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La Parola Persa, live domani a Poggio Mirteto

lpp.jpgDomenica 9 marzo Il Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto farà da allegro e dissacrante scenario al concerto – altrettanto allegro e dissacrante – de La Parola Persa, il gruppo capitolino che, già in ballo da otto anni, si muove con ironia, talento e sfrontatezza nel territorio dell’Urbe e zone limitrofe. Abbiamo ascoltato il nuovo disco (ve lo consigliamo) e abbiamo parlato, fra il serio e il faceto, con due membri della band: Giorgio Tebaldi e Andrea Bonomi Savignon.

Una babele di voci e di suoni, una raffica di impertinenze e di virtuosismi, turpitudine e dolcezza, spigoli e armonie, una carezza e due pugni. Il collettivo romano de La Parola Persa, attivo fin dal 2006, nei suoi lavori e nei concerti dal vivo si presenta così, con un biglietto da visita pieno zeppo di ossimori, con uno scrigno di Pandora da aprire ancora una volta, solo per il gusto di vedere l’effetto che fa.

Gli arditi accostamenti musicali e le scelte artistiche malandrine non solo sanciscono la sua cifra stilistica de-genere, cioè al di là di ogni classificazione da supermarket delle sette note, ma rivelano anche la filosofia di vita di questi sei (quasi ex)ragazzacci romani, che hanno scovato il loro personalissimo crocevia nel cuore di una periferia desolata e degradata e lì hanno stipulato il luciferino patto fra il talento e l’umorismo.

Dopo un paio di produzioni strumentali e la pubblicazione del delizioso EP “The Sleazy Footworks”, La Parola Persa (per gli amici e per gli estranei LPP) ha sfornato lo scorso 26 febbraio “Tutta Vita!”, il suo primo cd full lenght che comprende sette brani nuovi di zecca, declinati e coniugati in quattro lingue, romanesco compreso, grammelot esclusi.

Tutta Vita, il primo CD

Le canzoni di questo album guidano l’ascoltatore lungo un percorso bizzarro e sorprendente, costellato di sensazioni contrastanti e di racconti disincantati, punteggiato da un’ironia penetrante e da urli di Munch rimasti inascoltati, caratterizzato dall’alternanza caotica fra la realtà, gli incubi e le risate liberatorie.

Il romanesco, ora spigoloso ora accorato, de “Il Sesso Tricolore” apre le danze di “Tutta Vita!”. Il pezzo, il cui testo non sfigurerebbe in un libro di Bukowski, è una sbronza acida di iper realismo e pennella una giornata afosa di ordinario degrado urbano, civile e morale; mentre la successiva “What Kills” è una litania punk, un urlo di dolore elettrico, che si fa sempre più incalzante, per poi ritagliarsi momenti prima distensivi, dopo sempre più disturbati e disturbanti, sintomi evidenti di un crescente straniamento verso una realtà incomprensibile e indecifrabile.

La terza track, “Ranga Ranga”, è un girotondo sul mare che rimanda agli avventurosi racconti marinareschi di Jack London. Sbronzi e cinici, in balia di un oceano in tempesta o miracolosamente scampati alla burrasca, i naviganti vanno incontro al proprio destino o si lasciano cullare dolcemente dalle onde. Un pezzo sul fato, sulla sua ineluttabilità e sul modo di rapportarvisi.

Nel quarto brano – “Turpia Turkish Delight” – i sinuosi ritimi orientali, abilmente associati agli altrettanto sinuosi percorsi intestinali, si sposano gioiosamente con malandrini grammelot, per poi trasformarsi in incursioni improvvise verso lidi furbescamente già esplorati da altri; mente la quinta traccia, “El Tango del Florista Nocturno”, rende bene l’idea di cosa succede quando la notte impone il suo manto oscuro alla metropoli. La città cambia volto, modifica il suo respiro, sembra dilatare i propri confini.
In questo scenario onirico e silenzioso un fioraio piange la sua nostalgia e forse rimpiange di non aver varcato quella linea sottile che separa il bene dal male. Un tango delizioso dal percorso accidentato e complesso.

Con “Pandora’s Box” arrivano a spron battuto la leggerezza, l’ironia e il ritmo. Le gambe si mettono in movimento e si balla, eccome se si balla! Questo è un pezzo pop & dance trascinante ed irresistibile, che inneggia (al) e dileggia il dilagare del porno su internet. Il vaso di Pandora è aperto…con tutto ciò che ne consegue!

La canzone che chiude l’album, l’evocativa ballata “Va Tutto Bene”, sussurra con dolcezza che è arrivato il tempo di recuperare la propria dimensione e la propria umanità. Nonostante il logorio della vita moderna, c’è ancora un tramonto da contemplare: non ce lo perdiamo, altrimenti perderemo irrimediabilmente anche noi stessi!

Lasciamo parlare i protagonisti

VignaClaraBlog.it ha incontrato separatamente due membri de La Parola Persa e ha rivolto loro le stesse domande, non solo con il malcelato intento di prenderli in castagna ma anche (e soprattutto) per evidenziare le differenze delle loro risposte.

Un’intervista doppia stile “le Iene”, ma senza “la pistola alla tempia” e con in più la voglia di sottolineare gli ossimori che caratterizzano la filosofia del gruppo. Lasciamo, quindi, la parola a Giorgio Tebaldi (trombone e voce, di recente in tour insieme a Francesco De Gregori) e Andrea Bonomi Savignon (batteria, percussioni e campionamenti).

Una definizione di te stesso…

GIORGIO: l’uomo Giorgio: sono uno che ha fatto lavori da adulto prima di aver studiato musica, poi l’ho studiata e ho smesso con i lavori da adulto. Lo strumento che ho studiato è il trombone e spero di riuscire a fare il lavoro più bello del mondo: l’attizzatore di capezzoli delle dive (sorride trasognato, n.d.r.)..comunque sono molto permaloso in generale.

ANDREA: sono un batterista autodidatta e sostanzialmente analfabeta di musica, con giusto un discreto “orecchio” e una dose innata di entusiasmo per questo progetto. Ho avuto la fortuna di incontrare musicisti eccezionalmente ispirati ed empatici sulla mia strada! “Un tizio che frequenta musicisti”, come recita una vecchia battuta sui batteristi! Più un generale, sono fondamentalmente un timido che l’ironia della vita porta spesso a essere “on stage” per lavoro e per musica.

Quali sono la storia e la missione de La Parola Persa?

ANDREA: LPP nella sua essenza più vera è un ideale, un’utopia destinata forse a non realizzarsi mai…un collettivo aperto di musicisti e artisti votati alla libertà totale di temi, stili e linguaggi non solo musicali. Dal 2006 a oggi, nelle nostre varie incarnazioni, abbiamo cambiato formazioni e proposte musicali con ogni uscita, e non intendiamo darci una regola. L’obiettivo, ogni volta, è sorprendere e inseguire una forma di intrattenimento totale, prima di tutto per noi stessi.

GIORGIO: nel 2005 andai a vedere uno showcase di un trio strumentale – basso, chitarra e batteria. Conoscevo solo il chitarrista, il gruppo si chiamava “La Parola Persa”. Quella sera stessa pensai che mi sarebbe piaciuto partecipare a questa roba, e il chitarrista vide del buono nelle mie parole. Tre anni dopo il chitarrista, padre de LPP, decise che voleva scappare dalla musica, ma è stato l’unico di quel trio iniziale a scappare. Ormai orfani, abbiamo affrontato un turbinio di tentativi di varie formazioni, musicisti, stili esplorati, situazioni disarmanti, registrazioni buone e live pessimi. E, per fortuna, è ancora così!

Nel frattempo abbiamo prodotto la più eterogenea quantità di materiale che si sia mai vista in un gruppo musicale, tanto che ci chiedono, spesso in tono farsesco, “ma voi che fate?” E ancora non abbiamo una risposta che convinca tutti, noi compresi! LPP ha dalla sua il fatto che è una verità del cuore, perché esprime in toto le tendenze (non solo musicali) di tutti i suoi componenti, contemporaneamente, senza rifletterci minimamente nel risultato finale. Negli ultimi anni abbiamo collaborato con professionisti di ogni ambito, giusto per aggiungere altri input e buttarli nel calderone…

Considerate la vostra una musica de-genere: cosa intendete dire?

