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Tomba di Nerone, passata la festa gabbato lo giardino

tombadiner.jpgIl degradato giardino di Tomba di Nerone intitolato ai Caduti sul Fronte Russo, una volta all’anno, in occasione dell’anniversario della battaglia di Nicolajewka, subisce un piccolo restyling: qualche bandiera tricolore e una mezza dozzina di ciclamini ai piedi del grande cipresso. Il tutto (o il poco) per consentire ad un gruppo di ex-combattenti di deporre una corona di alloro al monumento che ricorda le Divisioni che parteciparono alla Campagna di Russia.

Terminata la solenne cerimonia tutto torna come prima; rifiuti, sporcizia, alberi caduti e quel gruppo di irriducibili senza tetto che si ostina a vivere all’interno del parco.
Un triste destino quello di Tomba di Nerone.

E pensare invece che quelle poche centinaia di metri che vanno dall’Incrocio con Via dei Due Ponti a Via del Sesto Miglio contengono al loro interno numerose testimonianze storiche; se non fosse per l’urbanizzazione così diffusa questo tratto della Cassia potrebbe benissimo reggere il confronto con la Via Appia.

Chi percorre oggi la Via Cassia costeggiando la Casa Generalizia della Congregazione Missionaria delle Serve dello Spirito Santo, al civico 645, allungando il collo, può scorgere nel giardino i resti di un mausoleo a torre; invece al numero 811 deve accontentarsi di immaginare i resti di quell’esteso edificio individuato nel perimetro di quella che oggi è l’American Overseas School.
Una grande villa romana oppure una stazione di posta data la vicinanza con la consolare.

Tra il mausoleo e la villa svetta poi il sepolcro di Vibio Mariano troppo noto per dilungarsi in una sua descrizione; il maestoso sarcofago destinato a custodire le spoglie di Publius Vibius Marianus e della sua consorte Regina Maxima, erroneamente ritenuto per lungo tempo il sepolcro di Nerone, è stato tempo fa imbrattato con della vernice spray.

L’oltraggio ha richiesto un lungo restauro e la sistemazione dell’area che oggi si presenta, se non fosse per quei cipressi rinsecchiti, ben messa.

Va detto però che anche in altri tempi il marmo venne oltraggiato; alcuni graffiti fatti da mano inesperta sono la testimonianza di viaggiatori che seguendo la Via Francigena preferirono dalla Giustiniana dirottare sulla Cassia in direzione di Ponte Milvio e del lungotevere, destinazione San Pietro.
La consolare infatti da Tomba di Nerone scendeva lungo le pendici di quello che oggi è il Villaggio dei Cronisti per poi costeggiare la sponda sinistra del Fosso dell’Acqua Traversa.

Nell’angusto spazio del giardino si concentrano inoltre tre edifici degni di nota: il casale Saraceno, la chiesetta di S.Andrea e Villa Paladini: i primi due si trovano all’interno di una proprietà religiosa gestita dalle suore orsoline.

La storia del casale Saraceno (o della Sepoltura) è piuttosto nebulosa e l’unico cosa certa sembra essere la sua origine assai remota; nel tempo il casale fu soggetto a lavori e a numerosi rimaneggiamenti e di questi ci rimane traccia nell’epigrafe di Innocenzo XII posta oggi al di sopra di un balconcino sorretto da otto colonne.

La chiesetta di Sant’Andrea, al cui interno sono presenti murature di origine romana, con la sua algida facciata e il campanile in laterizi, come scritto da Rosanna Niccolò, rimanda quasi certamente alla traslazione a Roma della reliquia del martire e “al ricordo di una cerimonia che ebbe luogo tra Cassia e Flaminia nel 1462 quando Papa Pio II Piccolomini incontrò il cardinale Bessarione mentre riportava dal Peloponneso la testa del Santo”.

Resta infine, nell’area dei giardini, la povera e maltrattata Villa Paladini risalente ai primi del novecento; la villa fu fatta edificare nel 1936 dall’Avvocato Paladini.

Alla villa si accede dalla Cassia attraverso un ingresso monumentale e un viale che costeggia l’edificio dalla classica forma rinascimentale ad H; caratteristica della villa, oltre le finestrelle ovali, anche lo spiovente del tetto che sorretto da travi fuoriesce abbondantemente conferendo a tutta la villa un aspetto assai singolare.

Il giardino che circonda Villa Paladini, oltre ad un pozzo con colonne, custodisce al suo interno numerosi frammenti marmorei.
L’edificio, donato dalla vedova dell’avvocato alla Fondazione Italiana per la ricerca sul cancro, versa oggi in condizioni disastrose dopo essere stato per anni ricovero per sbandati e tossicodipendenti.

Attualmente con quelle finestre murate e il parco in stato di totale abbandono ha perso molto del suo fascino ma resta comunque una preziosa testimonianza dell’importanza di questo tratto della Via Cassia.

Chi percorre oggi la nobile consolare, da Villa Manzoni fino al GRA, a causa dell’urbanizzazione selvaggia e del proliferare dei pannelli pubblicitari, può darsi che riesca a vedere poco eppure numerose testimonianze di un passato glorioso si trovano a pochi passi dall’asfalto; ma in fin dei conti basta cercarle.

Francesco Gargaglia

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