Home ARTE E CULTURA Rita Dalla Chiesa: “Il mio punto di riferimento è piazza Jacini…”

Rita Dalla Chiesa: “Il mio punto di riferimento è piazza Jacini…”

rita120.jpg“Dal 1977 abito a Roma e ci vivo bene. Roma è affascinante, maestosa,luminosa ma a volte “distratta” e quindi non è proprio la mia città ideale. Amo l’accoglienza dei romani anche se la trovo un po’ “fittizia”. Perché qui, come del resto in tutte le grandi città, puoi sentirti molto sola. E questo perché le distanze e lo stress spesso impediscono di coltivare i rapporti umani che invece per me sono un grande arricchimento”. La nostra intervista con Rita Dalla Chiesa parte proprio da Roma, la sua città d’adozione.

E già in queste poche battute si mette subito in evidenza il carattere, forte e fragile al tempo stesso, della popolare giornalista e conduttrice che ha fatto della sobrietà e dell’eleganza il suo stile vincente.
Una donna che si interroga molto più che rispondere e che, nonostante la vita non le abbia risparmiato grandi sofferenze e profonde lacerazioni, ha mantenuto uno sguardo di speranza verso la vita.

“Sono venuta a Roma trentasei anni fa perché il mio primo marito,ufficiale dei Carabinieri e papà di mia figlia Giulia, da Firenze fu trasferito nella Capitale. L’impatto è stato subito emozionante e coinvolgente. Da allora ho vissuto in vari quartieri ma non mi sono più spostata da questa città”

Romana d’adozione? In un certo senso sì anche se io, in fondo in fondo, mi sento un po’ zingara.

In che senso? Beh, per la professione di mio padre la nostra famiglia ha girato un po’ tutta l’Italia: Napoli, Palermo, Torino, Como, Ancona, Milano, Firenze…Cambiando tante case e tante città non ho messo “radici” in nessun luogo. Ecco, in un certo senso mi è rimasto addosso il rimpianto di non avere una casa di riferimento. La casa natale, la casa di famiglia, la “grande culla”…

E forse è per questo che in qualunque posto di mare io vada mi viene voglia di affittare una casa. Il mare è la mia dimensione naturale, il luogo dove ricarico le energie e ritrovo la serenità..”.

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Rita, da quanto tempo vivi a Vigna Clara? Dal 1998, da quando mi sono separata da Fabrizio Frizzi

Come hai scelto questo quartiere? In realtà è lui che ha scelto noi. Io cercavo una casa a Monteverde Vecchio dove ho felicemente abitato tanti anni con Fabrizio. E forse quella è la zona di Roma che più amo. Ma con Fabrizio cercavamo una casa più grande e così ci siamo affidati a un’agenzia…

Girando e visitando vari appartamenti, un giorno ci hanno portato qui, a Vigna Clara. E, in effetti la casa aveva tutte le caratteristiche che richiedevamo: la dimensione giusta per poterci vivere e ospitare tanti amici, una grande camera per la batteria e il pianoforte di Fabrizio per le nostre serate musicali con gli amici più cari, un grande terrazzo e, soprattutto, una vista meravigliosa su Roma e sul Cupolone.
Dalla camera da letto, infatti, si vedeva il Cupolone..Non ci ho messo molto tempo per decidere. Questa casa mi ha conquistato in pochi minuti..Poi…”

Continua....Le cose sono andate come sono andate e, con gli anni, gli alberi sono cresciuti e io ora non vedo più né Roma né il Cupolone. Al loro posto solo delle bellissime chiome di pini…Il problema degli alberi, purtroppo, è uno degli aspetti negativi della zona.
La strada dove abito è circondata da pini che non hanno alcuna manutenzione per cui quando esci di casa sarebbe meglio farlo con un ombrello per evitare che qualche pigna cada in testa.

Hai mai fatto una segnalazione alle Autorità? Certamente e infatti il servizio di manutenzione del verde e della potatura si attiva solo su segnalazione… e anche la pulizia delle strade lascia molto a desiderare. Io ho postato su Twitter la foto dei cassonetti sotto casa stracolmi di rifiuti… E questo è vergognoso ma, purtroppo, non è solo un problema di Roma nord.

