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Re-Made in Italy, T-Riciclando sulla Cassia

recycle_reuse_reduce.jpgArtigianato e riciclo. Creatività e manualità. L’evento Re-Made in Italy organizzato dalla cooperativa T-Riciclo al Teatro Patologico di via Cassia, nella giornata di venerdì 22 novembre, si è prefissato un obiettivo ben preciso: occuparsi della genialità delle mani, di un artigianato che lavora materiali di scarto. Attraverso le mani si può donare nuova vita agli oggetti. E attraverso il recupero degli antichi mestieri si può rilanciare il made in Italy.

Un evento lungo una giornata che ha occupato tutti i locali del Teatro Patologico. Un evento nato e realizzato grazie alle idee della Cooperativa T-Riciclo, un’associazione impegnata da oltre dieci anni nel settore dell’educazione ambientale rivolta soprattutto ai più giovani, ed al contributo del XV Municipio che ogni anno mette a disposizione dei fondi per la realizzazione di eventi di carattere artistico, sociale, culturale.

Un T-Riciclo che si regge su tre ruote, su tre R: riusa, ripara e ricicla. E che mira alla salvaguardia ambientale e a criteri di consumo più sensati.

Una socia della cooperativa, Eleonora Raimondi ci racconta la storia della loro associazione e di questo progetto: “La cooperativa T-riciclo è nata nel 2000 con questa vocazione al recupero, al riciclo, all’amore per gli oggetti. La cooperativa poi nel corso degli anni è cresciuta portando avanti queste tematiche soprattutto con i più giovani”.

Dopo aver sperimentato a lungo questo mondo del riciclo le socie della cooperativa T-Riciclo sono approdate al progetto Alter Equo, nato nel 2011, che consiste nel recuperare le bottiglie di plastica in giro per le strade e le spiagge.

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La cooperativa ha infatti pensato di far rivivere questo oggetto nobilitandolo, il cosiddetto “up-cycling”: non solo recuperare la bottiglia quindi, ma trasformarla in qualcosa di prezioso come gioielli, lampade e oggetti di arredo.

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“L’amore per gli oggetti e per il recupero – continua Eleonora Raimondi – ci ha portato a realizzare questo evento che vuole essere proprio un richiamo al nostro passato glorioso che è l’artigianato”.

Il recupero visto non solo come riciclo di materiali e oggetti di scarto ma come rinascita di antichi e sapienti mestieri manuali come quello del taglio e cucito, del design, della creatività e ingegnosità, vanto nazionale e volano del marchio “Made in Italy”.

Dalle 11 alle 19, nel Teatro Patologico, diretto da Dario D’Ambrosio, si sono affollati esposizioni, incontri, laboratori dell’arte delle mani, sfilate di moda critica: la mostra RE-MADE IN ITALY ha voluto essere la proposta per tornare a confrontarsi sulla sostenibilità.

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L’incontro, i Laboratori e la Mostra

Ad aprire l’incontro alla presenza di alcuni studenti delle scuole superiori è stata Laura Buffa, Presidente della Cooperativa T-Riciclo: “L’obiettivo è presentare un modo diverso di usare le mani che è un po’ più antico ma che fino a pochi anni fa ha rappresentato l’unico modo in cui si produceva. E questo si chiama artigianato che è anche genialità creativa”.

L’intento della cooperativa, infatti, è proprio quello di dialogare con i giovani per far intravedere in questi antichi mestieri, dei mestieri che, in un momento di cambiamento e di passaggio come quello in cui viviamo, possono in realtà essere dei mestieri moderni e futuri. Attraverso il recupero dei lavori manuali, magari applicati alla tecnologia, si può creare anche una nuova economia, si può rilanciare il “made in Italy”.

Ospite dell’incontro Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e Presidente della Fondazione “Movimento Bambino Onlus”: “Spesso buttiamo cose che hanno un’importanza fondamentale se ritrattate nuovamente”.
La dottoressa Parsi, infatti, ha messo in luce come il riciclo rappresenti una forma di terapia perché riciclando un oggetto si impara anche a guardarsi dentro. E ha sottolineato l’importanza dell’uso delle mani per far rivivere cose messe da parte e buttate via.

