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Auditorium, in arrivo la festa del libro e della lettura

libricome.jpgDopo l’anteprima con protagonista David Grossman, l’Auditorium Parco della Musica ospiterà dal 14 al 17 marzo “Libri come”, la festa del libro e della lettura giunta quest’anno alla sua quarta edizione. In programma più di cento eventi, distribuiti in tutti gli spazi del complesso ideato da Renzo Piano. Fra i numerosi partecipanti spicca la presenza di Andrea Camilleri, Petros Markaris e Salman Rushdie, oltre a quella di Maurizio De Giovanni, che noi di VignaClaraBlog.it abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Conferenze, dialoghi, tavole rotonde, reading, video e mostre: ecco le modalità attraverso le quali “Libri come” racconterà le idee e i contenuti dei libri più interessanti di questi mesi, farà il punto sullo stato della scrittura e della lettura, e offrirà momenti di riflessione sulla situazione sociale, politica ed economica del vecchio continente, oltre a proporre considerazioni sulla salute della cultura in generale e a organizzare lezioni sul giornalismo e sulla lingua italiana.

Sfogliando il programma della festa del libro e della lettura, notiamo che ben due “maratone” saranno dedicate alle sfide che attendono l’Europa: una sarà affidata a scrittori come Catherine Dunne, Uwe Timm e Frank Westerman, l’altra ad economisti e sociologi del calibro di Lucio Battistotti, Serge Latouche e Karl Hoffmann.

Vediamo, inoltre, che le tematiche che saranno affrontate, discusse e sviscerate negli intensissimi quattro giorni di “Libri come”, abbracceranno svariati aspetti della vita individuale e collettiva, sociale e religiosa dei nostri tempi, oltre a ricercare e individuare i canali attraverso i quali le tematiche stesse vengono comunicate e recepite.

Così, negli spazi dell’Auditorium si avvicenderanno Enrico Mentana, con una lezione sul giornalismo, Tito Boeri e Susanna Camusso, protagonisti di un dialogo sul lavoro, e Massimo Cacciari, con una conferenza dedicata a San Paolo e al Principe di Machiavelli.

Nanni Moretti e Fabrizio Gifuni terranno due reading riguardanti il loro rapporto di lettori con le opere, rispettivamente, di Goffredo Parise e Carlo Emilio Gadda. Attraverso diverse tavole rotonde si cercherà di capire quale sarà il futuro del libro e dell’editoria, mentre si svolgeranno un incontro con il maestro Ermanno Olmi, una lezione d’arte di Peter Greenaway e un dialogo fra Sandro Veronesi e Richard Ford.

Confermata anche la presenza di Petros Markaris, l’eccezionale autore dei libri della serie del commissario Kostas Charitos. Il settantaseienne scrittore greco (ma nato ad Istanbul) animerà, insieme al suo collega spagnolo Fernando Savater, il dialogo dedicato a due fra i paesi più colpiti della crisi economica in Europa (l’appuntamento è fissato per sabato 16 marzo alle ore 18).

Nella giornata conclusiva di domenica 17 marzo approderà all’Auditorium anche Salman Rushdie, che, con inizio alle ore 21, in Sala Sinopoli parlerà del rapporto fra il potere della letteratura e il potere tout court, ripercorrendo la propria vicenda personale “fotografata” nel suo libro più recente “Joseph Anton”, titolo che rievoca lo pseudonimo da lui scelto in omaggio ai suoi scrittori preferiti, Conrad e Cechov, il nome in codice usato dalla polizia per riferirsi allo scrittore dopo la condanna a morte pronunciata da Khomeini nel 1989.

Assai nutrita, inoltre, la pattuglia degli scrittori italiani che saranno presenti nelle varie sale dell’Auditorium: Aldo Busi, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Niccolò Ammaniti, Andrea Camilleri e Maurizio De Giovanni, lo straordinario autore dei libri della serie del commissario Ricciardi che ha scambiato quattro chiacchiere con noi di VignaClaraBlog.it.

Infine, anche quest’anno lo spazio del Garage, suddiviso in tre “officine”, sarà reinventato per l’occasione e ospiterà oltre settanta presentazioni.

A colloquio con Maurizio De Giovanni

Nato a Napoli il 31 marzo 1958, innamorato visceralmente della propria città, tifosissimo della squadra di calcio guidata da Walter Mazzarri, Maurizio De Giovanni è lo straordinario autore dei sei libri finora dedicati al commissario Luigi Alfredo Ricciardi e dell’eccellente romanzo “Il Metodo del Coccodrillo”.