Che cosa invece ti piace? Beh, quando non lavoro io faccio molto vita di quartiere. Tra l’altro giro sempre a piedi, mi piace passeggiare, da sola o con i miei tre cani, camminare mi fa stare bene e poi mi sembra di essere più a contatto con la gente del quartiere.

Il mio punto di riferimento è piazza Jacini, che mi piace moltissimo perché mi sembra la piazza di un paese. Sicura e rassicurante, tant’è che ci porto mio nipote Lorenzo a giocare con gli amichetti..

Qui tutti si conoscono, siamo un gruppo di habitué che si ritrova ogni giorno a comperare i giornali all’edicola, che si incontra e si saluta da Velitti per i libri, i DVD o i CD o a fare colazione, a pranzare al bar, ristorante, pizzeria Jacini. Quest’ultimo mi è talmente familiare che l’ho trasformato in un certo senso nel mio “ufficio”. E infatti l’ appuntamento per la nostra intervista è proprio qui, sedute al tavolino del bar…”

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Insomma Rita vivi completamente il tuo quartiere...Sì,assolutamente. Faccio talmente vita di quartiere che non vado più in centro neanche per gli acquisti. Devo dire che negli anni in zona hanno chiuso parecchi negozi.. che peccato!
A mio parere manca qualche boutique ma, soprattutto, manca una vivace vita culturale come invece avviene in altri quartieri romani. Questo è un quartiere abitato da persone di cultura che, però, non fanno nulla per diffondere e alimentare questa cultura…

Parliamo di lavoro. Il tuo recente passaggio a La7 dopo tanti anni a Mediaset ha sorpreso un po’ tutti. E’ stato un fulmine a ciel sereno anche per me. Dopo trent’anni trascorsi a Mediaset, un’Azienda che mi ha dato tanto e alla quale ho dato tanto, ho sentito che stava cambiando qualcosa..Mi sentivo un po’ parcheggiata..
Così quando è arrivata l’offerta di Urbano Cairo, editore di La7, ho pensato che era arrivato il momento di voltare pagina, di darmi una nuova possibilità professionale.

Quanto tempo hai riflettuto prima del sì? Un mese e mezzo. Non è stato facile perché mi sentivo una sorta di traditrice nei confronti della mia Azienda ma, allo stesso tempo, mi rendevo conto che Mediaset in qualche modo stava tradendo le mie aspettative..Ho passato notti insonni a pensare, a riflettere…

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Ti aspettavi qualcosa in più da Mediaset? Assolutamente no. Non volevo nulla di diverso dal mio Forum, un programma che ho molto amato e molto mi ha dato ma che ha anche dato tanto all’Azienda…Forse avrei desiderato una attenzione maggiore nei confronti della mia trasmissione, che è entrata a far parte della storia di Canale 5…

In questo lavoro ho imparato che l’educazione conta poco e che invece è importante sapersi “vendere” bene. Ma io ho sempre pensato che a parlare per me fossero i numeri.

Adesso inizia la nuova avventura a La7. Sì, dal 7 gennaio prenderà il via un nuovo talk quotidiano. Racconteremo le storie di persone comuni che, per vari motivi, hanno dato una svolta alla loro vita. Naturalmente verranno a trovarmi anche alcuni personaggi famosi per dire la loro..

Sarà un bel programma, vario, ricco e umano.. Il titolo? Dovrebbe essere “La settima onda”, l’ho suggerito io proprio come il titolo del bellissimo libro di Daniel Glattauer. Ed è un titolo che ha molte chiavi di lettura…
E inoltre, per chi come me ama profondamente il mare, sa che la settima onda è quella più imprevedibile, quella che spazza via tutte le altre e può sconvolgere ogni cosa.

Rita, quante volte nella vita ti è capitato di essere “stravolta” dalla settima onda? Molte, moltissime. Più di quelle che avrei voluto. Nel lavoro e nella vita privata..Da qualche mese, ad esempio, nel mio cuore è entrata una nuova persona. Un incontro improvviso, casuale, bellissimo e travolgente. Come la settima onda…”

Ilaria Galateria

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1 commento

  1. Cara Rita,non aver rimpianti.Nella vita bisogna aver il coraggio di cambiare e di battersi sempre.Sarai sicuramente vincente.Tanti auguri ti aspettiamo

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