Home AMBIENTE Saxa Rubra, via Enzo Tortora: chiusa da due anni oggi è una...

Saxa Rubra, via Enzo Tortora: chiusa da due anni oggi è una discarica

via-enzo-tortora.jpgIl 27 agosto 2011 un incendio di vaste proporzioni distruggeva, in via Enzo Tortora, a Saxa Rubra, alcuni capannoni e parte di una palazzina della ditta di trasporti Cotroneo; i Vigili del Fuoco intervenuti con sette autobotti non riuscirono ad impedire, per il forte vento, che le fiamme si propagassero all’edificio principale che dopo due giorni collassò. La strada venne chiusa al traffico e le due linee di bus che la servivano furono deviate su di un itinerario alternativo. A distanza di due anni è ancora chiusa.

Via Enzo Tortora è un lungo e anonimo viale tra il corso del Tevere e la Flaminia, prospiciente il Centro di produzione della RAI; all’altezza dell’edificio andato in fiamme la via è stata sbarrata per un tratto di circa 150 metri e il traffico interdetto in entrambe le direzioni. Parte delle barriere in rete metallica sono state spostate e cosi i residenti, a piedi, riescono a passare; ma si tratta perlopiù di anziani che portano a passeggiare i loro cani.

Da quando Via Tortora è stata chiusa il viale si è trasformato in una discarica dove nottetempo si sversa di tutto; cumuli di calcinacci e di detriti sono sull’asfalto e sui marciapiedi.

Ai rifiuti si aggiunge anche il totale abbandono dell’area dove non viene effettuata alcun tipo di manutenzione stradale; piccoli pioppi (il pioppo è una pianta che si riproduce per talea) crescono sui marciapiedi la cui pavimentazione è gravemente danneggiata.
Allo squallore del degrado si aggiunge anche l’abbandono dei terreni circostanti frequentati da uno sparuto gregge di pecore.

Ci fermiamo a parlare con uno dei proprietari dell’edificio andato distrutto; il signor Cotroneo è un uomo di una certa età dai modi diretti e franchi. Nonostante il grave danno subito (si parla di 4-5 milioni di Euro) non si è lasciato abbattere e ci racconta la sua odissea.

Dal racconto che ci fa veniamo a sapere che l’incendio, generatosi nel terreno adiacente, si è poi propagato alla sua azienda; nonostante l’allarme immediato, vuoi per le proporzioni dell’incendio che per il vento, le fiamme rapidamente hanno aggredito capannoni e container e parte dell’edificio di quattro piani.

Si sperava nell’intervento di un elicottero, data la vicinanza con l’aeroporto dell’Urbe e il fiume, ma ciò non è stato possibile e così gran parte delle strutture sono andate in fumo.

Il Signor Cotroneo ci tiene a precisare che nonostante il gravissimo danno subito non ha voluto licenziare nessuno dei dipendenti della sua ditta di trasporti che ha continuato ad operare con quanto si è riuscito a salvare.

Due giorni dopo l’incendio – prosegue – parte dell’edificio ha ceduto venendo giù e questo ha richiesto, per motivi precauzionali, la chiusura di Via Tortora.
Chiediamo se non era meglio sbarrare solo una parte della via lasciando un senso unico alternato; il Signor Cotroneo scuote la testa e ci parla della possibilità che anche la restante parte di palazzina, gravemente danneggiata, possa da un momento all’altro collassare.
La chiusura della via appare pertanto una decisione corretta volta soprattutto a salvaguardare l’incolumità di pedoni e automobilisti.

Ma l’odissea del Signor Cotroneo non termina qui; non solo ha dovuto pagare l’ICI (ridotta al 50%) per l’edificio andato in fumo ma le pratiche necessarie per procedere all’abbattimento delle strutture pericolanti si trascinano da 2 anni. La ditta ha dovuto subire anche un intervento delle “belle arti” che a dire di Cotroneo hanno effettuato degli scavi esplorativi (siamo nella zona archeologica di Saxa Rubra) per una profondità di 50 metri!
(A questo punto il Signor Cotroneo, che spesso ricorre ad espressioni tipiche del dialetto romanesco, sbotta: “Ma che cercavano, il petrolio?”).

Dal momento che su quel terreno già esisteva una palazzina non si capacita degli ulteriori controlli; ci mostra invece uno scavo poco distante dove all’interno di una immensa buca ci sono alcuni resti di mura romane.

L’imprenditore, suo vicino, che voleva realizzare un edificio industriale dopo il ritrovamento di quei resti si è dovuto fermare e quella voragine giace abbandonata oramai da quattro-cinque anni.
In effetti quella buca, lontana dalla vista di tutti e recintata con della rete in plastica, non ha nulla di archeologico e non è neppure un bello spettacolo.

Nel congedarci dal Signor Cotroneo ci auguriamo, in cuor nostro, che la sua vicenda abbia presto termine e che quanto prima si riesca ad aprire Via Enzo Tortora.

Una volta fuori dai cancelli della ditta di trasporti ci fermiamo a parlare con un paio di anziani che transitano in zona; i residenti, ci dicono, sono esasperati da questa chiusura e dalle lungaggini della burocrazia che impedisce un rapido abbattimento delle strutture pericolanti.
Lamentano anche la sporcizia e l’abbandono della strada divenuta, la notte, luogo di sosta di incontri equivoci (gli evidenti segni sull’asfalto non lasciano dubbi).

Chiediamo a queste persone chi siano i proprietari dei terreni recintati e in stato di abbandono: “Sono della RAI che li ha acquistati 10-15 anni fa per 120 milioni”, ci rispondono.

Proprietà della RAI? E che se ne fa la RAI di un terreno su cui, per la vicinanza al Tevere e per il fatto di essere in un’area archeologica, non è possibile edificare? Non abbiamo la possibilità di accertare la veridicità dell’informazione e quindi la prendiamo così, col beneficio del dubbio. Certo che se fosse vera su quel terreno potrebbero tornare a pascolare le pecore dell’intervallo televisivo di tanti decenni fa.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome