Home ATTUALITÀ Sette a processo per la vicenda di via Volusia

Sette a processo per la vicenda di via Volusia

Era maggio 2010 quando un corposo smottamento di terreno, causato dalla costruzione della galleria Cassia del GRA eseguita da tre ditte incaricate dall’Anas, rese pericolose alcune abitazioni di via Volusia, una stradina sulla Cassia che corre quasi parallela al Raccordo a pochi metri dallo stesso. Vennero i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile che le dichiararono pericolanti, le famiglie che vi risiedevano furono costrette ad abbandonarle.

Da quel momento si trovarono in balia degli eventi, alcuni dei quali surreali. Come quello accaduto qualche mese dopo, quando l’amministrazione capitolina arrivò al punto di intimar loro di provvedere alla messa in sicurezza degli edifici. Come se fossero stati loro a renderli insicuri. Fu necessario l’intervento del TAR per ricondurre l’amministrazione alla ragione.

Ma da allora quelle famiglie non hanno più potuto far ritorno nelle loro case.

Nel frattempo è andata avanti l’indagine della Procura di Roma che si è conclusa in queste ore con il rinvio a giudizio di sette persone, tra dirigenti dell’Anas e di alcune imprese appaltatrici, che saranno processati per “i gravissimi danni alle murature portanti” subiti dalle abitazioni. Lo ha deciso il GUP Antonella Minunni accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e del PM Maria Bice Barborini

Il rinvio a giudizio e’ stato disposto nei confronti di Francesco Dell’Olio, direttore dei lavori Gra Cassia per Anas spa, Giuseppe Costanzo, responsabile del procedimento Anas, Franco Cristini, rappresentante legale della Vianini Lavori spa, Luciano Focolari, rappresentante legale della societa’ Oberosler spa di Trento, Cecilia Simonetti, rappresentante legale della Saicam spa, Antonio Tanzilli, coordinatore per la salute e sicurezza dell’Anas, ed Eugenio Bosi, componente della commissione per il Collaudo tecnico amministrativo.

Il processo inizierà l’11 novembre del 2014 davanti al tribunale monocratico. Tutti rispondono di “concorso in crollo colposo di costruzione”. Quei lavori, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbero provocato “l’accertato movimento del pendio ed il connesso scalzamento di sostegno del pendio sul quale erano costruiti gli edifici di via Volusia”.

Stando alla Procura, “c’era una situazione di pericolo supportata, tra l’altro, dalla presenza di un gigantesco traliccio, alto circa 25 metri, dove transitava corrente elettrica ad altissima tensione, pari a 150 mila volts, posto in adiacenza alle abitazioni di via Volusia ed ubicato sul pendio immediatamente prospiciente al Gra”.

Per i PM poi, non c’era nemmeno “la prova che l’ente committente Anas (che è parte offesa nel procedimento, ndr.) ovvero le società appaltatrici avessero mai provveduto a predisporre adeguate misure di monitoraggio per verificare geologicamente i movimenti del terreno sul quale venivano eseguiti i lavori, ne’ tanto meno se vi fossero dei danni per gli edifici esistenti ne’ che siano state adottate le procedure idonee alla salvaguardia della pubblica incolumità”.

Edoardo Cafasso

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