Home ATTUALITÀ Vigna Clara, e Basant fu! Con ospite il sindaco Marino

Vigna Clara, e Basant fu! Con ospite il sindaco Marino

basant120.jpgIn Pakistan non sono come noi, loro le stagioni le festeggiano, anche quando si tratta di quelle “mezze” stagioni che noi invece liquidiamo frettolosamente sentenziando che non esistono più. E se per una volta non riescono a farlo nei tempi giusti, state pur certi che recupereranno. Da loro, infatti, esiste una ricorrenza chiamata Basant che si tiene solitamente a maggio e con la quale si saluta l’avvento della primavera. Ebbene, da qualche anno questa festa viene rilanciata anche in Italia dall’ambasciata pakistana a Roma, in via Zandonai, a Vigna Clara, che per un giorno apre le porte al pubblico per la visita ai giardini e alle sale interne.

A maggio di quest’anno, però, l’evento era stato posticipato a data da destinarsi a causa delle concomitanti elezioni amministrative in Italia e politiche in Pakistan, ma non per questo è caduto nel dimenticatoio e anzi è stato riproposto, seppur in ritardo di qualche mese, sabato 21 settembre nell’ambito del Festival del Pakistan, “accorpato” ad altre due celebrazioni, l’Eid, la festa sacra con cui i musulmani salutano la fine del Ramadan, e l’anniversario dell’indipendenza del Pakistan, che cade il 14 agosto.

Scopo dell’iniziativa, favorire l’incontro tra culture diverse.
Quella pakistana, del resto, è una tra le comunità più numerose presenti in Italia, ed oltre a distinguersi per mitezza e ospitalità, è testimone di un bagaglio di tradizioni assolutamente ragguardevole.

Dimostrazione di ciò ne abbiamo avuta nella bellissima giornata di sabato in cui i giardini dell’ambasciata sono stati invasi dai romani accorsi per ammirare i numerosissimi stand con prodotti tipici di artigianato, gastronomici, d’abbigliamento e decorazioni.

Ospite d’onore, il sindaco di Roma Ignazio Marino, accolto in pompa magna a ritmo di tamburi e ricevuto dall’ambasciatrice Tehmina Janjua. Presenti anche molti pakistani residenti a Roma, che per un giorno ne hanno approfittato per rituffarsi nelle atmosfere di casa.

“Il Basant è la festa della primavera ed è una ricorrenza molto sentita nel nostro paese” – ci spiega un addetto alla sede diplomatica – “Solitamente si festeggia tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.
Il simbolo distintivo è la gara di aquiloni, che in questo giorno speciale vengono liberati in cielo dando luogo a una vera e propria esplosione di colori.” Cosa che abbiamo potuto constatare affacciandoci su uno dei terrazzi dove era in corso una vera e propria competizione.

“I pakistani sono oramai parte integrante di molte società occidentali” – prosegue l’addetto – “quelli che vede qui sono uomini e donne che vivono e lavorano in Italia da anni e che si sentono cittadini del vostro paese a tutti gli effetti, anche se non rinnegano i loro costumi e le loro tradizioni.”

I pakistani residenti a Roma sono tantissimi, tra le cinque e le seimila unità, ma in alcune città del nord Italia il numero è addirittura maggiore.

Un altro addetto, tra gli organizzatori dell’evento, ci accompagna in un giro per i locali interni.
Nella sala meeting, normalmente ornata da piante e divani ma solo per oggi dedicata all’allestimento di una mostra di dipinti di artisti pakistani, ci vengono mostrati i drappi dei Paesi del subcontinente asiatico tra cui ovviamente quello del Pakistan.

Su una delle pareti campeggia la foto in primo piano di Mohammad Ali Jinnah, il “Grande Leader”, il carismatico “Padre della nazione”che nel 1947 convinse i britannici a dividere la regione in due parti: il Pakistan, a maggioranza musulmana, e l’India, a maggioranza indù, in quanto una nazione separata per i primi era essenziale in un continente altrimenti dominato dai secondi.

Torniamo nello spazio all’aperto, dove gli stand culinari sono quelli maggiormente presi d’assalto.

Qui è possibile gustare dei fantastici manicaretti dai nomi esotici e dall’aspetto invitante come i gulab jamun, simili alle nostre castagnole, i jalebi, frittelle circolari intinte nello sciroppo d’achero, e gli halva, sublimi torroncini a base di zucchero e pasta di semola.

La tentazione di fare la fila una seconda volta è forte ma il dovere di cronaca ci impone di visitare anche gli altri stand, meno solleticanti per il palato ma egualmente meritevoli di attenzione.

Quello dei tatuaggi, ad esempio, con le decorazioni all’hennè note per la loro breve durata – dai dieci a quindici giorni – e ideali come ornamento in vista di matrimoni o altre celebrazioni religiose.
Così come anche gli stand con articoli d’artigianato, abiti tradizionali e utensili per manicure e pedicure.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti, ma il collante alla base di tutto restano la gentilezza, l’armonia e la pacatezza di questa comunità davvero speciale.

Noi, più che ringraziare non possiamo, e anzi ci chiediamo se saremo mai capaci di offrire in cambio qualcosa che sia all’altezza di una splendida giornata come questa all’insegna dell’integrazione e della conoscenza reciproca. Perché conoscersi è un primo passo per non odiarsi.

Valerio Di Marco

NdR: questo articolo è stato redatto in orario antecedente a quello in cui è avvenuto il grave attacco kamikaze contro una chiesa cristiana a Peshawar, nel nord ovest del Pakistan, dove i morti sono stati più di ottanta e oltre cento feriti. Tra le vittime molte le donne e i bambini. Una strage. All’ambasciatrice Tehmina Janjua e a tutta la comunità pakistana di Roma giungano la solidarietà e il cordoglio della redazione di VignaClaraBlog.it

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