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A 83 anni vive col figlio in un’auto

lastorta120.jpgAccade a La Storta. Da undici mesi una madre di 83 anni con seri problemi di salute vive col figlio dentro un’auto. Qualcuno porta loro da mangiare, la Caritas della parrocchia e i negozianti si prodigano e fanno quel che possono. Lui sta lì per ostinazione, non si fida dei servizi sociali. E intanto arriva l’inverno.

A chi percorre l’ultimo tratto che dalla Braccianese sfocia su Via Cassia, a La Storta, sarà capitato di notare un uomo e un’anziana donna aggirarsi nei pressi di una macchina ferma in un parcheggio. Forse non tutti sanno che questa scena si ripete da quasi un anno. Ecco lo spaccato di un’amara realtà nel territorio del XV Municipio.

Una delle costanti del teatro tragico greco è il concetto, misterioso e inesorabile, secondo cui le colpe dei padri si ripercuotono sui figli. Con non meno tragicità potremmo dire che qui a valere sia piuttosto il principio inverso. E cioè che siano le colpe dei figli a ripercuotersi sui padri, e nello specifico su un’anziana madre ottantatreenne.

Tutto è iniziato quando Gianfranco, un cinquantenne massaggiatore shiatsu residente nel quartiere de La Cerquetta presso il comprensorio Inpg, ha perso il lavoro e, per uno sfratto, l’appartamento in cui lo svolgeva. Con l’anziana madre si è dunque trasferito da un familiare, ma la convivenza forzata è degenerata al punto che se n’è andato (lui dice di essere stato cacciato) e oggi vive con la madre in una macchina ferma in un parcheggio situato all’incrocio tra Via Braccianese e Via Cassia.

Qui riceve l’aiuto di conoscenti e vicini, come quello delle officine meccaniche che gli mettono a disposizione i servizi igienici. Qui passa le sue giornate quella madre che di questa storia è la principale vittima.

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Comincia ora la parte più difficile da raccontare, ancora più ardua di quanto è stato dire del passato che ha generato tale situazione.

In questi casi infatti sarebbe facile addebitare all’assistenza sociale del Comune o del Municipio la scarsa attenzione che ha lasciato che due cittadini vivano da un anno in mezzo alla strada, col tetto di una macchina a sostituire quello di una casa.

Ebbene, stavolta non c’è nulla da rimproverare, quelle Autorità il loro dovere l’hanno fatto e continuano a farlo battendosi contro un principio che tale resterebbe se non si tramutasse in una tragica e patetica situazione al limite del paradosso.

Ne parla a Vignaclarablog.it Michela Ottavi, Assessore alle Politiche Sociali del XV Municipio.

“Siamo da tempo al corrente della situazione” spiega l’Assessore “e siamo intervenuti due volte proponendo soluzioni che il signor Gianfranco ha sempre rifiutato. La prima è stata di trasferire lui e la madre a Lunghezza, dove c’è una struttura pubblica che potrebbe accoglierli separatamente. Ma tale soluzione è stata rifiutata perché il signore non vuole essere separato dalla madre. Quindi gli abbiamo proposto di trasferirsi facendo in modo di non separarlo dalla madre, ma anche in questo caso, inspiegabilmente, ha rifiutato”.

Chiediamo un riscontro al signor Giancarlo. “E’ vero, mi sono state fatte dal Municipio due proposte relative a un trasferimento a Lunghezza, ma è una soluzione che ho rifiutato con forza”.

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Ci chiediamo dunque come sia possibile che, versando lui e la madre in una situazione talmente tragica, abbia opposto un rifiuto a una soluzione che avrebbe l’indubbio vantaggio di fornirgli un tetto sulla testa.