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La giornata è poi proseguita con dei laboratori per i ragazzi a cura degli stessi artigiani ed artisti in esposizione. Come fare il pane, lampade di risulta, scatole di carta. I laboratori hanno rappresentato un modo per far riscoprire ai giovani le abilità manuali che possono rappresentare un’alternativa professionale per il domani.

Per tutta la durata dell’evento sono stati esposti oggetti di design e di artigianato artistico elaborati da un gruppo di artigiani, artisti e designer del riciclo e recupero selezionati da Riscarti Festival che collabora con la cooperativa T-Riciclo e che dell’arte degli scarti ha fatto un festival internazionale.

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In mostra oggetti, complementi d’arredo, moda e accessori rinati da una vasta gamma di materiali dalle stoffe alla carta, dal vinile all’alluminio, dal vetro alla plastica. Curiosando tra i banchetti allestiti per l’occasione si potevano ammirare presepi di cartone, gioielli ricavati dalla plastica o dalla pietra, oggetti d’arredo fatti interamente di carta riciclata. Cosa possono fare le mani e la genialità.

EcoMusica e sfilata di moda critica

Un evento-celebrazione del lavoro delle mani non può ignorare uno dei modi di espressione più importante delle mani e cioè la musica. E’ stato infatti mostrato un progetto di improvvisazione musicale “la Musica Nelle Mani”, a cura dell’Associazione “il Nocciolo delle Idee” di Antonella Zenga, che si basa sul suonare dei materiali urbani o di riciclo.
Molti di questi strumenti sono proprio frutto del lavoro delle mani dei ragazzi dell’Associazione. Per far capire come tutto può suonare insieme.

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A seguire una sfilata di moda critica, una moda un po’ diversa, fatta di abiti, creazioni, accessori, nati dal riciclo, dal riuso, dall’equo e solidale, dall’uso di materiali biologici e a km0.

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E non ultimo anche l’alta moda che la cooperativa T-Riciclo ha voluto considerare come moda critica in quanto arte nobile che in qualche modo sta morendo, un mestiere che nessuno intraprende più: molte alte sartorie stanno scomparendo proprio perché le giovani generazioni non si affacciano a questa opportunità. E quindi una sfilata-dedica all’alta moda e anche un modo per farci riflettere su altri modi possibili di consumare delle cose belle che la natura ci offre.

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L’ultimo capo a sfilare è una giacca di cui Laura Buffa ha raccontato la storia: “Questa giacca viene da una casa particolare, era una tenda di casa Manfredi comprata durante un viaggio in India. La signora Erminia Manfredi ha voluto donare molte delle cose di casa e di suo marito Nino. Ho portato questa tenda ad Annamaria Buoncristiani – continua a raccontare Laura Buffa – e le ho detto di farlo diventare un capo di alta moda. Questo è il risultato. Oltre alla tenda ha utilizzato tessuto di scarto del suo atelier. Interamente ricamato a mano”.

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Questo capo di casa Manfredi, questo “scarto” di casa Manfredi, farà parte di un progetto del prossimo anno volto a celebrare i 10 anni dalla scomparsa di Nino Manfredi.

La signora Manfredi è impegnata in una fondazione per aiutare i malati di SLA e la giacca che ha sfilato al Teatro Patologico fa parte del progetto “Cambio Indirizzo” che vede gli artisti romani degli scarti, Marlene Scalise Presidente di Riscarti Fest e la cooperativa T-Riciclo in un impegno comune: far cambiare indirizzo agli oggetti presi da casa Manfredi e dati in mano ad artisti e a designer, per farli diventare oggetti d’arte.
Questi oggetti saranno poi messi all’asta per raccogliere fondi per la fondazione di Erminia Manfredi.

Daniela Buongiorno

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