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Tiberina, dimenticati da Dio e dagli uomini

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fontanella.JPGTenuta Piccirilli, Borgo Sant’Isidoro, un grappolo neanche piccolo di case sulla Tiberina, dopo Prima Porta, da decenni senza acqua corrente, gas, fogne. Niente bus, scuole, marciapiedi, illuminazione. Niente di niente, è come se non esistessero. Eppure non siamo a Kabul, siamo a circa 15 km dal Campidoglio.

All’interno dei confini del XV Municipio, a pochi chilometri da Prima Porta, sulla via Tiberina, quella lunga e tortuosa strada che porta a Capena, Riano ed oltre, si estende un fazzoletto di terra dimenticato da Dio e dagli uomini e autogestito dai suoi abitanti che si sono votati letteralmente alla sopravvivenza per poter fronteggiare problemi di natura primaria: mancanza d’acqua, luce, gas, trasporti. Benvenuti a Tenuta Piccirilli e a Borgo Sant’Isidoro.

Quanto vi raccontiamo rappresenta uno spaccato del degrado che attanaglia le estreme periferie della capitale che qui, sulla Tiberina, ha inizio nei primi anni ’50.
Fu allora che, su input del Ministero dell’Agricoltura, l’ente Maremma diede il via all’esproprio di oltre180mila ettari di terreno incolto nella Maremma tosco-laziale posseduti come latifondo da poche nobili famiglie, redistribuendoli agli agricoltori, suddivisi in lotti. Dapprima assegnatario, il contadino, esercitando il diritto di riscatto diveniva nel volgere degli anni proprietario a tutti gli effetti.

E il centro abitato di Borgo Sant’Isidoro e quello di Tenuta Piccirilli ricadono in questa fattispecie. Le famiglie che vi si insediarono utilizzarono i terreni per avviare attività agricole costruendo sugli stessi le loro case, divenendone proprietari e poi tramandadole di figlio in figlio fino a chi oggi vi abita.

Ma gli attuali abitanti, oltre alle case, hanno ereditato anche un bel po‘ di problemi, in primis quello della mancanza dell’acqua. Sono passati ben 60 anni e, ieri come oggi, manca l’acqua nelle case, ma mancano anche luce, gas, mezzi pubblici, di sicurezza neanche a parlarne.

E non siamo più in presenza di terreni ad uso agricolo, ma di centinaia di famigle che soffrono quotidianamente questa situazione e che, sentendosi abbandonate, hanno scelto di rimboccarsi le maniche autogestendosi. Come a Borgo Sant’Isidoro, dove gli abitanti hanno perfino realizzato la loro chiesetta che a turni gestiscono personalmente.

Abbiamo raccolto tante voci, ognuna con le sue motivazioni, ma tutte accomunate dallo stesso sentimento: disillusione. Fra queste, la famiglia Pongetti che risiede dal 1963 al km 3,5 della Tiberina e custodisce una pila di carte di corrispondenza con la Povincia, la Regione e il Comune di Roma. Decine e decine di richieste mai soddisfatte.

Roberto Pongetti non molla la presa, fin dal 1976 si è reso promotore di iniziative e epetizioni.
Bere l’acqua del rubinetto? Un sogno! Non possiamo perché è calcarea e contaminata, puntualmente due volte a settimana veniamo riforniti da un autobotte dell’ACEA oppure dobbiamo recarci alla fontanella del Borgo caricando litri e litri d’acqua che ci portiamo fino a casa“.

Il tasso di contaminazione dell’acqua non è di quelli che possono essere aggirati da filtrini di depurazione, è infatti talmente nociva che i sanitari di casa sono completamente corrosi indipendentemente da quante volte vengano lavati; le incrostazioni calcareee hanno la meglio e non osiamo immaginare quali effetti possano avere sulla salute.

Di fronte alle richieste d’aiuto, una dozzina d’anni fa l’Acea accolse i reclami provvedendo con il Comune di Roma ad effettuare dei lavori nell’impianto di depurazione e un risanamento igenico-sanitario della zona, un’opera che costò oltre 35 miliardi di lire ma che finì come “un buco nell’acqua”.

Ci dissero che gli scavi avevano portato alla luce un’antica villa romana e che la Soprintendenza dei Beni Archeologici aveva bloccato i lavori per il completamento della rete fognaria. Manca solo un piccolo tratto per allacciarci al collettore di Prima Porta, esattamente 800 metri, ma non riusciamo a capire qual è l’ostacolo da aggirare e perchè non lo si aggiri. Lo scaricabarile fra le autorità è disarmante” proseguono i Pongetti.

Ma non è tutto. Il serbatoio da cui Borgo Sant’Isidoro si riforniva risale al 1954 e ad oggi è inutilizzabile perché fatiscente. E i pozzi? Sono inquinati, per cui la ASL ha deciso di chiuderli lasciando alle famiglie l’incombenza di realizzare pozzetti personali. Ovviamente a loro cura e spese.

L’ordinanza firmata a dicembre 2009 dall’allora sindaco Alemanno per la realizzazione di interventi relativi all’allaccio alla rete idrica in zone periferiche della città in attesa del completamento delle reti fognanti ha rappresentato per noi una flebile speranza: sembrava che consentisse di realizzare un allaccio all’acqua potabile per ogni casa, invece si è rivelata una delle solite promesse non mantenute. Oggi non ci interessa più il colore politico di chi ci governa, questa è una responsabilità collettiva e ognuno ha fatto lo scaricabarile, tutti bravi a parole, ma a fatti?” sostiene Roberto Pongetti.

L’acqua poi, è solo la punta dell’iceberg. La Via Tiberina manca totalmente di illuminazione e segnaletica, non c’è nemmeno un marciapiede e si rischia di essere falciati dalle auto che sfrecciano ad alta velocità. Alla pericolosità della strada si aggiunge poi il colorato fenomeno della prostituzione, con i suoi falò e il via vai di clienti. I residenti sono costretti puntualmente a segnalare ai Carabinieri la presenza di prostitute che operano sotto le loro finestre.

Ma non è ancora finita: in quanto territorio dimenticato da Dio e dagli uomini anche l’ATAC ci ha messo il suo carico da undici non raccordandolo ai centri abitati più vicini. L’unico autobus che passa di lì è lo 020, che da Prima Porta fa un’unica fermata a Borgo Sant’Isidoro e poi fa sosta sotto una clinica privata: esattamente a 2 chilometri da Tenuta Piccirilli, tratto ovviamente anche questo privo di marciapiedi.

Chiedemmo alla Provincia di realizzare semplicemente una fermata all’imbocco del centro abitato, ma ci risposero che non c’erano abbastanza fondi per sostenere una spesa del genere – sostiene il signor Emilio, residente di Tenuta Piccirilli – così abbiamo pensato a un’alternativa: fare arrivare l’autobus su un tratto di percorrenza comunale in modo tale da aggirare le spese. Ma in ogni caso, anche questa ci è stata negata. Ci è sempre stato rinfacciato che ci sono pochi utenti per giustificare questa spesa ma non è vero perchè ci sono tantissimi ragazzi pendolari che ogni giorno devono affrontare quel camminatoio fra le sterpaglie e il pericolo di essere investiti totalmente al buio“.

Tenuta Piccirilli si trova infatti su un terreno di confine spartito fra Provincia e Comune di Roma, questo ha fatto sì che per anni ci fosse un continuo rimpallo di responsabilità e competenze a fronte dei numerosi problemi di cui la zona soffre.

Si ricordano di noi solo quando devono riscuotere i soldi, quando abbiamo delle esigenze ci lasciano qui e a volte ci insultano pure – sostiene la signora Luisa – Durante l’allagamento di novembre 2012 ci trovammo con l’acqua alle ginocchia e la protezione civile non ci portò nemmeno un sacco di sabbia per arginarla. Invece i nomadi residenti a pochi metri da qui sono stati preventivamente trasferiti con camioncino, e noi qui ad affondare. Ancora li aspettiamo quei sacchi, voi li avete visti?”

A pochi metri dalle case di Tenuta Piccirilli si trova infatti l’ex camping River, oggi campo nomadi. Si affaccia proprio sulla Tiberina, dove le auto sfrecciano ad alta velocità, dove i pali della segnaletica sono abbattuti a terra. Qui non si sono rilevatori della velocità, mancano perfino i secchi della raccolta differenziata, figuriamoci i controlli. Nelle difficoltà del vivere quotidiano, si è creato quasi un sentimento di solidarietà, così nomadi e abitanti attigui condividono i problemi, si conoscono di vista e si lamentano tutti per gli stessi motivi.

Il campo nomadi non è un problema in confronto a quello che dobbiamo sopportare vivendo qui. Sì, ci sono piccoli furtarelli, ma niente di preoccupante. Loro sono insoddisfatti quanto noi, siamo entrambi relegati all’estremo del mondo, ogni tanto passano davanti alle case coi bambini, sappiamo chi sono e cosa possiamo aspettarci. Affrontiamo gli stessi problemi, soprattutto per quanto concerne i mezzi pubblici. Qui gli autisti non vogliono arrivare, hanno paura di essere derubati e non facendo fermata danneggiano anche noi” dichiara a VignaClaraBlog.it la signora Maria, la cui casa è a pochi metri dal River.

Vogliamo parlare delle strade? Sono talmente strette e dissestate che i mezzi dell‘AMA non riescono nemmeno a passare, devono procedere a passo d’uomo e alternarsi quando sono più di uno lungo il tratto.

Anche i pochi simboli di vita sociale hanno risentito dello situazione: l’unico asilo nido è chiuso, il centro sportivo Dezzi che prima contava numerose squadre calcistiche ora ne ha a malapena due e le case si deprezzano continuamente. Posto che si trovi un acquirente, il ricavato dalla vendita sarebbe del tutto insufficiente per cambiare casa. Chi vive a Tenuta Piccirilli è dunque condannato a rimanerci.

A questo punto le vendiamo ai nomadi, ci stiamo mettendo d’accordo per davvero, tanto ormai li conosciamo e loro sicuro si trovano meglio di noi qua – sostiene la signora Giuseppina – ci meritiamo di vivere la pensione in questo modo, noi che abbiamo fatto una vita di sacrifici, abbiamo sempre pagato le tasse e pure il condono?

Risposte amare di chi per anni ha visto avvicendarsi qui giornalisti, TV, autorità dare uno sguardo e andare via. A giugno 2011, in occasione della visita al campo nomadi del sindaco di Bucarest accompagnato da Gianni Alemanno, inscenarono una vivace protesta lamentando la situazione di estremo degrado in cui vivono. Ottennero promesse che sono rimaste tali.

Ci sentiamo quasi in colpa nel voler andare più a fondo di questa drammatica situazione. Salutiamo i nostri ospiti raccogliendo una loro ultima dichiarazione: “siamo cittadini anche noi, chiediamo solo di essere rispettati e di poter vivere dignitosamente“. Sempre che qualcuno si ricordi che esistono.

Barbara Polidori

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3 COMMENTI

  1. Mi complimento con la giornalista Barbara Polidori, perchè finalmente qualcuno porta alla luce la condizione degradante in cui tante persone come me, oneste e volenterose, si trovano a combattere quotidianamente. Mi complimento per non aver tralasciato nulla e aver fatto un resoconto perfetto ed incisivo! Grazie di cuore per averci ricordato!

  2. Condivido L’idea di Claudio, vivo a via tenuta piccirilli e convivo con questo problema quotidianamente…. Mi sento ospite a casa mia,devo convivere con 15 ebbi che sgommano com la macchina mettendo in pericolo i possanti, per evitare ritorsioni dobbiamo stare in silenzio……poi voglio ricordare che hanno tutte le comodità, e noi non abbiamo neanche un bus che passa per la via, l’unica fermata sta su via tiberina, ma puoi prendere il bus solo se sei maschio, perché se sei una ragazza ti si fermeranno solo macchine che ti diranno ” quanto vuoi ” a grandi linee e questo e molto di più e quello che viviamo……. Io sono pronto ad urlare, ma non sono convinto che qualcuno senta la mia voce

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