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Come difendersi dai flash-storm

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Chi li chiama “bombe d’acqua” chi li chiama “flash-storm” sono sempre temporali improvvisi in grado di provocare in breve tempo allagamenti e ingenti danni; generati dalle correnti di aria fredda provenienti dal nord Europa si manifestano nel primo pomeriggio e sono caratterizzati da fenomeni di breve durata ma forte intensità. Pioggia, grandine e tuoni.

E allora vediamo come difenderci da questo fenomeno che ogni anno provoca decine di vittime.

I temporali si formano all’interno delle nubi cumuliformi dove l’aria caldo-umida salendo rapidamente genera veloci correnti ascensionali (10-20 m/s); le gocce d’acqua e i cristalli di ghiaccio, che all’interno della nube si muovono a velocità vertiginose, si caricano di elettricità statica che viene poi scaricata a terra in forma di fulmine.

L’atmosfera attraversata dal fulmine, che viaggia a velocità comprese tra gli 8.000 e i 46.000 km al secondo, viene surriscaldata fino a 10.000-17.000 gradi e urtando contro l’aria circostante genere il caratteristico fragore del tuono.

Un fulmine segue in genere il percorso di minor resistenza tra nuvola e suolo e sfruttando l’effetto elettrico del potere disperdente delle punte, si abbatte su oggetti che si sopraelevano dal suolo come vette, campanili, comignoli, alberi e anche persone in piedi.

Al primo segnale di allarme è necessario pertanto raggiungere un luogo chiuso come un edificio o una autovettura (le vetture sono totalmente sicure in quanto si comportano come una “gabbia di Faraday”) e attendere che il temporale si esaurisca.

Le cose ovviamente si complicano se siamo in spiaggia o in montagna lontani da ogni possibile rifugio; allora è necessario prestare la massima attenzione ad alcuni segnali premonitori come crepitii quando si cammina o peli e capelli che si drizzano (significa che ci troviamo nell’area a carica positiva dove il rischio di folgorazione è massimo).

Se siamo in spiaggia è necessario uscire immediatamente dall’acqua, evitare di rimanere in gruppo, fermarsi e assumere una posizione la più raccolta possibile con i piedi uniti e la testa tra le ginocchia (è opportuno non sdraiarsi perché in questo modo si aumenta la superficie a contatto con le cariche positive).

In montagna è bene non ripararsi sotto alberi isolati, scegliere invece una posizione non elevata e accovacciarsi in terra (ricordate: i piedi ben uniti!). Se poi ci troviamo in un bosco possiamo ritenerci sufficientemente tranquilli purchè evitiamo di appoggiarci ai tronchi.

In ogni caso si deve rimanere lontani da oggetti metallici come gli ombrelloni o la piccozza allontanando dal corpo bracciali, anelli e catenine.

Ma la cosa migliore è prestare attenzione ai cambiamenti del tempo; se vediamo il cielo rannuvolarsi rapidamente e udiamo in lontananza tuonare è giunto il momento di sospendere bagni e passeggiate e cercare una posizione ben riparata.

Non dobbiamo neppure lasciarci ingannare, al mattino, quando il cielo è sereno e la temperatura piacevole: è bene, prima di uscire carichi di zaini e borse frigorifero, ascoltare le previsioni meteo e accertarsi che non sia in arrivo, per il pomeriggio, un temibile “flash-storm”.

Francesco Gargaglia

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