“Il fatto è questo” continua Gianfranco “prima di tutto quello di Lunghezza dovrebbe essere, nelle parole delle Autorità, una soluzione temporanea, mentre invece è sicuro che si trasformerebbe in qualcosa di stabile, e questo porterebbe me e mia madre a vivere per sempre in un dormitorio dalle condizioni igieniche a dir poco miserevoli. Ma la vera ragione del mio rifiuto è un’altra.
Proprio qui vicino, a Via della Cerquetta 99, c’è un residence messo a disposizione degli extracomunitari che non pagano né acqua, né gas, né luce. Allora mi chiedo per quale motivo io, un cittadino italiano che ha sempre pagato le tasse, devo ridurmi a vivere in un dormitorio lontano chilometri dal mio quartiere quando, in questo stesso quartiere, cittadini non italiani devono godere di diritti che a me sono negati!”

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Tirate le somme del discorso la situazione è questa: un uomo e sua madre ottantatreenne continuano a vivere in una macchina per un motivo che con queste parole viene messo nero su bianco: diritto. Una sorta di diritto di cittadinanza che per Gianfranco mette lui e la madre in condizione di subalternità rispetto a chi questa cittadinanza non ce l’ha.

Ma è la stessa Michela Ottavi a chiarirci che gli extracomunitari ospitati in quello che per l’occasione era stato adibito a residence sono stati trasferiti dopo soli tre mesi, e che la stessa struttura al momento non ha più quella funzione.

“Il guaio” dichiara l’assessore “è che Roma Nord non ha strutture idonee a ospitare quanti sono in difficoltà e senza casa e tutte le strutture utilizzate a tale scopo si trovano per lo più a Roma Sud. Tornando alla soluzione da noi proposta, essa sarebbe valida soprattutto per la donna anziana che avrebbe a disposizione un presidio sanitario costante. Avrò prestissimo un incontro con l’Assessore capitolino alle politiche abitative e gli parlerò anche del caso del signor Gianfranco.”

Intanto piove, l’inverno si avvicina, e una madre di 83 anni si prepara a passarlo in macchina per l’ostinazione di un figlio.

Adriano Bonanni

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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3 COMMENTI

  1. Il guaio è che l’assessore come i suoi precedenti politici di destra e di sinistra hanno continuato a far finta di niente mentre i quartieri crescevano a dismisura soddisfacendo le fauci di palazzinari e politicanti e svendendo quei pochi spazi pubblici senza costruendone idonei. Lo stesso Don Belle’, che è da poco deceduto, si è prodigato per dare una sistemazione agli “ultimi” ma ha avuto sempre contro chiesa e amministrazione. Oggi infatti è crisi estrema e al momento dell’emergenza Roma Nord è a corto di certezze oltre che di un ricovero per i sempre più numerosi “esclusi sociali”. Tutto si sta risolvendo come con le sigle dei partiti politici, che cambiando diventano sempre più asociali.

  2. Invece io credo che a Roma nord vi siano posti idonei ad ospitare la signora: Esiste la possibilità di sistemazione in una stanza del centro comunale di via Rocco Santoliquido 88 alla giustiniana. Oppure nella comunità di via Cassia 472, Oppure nella casa famiglia per anziani di via Isola Farnese dove precedentemente c’era una comunità psichiatrica della Asl RME

  3. Ha ragione “Domenico”, a Roma Nord il posto idoneo per ospitare questa famiglia esiste, ma forse sto per scoperchiare un vulcano.
    In zona Cerquetta esiste un appartamento idoneo per queste due persone, chiuso da diversi anni, il Comune ne è a conoscenza, ma lo tiene parcheggiato, non si sa per chi o per cosa.
    L’immobile si trova in via Enrico Cavacchioli, è un bene confiscato dallo Stato nel 2009, e nel 2012 con un Decreto è stato trasferito in favore di Roma Capitale, nota N. RA/3227 del 18.01.2012 la quale lo ha acquisito al proprio patrimonio indisponibile per finalità sociali.
    Forse questa sarebbe una ottima soluzione, tenendo conto che come tutte le abitazioni se rimangono per molto tempo inutilizzate finiscono col danneggiarsi.

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