Accompagnati da un successo di pubblico e di critica che va sempre più in crescendo non solo all’interno dell’Italia ma anche all’estero, i romanzi “neri” di De Giovanni de-giovanni.jpghanno sempre come scenario e palcoscenico la città partenopea. Napoli è il luogo dove si scontrano la bellezza e la miseria, è il drammatico crocevia dove l’oscurità divora la luce, è l’unico posto del pianeta nel quale la periferia è in centro.
La vita luccicante che si svolge al Teatro San Carlo o nei luoghi del gran mondo partenopeo è separata solamente da un confine invisibile, da una linea sottilissima ma invalicabile, dall’esistenza miserevole degli scugnizzi e degli abitanti dei bassi.

La Napoli oppressa dalla cappa soffocante del fascismo e della povertà, una città che De Giovanni sembra “fotografare” e “filmare” con un bianco e nero dal sapore neorealista, ma anche la Napoli della speranza che riesce a mantenersi viva nonostante le mille difficoltà della vita e le ingiustizie della società e del fato.
Ecco la cornice entro la quale si muove il commissario Ricciardi insieme al fidato brigadiere Maione.

Ma l’abile investigatore non è un uomo come tutti gli altri, a lui è toccato in sorte “il Fatto” e “il Fatto” lo accompagna quotidianamente rendendolo una persona solitaria, distante, un outsider che rifugge le confidenze personali e le amicizie (salvo eccezioni o approcci complicatissimi) e che mette tutto (o quasi) sé stesso nel suo lavoro, nella caccia ai colpevoli.

Tuttavia, adottando e sviluppando in maniera originale un punto di vista che troviamo in Georges Simenon, per De Giovanni non esistono i colpevoli, ci sono solo le vittime. Le vittime della fame e dell’amore, le due situazioni archetipiche che portano le persone al delitto, a rinnegare e cancellare tutta la propria vita e quella altrui attraverso un solo gesto, al tempo stesso distruttivo e autodistruttivo.

Anche “Il Metodo del Coccodrillo” trova la sua collocazione spaziale nel capoluogo partenopeo. Qui però non siamo negli anni trenta, il romanzo è ambientato ai giorni nostri e ci presenta una Napoli ostile e indifferente, crudele ed egoista, tuttavia ancora venata di speranza, poesia e calore. In questo contesto si muove l’ispettore Giuseppe Lojacono, un uomo segnato dall’ingiustizia e dalla vita, un altro “corridore solitario” che non si ferma alle apparenze.

Sono libri che si divorano, questi di De Giovanni, romanzi che si leggono d’un fiato non soltanto per sapere “come va a finire”, ma anche per conoscere lo svolgimento e l’esito delle molteplici sotto-storie che ne costituiscono la solidissima ossatura e la pregiata linfa vitale. Pagine di autentica letteratura, senza dubbio.

Maurizio, come nascono le storie del commissario Ricciardi? Ricciardi nasce per caso, durante un concorso letterario al quale, nel 2005, alcuni amici mi avevano iscritto per scherzo. Non avevo mai scritto nulla, prima di allora. L’idea mi venne al Caffè Gambrinus, un luogo storico di Napoli, quando vidi una bambina affacciata a una vetrata, che faceva boccacce mentre tutti, intenti a scrivere, non guardavano verso di lei; pensai perciò a quest’uomo che vedeva qualcosa di terribile, precluso agli altri. Il racconto vinse il concorso e da allora Ricciardi mi fa compagnia, come se esistesse realmente.

Avremo un secondo Lojacono? Ho un progetto per alcuni romanzi che includeranno la figura di Lojacono; è più esatto forse dire che “Il metodo del Coccodrillo” sia un prequel dei romanzi che verranno. Il prossimo libro è in fase di scrittura, dovrebbe uscire in estate.

Il genere nero come strumento di lettura dell’animo umano e della società: sei d’accordo? Pur non credendo nei generi, che sono solo un modo di disporre i libri in libreria, credo che il romanzo nero sia il più adatto a indagare la realtà sociale, oggi. Per il semplice motivo che è l’unico che non ha paura di rimestare nella melma, di osservare i lati oscuri della mente umana e dell’aggregato sociale senza cercare di abbellirli, rendendoli piacevoli o divertenti. La gente lo sa, lo capisce e cerca questa narrativa per analizzare anche se stessa.

Il tuo pensiero sulla Città della Scienza di Napoli…. Napoli ha subito un attacco, è una città in guerra. La cultura è stata colpita, la cultura non deve aver paura di scendere in campo e affiancare (o costringere) le istituzioni a reagire. Noi ci siamo, e aspettiamo di essere chiamati a raccolta. La cultura è l’unica, vera ricchezza della mia città.

Maurizio De Giovanni, insieme al collega Marco Malvaldi, sarà protagonista del dialogo “Come nascono le nostre storie” domenica 17 marzo alle ore 12, Sala Petrassi.

Giovanni Berti

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