GIORGIO: “de-genere” ci aiuta a riassumere il concetto di non volerci legare per forza ad un genere musicale, e anzi escludere in partenza questa eventualità. Per farlo, e per essere quantomeno credibili, bisogna affrontare di continuo generi musicali diversi e capirne le particolarità. De-genere o de-ggenere, per dirla in romanesco, anche perché, a dispetto delle nostre facce pulite, siamo, oramai, dei vecchi sporcaccioni e non evitiamo di farlo presente ad ogni live, con battutacce scorrette, polemiche inutili, rumori corporei e parolacce assortite (ride, n.d.r.). La musica de LPP non sarebbe degenerata se non ci fossimo noi che, invecchiando, degeneriamo fuori e dentro, sempre di più!

ANDREA: non ci piacciono le etichette e le convenzioni entro cui spesso bisogna incardinare le proposte artistiche per renderle comunicabili e comprensibili (il che si ricollega anche al nostro nome). Non abbiamo paura di affrontare sonorità e temi che possono essere sconvenienti a un orecchio distratto, in una parola “la facciamo degenerare” spesso e volentieri.

Cosa deve aspettarsi il pubblico dal vostro disco?

ANDREA:  sette stanze di una casa arredate tutte in modo diverso. In tre si parla italiano, in due inglese, in una spagnolo, in una turco, in tutte ci si diverte molto. E un artwork piuttosto spettacolare…

GIORGIO: non volendo caricare l’album di aspettative che non possono essere soddisfatte, abbiamo scritto in copertina che questo disco è un “lavoro incomprensibile”, dichiarando fin da subito una nostra capacità storica di non essere compresi, non come i più classici dei geni ma come i più remoti degli indi-geni. C’è però della luce in fondo al tunnel, che viene rappresentata dall’artwork di Stefano Pedretti e Gianluca Rolli: per capire “Tutta Vita!” basta unire i puntini della cover come in una pista cifrata, in cui una forma – e quindi una comprensione – emergono solo da una certa distanza in poi…

Come sarà il vosto live?

GIORGIO: il live sarà ovviamente diverso dal disco, una fruizione dei brani diversa, un po’ la differenza che corre tra l’andare a vedere un film e andare a vederne la riproposizione teatrale. Nel live si perde un po’ di magia ma si acquista in rudezza e in vitalità. Oltre a questo, ci sono cover strampalate e ostentate, momenti di volgarità che francamente potevamo risparmiarci (ride ancora, n.d.r.) e tanto, tantissimo sudore!

ANDREA:  come sopra, ma tutto nella stessa stanza! In più dal vivo peschiamo brani dalla cultura pop di oggi e li rivisitiamo a modo nostro. Noi non lo facciamo apposta, ma alla fine si balla e partono sempre i trenini, e tutti alla fine sono sudati e felici (sopra e sotto il palco).   I LPP saranno in concerto, oltre che al Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto, anche all’Ex Mattatoio di Aprilia (venerdì 14 marzo) e al New Farenight di Frascati (sabato 15 marzo). Le altre date del “Peppaesi Tour 2014” sono ancora in via di definizione.

Per ogni altra informazione, potete consultare la pagina facebook dei LPP; per ascoltare “Tutta Vita!” potete cliccare qui: http://laparolapersa.bandcamp.com/
La formazione attuale de LPP comprende Giorgio Tebaldi (trombone e voce), Andrea Bonomi Savignon (batteria, percussioni e campionamenti), Simone Attenni (chitarra elettrica e backing vocals), Marco Cardoni (basso e “spoken word”) e Daniele Cardoni (chitarra acustica), mentre Stefano Pedretti si occupa dell’art direction del gruppo.

Giovanni Berti

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1 commento

  1. Attenzione: gli organizzatori del Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto comunicano che, per cause indipendenti dalla loro volontà, tutti gli eventi in programma sono stati annullati.

    La Redazione

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