindaco il data 21 febbraio è stata pubblicata sul sito web capitolino ben sette giorni dopo?

Ma è notizia delle ultime ore che il ritardo è ben maggiore. Non sette giorni, non due mesi, ma quasi due anni.

Il giallo: spunta una lettera del 2011

Da un paio di giorni circola sulla rete e rimbalza di profilo in profilo su facebook. Il suo contenuto è esplosivo.

Si tratta della fotocopia di una lettera inviata dall’Arsial con la quale si chiede esplicitamente “l’emissione del provvedimento di ordinanza per gli acquedotti rurali Arsial nelle more che siano collegati alla rete Acea Ato 3 Spa, con particolare riferimento all’emergenza arsenico”.

E’ datata e protocollata alle 07:32 del 22 aprile 2011, ed è indirizzata al Sindaco di Roma, al presidente dell’allora XIX (oggi XIV) Municipio e a quello del XX (oggi XV). E non solo, in copia c’è anche la Regione Lazio oltre che ASL e Acea.

Insomma Campidoglio e i due Municipi, le tre istituzioni che contano e che ieri come oggi sono coinvolte nel problema, vennero avvertite ben due anni fa, quando già allora l’Arsial rese nota la necessità di riqualificare gli acquedotti in cui le soglie di arsenico erano superiori ai parametri europei. (clicca qui).
Ma, a quanto pare, nessun provvedimento venne preso.

Con questa lettera “emergono tutte le responsabilità di chi ha governato Roma negli ultimi anni” scrive nella sua newsletter Paolo Masini, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Roma, facendo sapere che comunque è in corso una verifica interna per appurare le responsabilità sul ritardo di sette giorni con il quale è stata pubblicata l’ordinanza del sindaco.
E’ caustico però nel commentare questa lettera: “Qualcuno dovrà rispondere dei 777 giorni che sono passati tra l’arrivo di questa lettera e il cambio di amministrazione senza che niente si facesse. E dovrà farlo davanti ai cittadini!.”

Claudio Cafasso

 

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9 COMMENTI

  1. Se cosi fosse questa situazionne e’ gravissima , a questo punto io credo che l’ex presidente Gianni Giacomini dovrebbe rispondere immediatamente d’avanti ai cittadini del xv municipio ,visto e’ considerato il fatto che oggi ricopre la carica di Consigliere Miunicipale nel nostro municipio , per dimostrare il contrario di quanto asserito in questo comunicato. E ur vero che noi facevamo parte della sua maggioranza ,ma tante situazioni tipo questa ,per quanto mi riguarda mai saputa.

  2. com’è che tutti i nostri opinionisti quotidiani che non si perdono mai un articolo per sparare sentenze oggi stanno zitti ? A parte il coraggio del qui presente Derenti che per quanto gli riguarda dice di non conoscere quella lettera, tutti gli altri si sono cucita la bocca. bravi.

  3. @ Cesare… le responsabilità dei sindaci (anzi del sindaco ) precedente non sollevano quello attuale dalla confusione e dal panico che ha creato con la sua allarmistica e tardiva ordinanza…

  4. Fantastico, siamo già alla sentenza, il tribunale del popolo (di destra) ha dichiarato colpevole Marino per allarmistica e tardiva ordinanza e ha subito assolto Alemanno pure se non ha emesso nessuna ordinanza dal 2011 al 2013. Giustizia è fatta.

  5. Ripeto, poichè lo ho già fatto su articoli precedenti, che la questione acquedotti e vecchia di 16 anni. E’ cominciata con un protocollo d’intesa del 25/3/ 1998 tra Regione, Arsial, Acea, Comune di Roma e altri comuni limitrofi interessati.
    Il tema era l’Ammodernamento e la ristrutturazione degli acquedotti Arsial che comunque non erano idonei a garantire la sicurezza dei parametri, poichè vecchi e risalenti agli anni 50, questo sarebbe avvenuto solo con il successivo passaggio ad Acea ato, tanto è vero che ancora oggi lo scrivono sulle bollette ricevute dagli utenti.
    La domanda che dobbiamo farci è quando partono questi benedetti LAVORI cosi’ tanto attesi???Quando ci restituiscono una vita normale? Quando possiamo dire di abitare a Roma e non al terzo mondo?

  6. A Cesare (se sei lo stesso Cesare della frana) ma che stai a dì?
    Ma quale tribunale di destra? Qui ci vorrebbe il “tribunale del popolo” e portare sul banco degli imputati TUTTI gli amministratori (di destra, di sinistra, di centro destra/sinistra) dal momento che questa faccenda va avanti da decenni e l’OMS e alti enti di ricerca hanno segnalato da tempo i gravissimi rischi per la salute per percentuali superiori ai 10 microgrammi per litro (tumori al fegato, alla pelle e altre patologie). Mentre in Toscana si sono fatti i potabilizzatori nel Lazio un bel nulla, neppure sono stati comunicati ai cittadini i possibili rischi per la salute (hnno pure il coraggio di dire: “non facciamo allarmismo”). E’ ora di farla finita con questa storia dei buoni e cattivi: Roma ha avuto solo cattivi amministratori e la questione dell’arsenico nell’acqua ne è la prova.

  7. @ Cesare: il tribunale (non di destra…) CONDANNA Alemanno per non aver emesso ordinanza, ma CONDANNA Marino per la tardività, la confusione e il panico che creato….le va bene così ???

  8. La richiesta è quella di abbandonare per una volta la politica e pensare a tutti quei cittadini, che non sono pochi, che rischiano di rimetterci la salute ed anche i soldi.
    Occorre un’immediata attivazione delle autorità.
    L’informazione sui livelli di arsenico, e non solo, deve essere diffusa con ogni mezzo e non solo sul sito web. Non tutti navigano in rete…Servirebbe istituire un call-center dedicato.
    Inoltre il Gestore, responsabile dell’accaduto, non dovrebbe emettere più fatture fin quando non opererà gli interventi che necessitano, senza ulteriori ritardi.
    Nulla è dovuto se l’acqua non è fruibile in alcun modo.
    FATTI E NON PIU’ PAROLE SU QUELLO CHE POTEVA ESSERE E NON E’ STATO.
    Tutto per evitare conseguenze gravissime.
    Siamo pronti ad assistere per recuperare o contestare le bollette, in conformità di quanto già espresso dai Giudici che si sono pronunciati in casi analoghi, in favore dei consumatori, riconoscendo anche il risarcimento dei danni subiti.

  9. Al Consigliere Mocci: per quale motivo quando lei era Assessore all’Ambiente al XX Municipio non sono stati forniti ai cittadini i dati relativi alla presenza di Arsenico nell’acqua di alcune condotte di Roma Nord? Non crede che Assessore e Commissione Ambiente avrebbero dovuto vigilare sulla qualità dell’acqua che veniva erogata nel Municipio?.
    Oppure ci risponderà come l’Assessore Masini: “Sulle bollette c’era scritto che l’acqua non era potabile!”?

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