Home ATTUALITÀ Via Volusia, la Procura chiude l’inchiesta: in otto rischiano il processo

Via Volusia, la Procura chiude l’inchiesta: in otto rischiano il processo

La Procura della Repubblica di Roma ha chiuso l’inchiesta sulla realizzazione della galleria Cassia del Grande Raccordo Anulare, lavori che, nel maggio del 2010, causarono danni ad alcune abitazioni della limitrofa via Volusia rendendole inagibili e causando l’abbandono delle stesse da parte di diverse famiglie. Il passo successivo alla chiusura dell’indagine potrebbe essere la richiesta di rinvio a giudizio per otto indagati. Ricordiamo brevemente i fatti.

Era maggio 2010 quando un corposo smottamento di terreno, causato dalla costruzione della galleria Cassia del GRA, eseguita da tre ditte incaricate dall’Anas, rese pericolose alcune abitazioni di via Volusia, ubicate a pochi metri, tanto che Vigili del Fuoco e Protezione Civile le dichiararono pericolanti.

Le famiglie che vi risiedevano furono costrette ad abbandonarle. Da quel momento si trovarono in balia degli eventi, alcuni dei quali surreali. Come quello accaduto qualche mese dopo, quando l’amministrazione capitolina arrivò al punto di intimar loro di provvedere alla messa in sicurezza degli edifici. Come se fossero stati loro a renderli insicuri. Fu necessario l’intervento del TAR per ricondurre l’amministrazione alla ragione.

Ma da allora quelle famiglie non hanno più potuto far ritorno nelle loro case. Loro no, ma qualcun altro sì. Perchè a fine 2012 si scoprì che una delle abitazioni era stata occupata da un nucleo di extracomunitari. E mentre scattava la denuncia  per occupazione, a carico delle famiglie che avevano perso le loro case scattava però implacabile l’IMU (leggi qui) .

Nel frattempo è andata avanti l’indagine della magistratura che si è conclusa ieri con l’accusa di violazione dell’articolo 434 del codice penale “concorso in crollo colposo di costruzione” a carico di otto persone fra dirigenti e funzionari dell’ANAS, committente dei lavori, e rappresentanti delle ditte appaltatrici.
Queste ultime, secondo gli inquirenti, il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e il sostituto Maria Bice Barborini, avrebbero eseguito i lavori senza assicurarsi della messa in sicurezza della zona e degli edifici circostanti e senza prendere idonee misure nella verifica dei movimenti del terreno e del pendio “ed il connesso scalzamento di sostegno del pendio sul quale erano costruiti gli edifici di via Volusia”.

Alle otto persone è stata notificato l’avviso di chiusura accertamenti, avviso che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio.

Fabrizio Azzali

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3 COMMENTI

  1. Sono uno degli sfollati delle abitazioni di via Volusia, purtroppo il problema non si sta risolvendo, come può smbrare ad alcuni lettori, sta solo procedendo lentamente.
    Quanto sopra stabilito dalla magistratura è un passo in avanti solo per la causa civile.
    Tutti noi sfollati stiamo combattendo contro ANAS (azienda di questo stato e difesa dall’avvocatura dello stato) con interminabili, costose ed estenuanti cause penali per vedere riconosciuto il diritto di essere risarciti delle nostre abitazioni irrimediabilmente danneggiate.
    In definitiva sono tre anni che sono in causa con ANAS (leggi stato) e tre sue ditte appaltatrici, la prima udienza c’è stata in questi giorni e la conclusione della causa non si prevede prima di 5 o 6 anni. Per non faci mancare nulla abbiamo dovuto ricorrere nei confroni del Comune di Roma sia al TAR che al Consiglio di Stato. Il tutto a nostre spese, tanto non bastavano gli enormi disagi causati dall’aver perso una casa.
    Così siamo amministrati e questo è uno dei tanti aspetti negativi che tutti noi cittadini siamo costretti a subire giornalmente. Riflettere!!!!

  2. buongiorno
    sono un geologo, residente a poche centinaia di metri da via volusia; per esperienza professionale ho affrontato casi simili e di rilevanza anche maggiore a quello di via volusia. non conosco i dettagli di questo caso, ma da quanto ho visto e letto nel corso degli anni, mi sorprende l’atteggiamento intrapreso da ANAS ed amministrazioni locali per questa incresciosa vicenda. per quanto mi è capitato di verificare, nella mia esperienza professionale, l’amministrazione procede con ben altro atteggiamento. a questo punto, da tecnico e da cittadino, non riesco a definire se sia più grave l’errore tecnico commesso, gravissimo, o il successivo atteggiamento “legale” contro i residenti. colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà a chi sta subendo questo sopruso e chiedere cosa abbia fatto l’amministrazione del XX municipio per difendere i propri cittadini.

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